
L’evento organizzato nei giorni scorsi dalla Camerata Musicale Barese al Teatro Petruzzelli di Bari non è stato un semplice concerto, ma un’esperienza musicale imprescindibile. Non soltanto un’esecuzione di alto livello, ma uno di quegli appuntamenti in cui la musica si manifesta nella sua forma più compiuta e necessaria.
Maxim Vengerov e Polina Osetinskaya non appartengono alla schiera dei musicisti di talento: si collocano piuttosto in una dimensione superiore, dove l’eccellenza tecnica si traduce in linguaggio espressivo compiuto. Dall’Olimpo della loro perfezione, danno vita a performance insieme divine e profondamente umane: divine per l’impeccabilità dell’esecuzione, per la precisione millimetrica degli incastri ritmici e melodici; umanissime per l’intesa complice di un duo ormai consolidato, per la passione autentica e per una padronanza che non ha mai bisogno di essere esibita. Non sono due strumenti a dialogare, ma due anime che comunicano attraverso suono, sguardi e respiri, porgendosi e rispondendosi nelle linee melodiche di Franz Schubert e Johannes Brahms, così come nelle cellule ritmiche di Dmitri Shostakovich.
Due enfant prodige, due esistenze forgiate precocemente dalla musica – come emerge anche dalle memorie di Osetinskaya nell’autobiografia Addio tristezza. Vengerov iniziò lo studio del violino a soli cinque anni sotto la guida di Galina Turčaninova, per poi perfezionarsi con Zachar Bron tra la Royal Academy of Music di Londra e Lubecca; già nel 1984, a dieci anni, vinceva il Concorso Wieniawski di Lublino, seguito nel 1990 dal Carl Flesh. Anche Polina Osetinskaya ha iniziato a suonare il pianoforte a cinque anni, esibendosi in pubblico già a sei; ammessa giovanissima alla Scuola Centrale del Conservatorio di Mosca, ha debuttato a undici anni nella Grande Sala del Conservatorio. Due traiettorie straordinarie, segnate da collaborazioni con alcuni dei maggiori direttori del nostro tempo – ricordiamo i concerti di Vengerov sotto la direzione di Carlo Maria Giulini, Lorin Maazel, Riccardo Chailly, Colin Davis – e da un’intensa attività discografica.
Il recital, inserito nell’84ª stagione della Camerata Musicale Barese e sostenuto da Fondazione Puglia, dal Ministero della Cultura, dalla Regione Puglia e dal Comune di Bari, si configurava come uno dei vertici della programmazione, come sottolineato dal direttore artistico Dino De Palma.
Il pubblico ha immediatamente risposto con attenzione assoluta, consapevole di assistere a un evento di particolare rilievo nel panorama concertistico internazionale. Fin dai primi istanti lo spettatore è stato sottratto alla dimensione quotidiana per essere immerso in uno spazio altro, interamente governato dal suono. Il percorso musicale attraversava oltre un secolo di repertorio cameristico. Un cambio nell’ordine dei brani, particolarmente felice sul piano dell’ascolto, ha portato in posizione centrale la Sonata in sol maggiore, op. 134 di Shostakovich, pagina complessa e meno frequentata, seguita dalla celeberrima Sonata n. 3 in re minore, op. 108 di Brahms. In apertura la Sonatina in sol minore, D. 408, op. postuma 137 n.3 ha condotto il pubblico in una dimensione di elegante naturalezza che restituiva allo spettatore una sensazione di equilibrio e chiarezza. Nella Sonata di Shostakovich – unico momento della serata affrontato da Vengerov con partitura – ai filamenti sonori sottilissimi si alternavano sezioni dal ritmo ostinato e incalzante in cui emergeva il pianoforte. Dopo l’asciuttezza novecentesca, il suono si è espanso con la sonata di Brahms, tornando a una dimensione calda e avvolgente.
Al termine, il pubblico ha reagito con un entusiasmo crescente, rompendo la compostezza iniziale in un’ovazione lunga e partecipata e richieste insistenti di bis. I tre fuori programma – la Melodia di Pyotr Ilyich Tchaikovsky, una Marcia di Sergei Prokofiev e la Venice March di Fritz Kreisler – hanno avuto il sapore di un ritorno alla leggerezza, quasi un momento di condivisione gioiosa dopo l’intensità del programma principale.
In quei minuti finali si è creata una vera comunione emotiva tra il palco ed una platea composta non soltanto dagli abbonati storici o i curiosi di una sera, ma da numerosi musicisti e professionisti del settore. Tutti consapevoli di aver vissuto un momento di nutrimento per l’anima e la psiche, un’esperienza profonda e duratura.
Camilla Zonno
Foto dalla pagina Facebook della Camerata