“Köln 75”, un film per appassionati, sullo schermo del Teatro Petruzzelli di Bari per il Bif&est 2026

Nell’ambito della programmazione 2026 del Bif&st (Bari International Film & TV Festival), è stato proiettato sullo schermo del Teatro Petruzzelli il film “Köln 75” del regista tedesco Ido Fluk, pubblicato in occasione del cinquantesimo anniversario di quello che resterà nella storia uno dei concerti più straordinari di sempre.

La discografia del grande pianista jazz americano è smisurata e densa di capolavori, ma fra tutti il Köln Concert eccelle per eleganza, raffinatezza, liricità. E’ un Album in piano solo, come detto registrato a gennaio 1975, e che è riuscito ad affascinare un pubblico trasversale, dagli appassionati di musica jazz a quelli di musica classica, ma anche qualsiasi amante della buona musica che va ben oltre le etichette.

Erano gli anni in cui tanti musicisti americani si spingevano oltre oceano per proporre le loro improvvisazioni, trovando terreno fertile, quando in patria il pubblico era più attirato dagli “standard” jazz. E ancora oggi questo doppio LP, resta un caposaldo della musica improvvisata. Tutti, ritengo, dovrebbero aver ascoltato almeno una volta (in religioso silenzio) questo capolavoro per capire la differenza tra l’esecuzione di un brano musicale e l’improvvisazione. Nelle quattro facciate dell’Album (allora non esistevano i CD, ma solo i Long Playing) sono racchiusi degli autentici gioielli musicali che ancora oggi, dopo cinquant’anni, restano insuperabili.

Keith Jarrett, pianista americano, classe 1945, è ormai costretto all’inattività a causa di due ictus nel 2018 che hanno causato una paralisi parziale del lato sinistro del corpo, impedendogli di suonare il pianoforte con due mani e ponendo fine alla sua carriera concertistica. E’ sempre stato un musicista esigente, pretendendo dal pubblico la massima attenzione. Epici sono gli episodi in cui non ha esitato ad interrompere le sue esibizioni per un colpo di tosse, un flash, uno squillo di telefonino. Ma non ha mai lesinato la sua musica. Resta un pilastro della musica contemporanea. Non solo della musica jazz.

Forse tutti gli appassionati conoscono a sommi capi la storia che precede questo concerto, organizzato da una ragazza diciottenne che non si è fermata davanti a nessuna difficoltà, con la reale possibilità di fallire a dieci metri dal traguardo, ma la sua caparbietà, la sua insistenza, sono riusciti a realizzare qualcosa che rimarrà epico, nonostante un pianoforte rotto e non ritenuto idoneo (Jarrett pretendeva un pianoforte Bösendorfer 290 Imperial, un modello da concerto con 97 tasti), ed una corsa contro il tempo.

Quello che ci mostra il film è qualcosa di quasi surreale, che se lo paragoniamo a quello che succede oggi, ha dell’incredibile, con lunghi spostamenti in auto sgangherate, occasionali giornalisti al seguito (Michael “Mick” Watts), un impresario (Manfred Eicher, fondatore dell’etichetta ECM Records) che gli fa da autista, e il padre della protagonista della storia che non vede l’ora che la figlia la smetta di correre dietro le sue “sciocchezze” e possa intraprendere la sua professione (di dentista). Quasi un thriller, che ci tiene con il fiato sospeso nonostante il finale già scritto.

Köln 75, è diretto da Ido Fluk, e segue la straordinaria storia di Vera Brandes (interpretata dalla giovane attrice tedesca Mala Emde), una diciottenne che nel 1975 si è battuta contro ogni ostacolo per organizzare quello che sarebbe diventato uno dei concerti jazz più iconici di tutti i tempi, il leggendario Köln Concert di Keith Jarrett (interpretato dall’attore americano John Magaro). Era ancora liceale quando iniziò a promuovere concerti musicali a Colonia, Vera sfidò le aspettative della sua famiglia e si scontrò con un mondo musicale dominato da uomini, dimostrando una tenacia e una visione fuori dal comune. In modo oserei dire “incosciente” ha realizzato uno dei suoi sogni ambiziosi: il concerto di Keith Jarrett, il 24 gennaio 1975, nell’imponente Teatro dell’Opera di Colonia. Una serie di imprevisti minacciò di far saltare l’evento, costringendo la ragazza a fare di tutto per salvare la serata. La sua determinazione e il suo amore per la musica di Jarrett, le permisero di superare ogni difficoltà, regalando a chi è venuto dopo, un capolavoro.

Un film avvincente, davvero bello. Si ascoltano alcuni brani della musica di Keith Jarrett, ma neanche una nota del Koln Concert. Devo però fare un appunto a chi ha presentato il film. Non è stato fatto alcun cenno alla presenza di questo signore, Keith Jarrett, sul palco del Teatro Petruzzelli, il 27 luglio del 2012, che ha tenuto inchiodato alle poltrone un pubblico in estasi, per un concerto memorabile del Festival di “Bari in Jazz”. Anche questo fa parte della storia della nostra città. E chi se lo scorda!

Köln Concert ha venduto milioni di copie, LP e CD. Non ho idea di quante di queste copie siano state autografate dall’autore e dove siano, sparse nel mondo, ma una di queste copie, un LP originale tedesco, è gelosamente custodita a casa mia. Un film da vedere e un Album da ascoltare.

Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro

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