
Il 9 gennaio scorso è stato pubblicato l’ultimo album del gruppo musicale barese Fabularasa, dal titolo “Atlante”, e per festeggiare l’evento l’Associazione Culturale Abusuan ha voluto proporre al Teatro Forma di Bari un ascolto dal vivo del lavoro, per una prima nazionale assoluta.

Fabularasa è un gruppo attivo dal 2004, noto per la sua fusione di jazz, fusion, world music e cantautorato, con testi in italiano, e composto da Luca Basso alla voce, Vito Ottolino alle chitarre, Poldo Sebastiani al basso elettrico e Giuseppe Berlen alla batteria. Il gruppo è tra gli otto vincitori di “Musicultura” nel 2005 (Festival della canzone popolare e d’Autore) e ottenuto ottime recensioni con l’album “D’amore e di marea” (2012), arrivando vicini alla Targa Tenco, ottenendo il terzo posto. Dopo 13 anni, la pubblicazione di “Atlante“, con collaborazioni di rilievo come quella di Màrio Laginha in alcuni brani, di Patrizia Laquidara, voce nel “title track” e Roberto Ottaviano in un brano dedicato a Radio Bari. Ma il concerto, nella sua straordinarietà, ha visto la presenza sul palco del funambolico pianista portoghese per tutto il concerto.

Mário Laginha, (nato nel 1960 a Lisbona), pianista e compositore, è uno dei più noti musicisti jazz portoghesi di oggi. È principalmente noto per le sue collaborazioni con la cantante jazz portoghese Maria João, con la quale ha registrato oltre una dozzina di album e ha effettuato tournée in tutto il mondo. Il suo stile è influenzato principalmente da Keith Jarrett. Per svariati anni (dal 1984 al 2003) ha partecipato a sedute di incisione di Maria João. Il suo primo disco da solista, “Canções e Fugas”, è del 2006. Con la sua presenza sul palco, unitamente al gruppo barese, ha dato alla serata la caratteristica di unicità ed il numeroso pubblico ha ampiamente apprezzato questo connubio.

Voce narrante e conduttore della serata è stato Luca Basso, autore anche dei testi di nove brani su undici. Visibilmente emozionato in più occasioni, si è sforzato di spiegare la genesi dei brani che compongono l’Album e che sono stati eseguiti durante lo svolgersi del concerto.

Vito Ottolino ha iniziato a suonare la chitarra a dieci anni imparando i primi accordi dal padre ed ha proseguito da autodidatta dedicandosi alla musica brasiliana, al blues acustico ed al fingerstyle. A 14 anni ha cominciato a suonare la chitarra elettrica in diversi gruppi giovanili di musica pop-rock. Nel ‘85 ha collaborato con la compagnia di canti popolari “Il Gaviota” di Conversano, svolgendo un lavoro di ricerca ed arrangiamento di musiche folkloristiche. Dall’88 al ’98 ha fatto parte del gruppo di musica leggera “KABALA” lavorando in tour con diversi artisti di fama nazionale. Nel ’94 ha conseguito il diploma in chitarra col massimo dei voti e la lode presso il Conservatorio di Musica “N. Piccinni” di Bari. Dopo il diploma ha studiato col M° Roberto Lambo ed ha seguito svariati seminari di interpretazione chitarristica. È stato sempre premiato in occasione dei concorsi chitarristici nazionali a cui ha partecipato ed ha vinto il 1° premio del Concorso Nazionale A.M.LE. Città di Monopoli, ed il 1°premio del Concorso Nazionale Città di Ostuni. Da diversi anni svolge un’intensa attività didattica.

Poldo Sebastiani è diplomato in chitarra classica e musica jazz presso il conservatorio “Nicolò Piccinni” di Bari. Docente in ruolo di chitarra nella scuola media statale. Turnista negli studi di registrazione. Ha collaborato con l’Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari. Impegnato nella didattica, ha pubblicato nel sito www.jazzitalia.net delle lezioni per basso elettrico. Collabora da aprile 2005 con la rivista GUITAR CLUB, di cui cura la rubrica didattica “disegni di basso”. Nel 1988 e nel 1990 ha frequentato i seminari estivi di Siena jazz. è molto attivo in diversi gruppi musicali. In particolare, oltre alla produzione di musiche da film, milita nel “Duo Manibè” (con Maurizio Lampugnani), che studia e sperimenta dal 2014 armonie etniche. Appassionato dei ritmi latini, con una forte influenza jazzistica. Alcuni brani dell’Album sono sue composizioni, e suoi arrangiamenti. Ha collaborato con Flavio Boltro, Nicola Stilo, Toninho Horta, Paul McCandless, Tiziana Ghiglioni, Manu Roche, Tony Scott, Maurizio Giammarco, Roberto Gatto, Gabriele Mirabassi, Chris Potter, Toquinho e tanti altri.

Giuseppe Berlen, di Mola di Bari, batterista, percussionista, insegnante, performer, autore. Titolare della cattedra di Batteria e Percussioni Jazz presso il Conservatorio “Niccolò Piccinni” di Bari. E’ stato insignito dal Quirinale dell’onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana, oltre che per i suoi meriti artistici, anche per il suo impegno sociale: da anni infatti, Berlen è impegnato nei campi dell’intercultura e dell’inclusione sociale utilizzando la musica e lo studio delle percussioni provenienti dai diversi paesi del mondo, come pretesto creativo e gioioso per affrontare i temi dell’integrazione culturale, della differenza come valore e della musica come elemento di conoscenza e di incontro con l’altro.

Durante il concerto sono stati eseguiti tutti gli undici brani dell’Album, iniziando da “Atlante”, che dà il titolo all’Album. Nello specifico, al posto di questa figura mitologica che sosteneva l’intero globo, il mondo è stato rappresentato nel becco di un pappagallo. Il brano “Beniamina” è dedicato ad una piccola creatura nata in Puglia subito dopo lo sbarco di una migrante, e frutto di abusi subiti durante la detenzione prima del viaggio in mare (nata nel giorno di san Beniamino), mentre il brano “Il mare che noi siamo” è stata dedicata a Monica Dal Maso, barese, educatrice, operatrice culturale, attivista, è scomparsa prematuramente all’età di 48 anni. Sempre in prima linea per gli ultimi, i più deboli, era stata presidente Regionale di Arci Servizio Civile, coordinatrice Sprar per Arci Bari, referente regionale di Libera.

Un brano tra i più delicati è stato quello dedicato a Pinuccio e Lella Fazio, genitori del giovane Michele Fazio, vittima innocente di mafia ucciso nella città vecchia di Bari da un proiettile destinato a qualcun altro. Il titolo, davvero significativo: “Canzone per una stanza vuota”. Un brano dedicato a tutti i partigiani d’Italia è stato “Radio Bari 44”, la prima radio libera in assoluto, nata a Bari verso la fine della seconda guerra mondiale.

Un altro momento particolarmente significativo è stato quello del brano “Cintilir” (cento lire), eseguito in lingua rumena, e dedicato ad un poeta di strada, Daniel Tumescu, che nonostante la sua vita in un campo nomadi di Japigia, riesce ad elaborare testi poetici davvero raffinati.

Non poteva mancare un brano molto ironico e autobiografico, sempre interpretato da Luca Basso, dal titolo “Apologia di un formidabile cazzeggiatore”, scomodando il compianto Franco Cassano (suo relatore della tesi di laurea) che asseriva che anche il cazzeggio ha una sua nobiltà. Com’è triste la vita del primo della classe.

Tra i tanti brani, due sono stati presi in prestito: il primo “Io e la mia sedia”, per voce e batteria, una composizione di Enzo Del Re che notoriamente accompagnava la sua voce con il tamburellare delle sue mani su di una sedia. E in questo caso si parla di sedia elettrica, di pena di morte ancora presente in 52 paesi nel mondo, tra cui primeggiano gli Stati Uniti d’America.

L’altro brano non originale è stato “Itaca” di Claudio Sanfilippo, compositore di tanti brani portati al successo da Mina, Finardi, Cristiano De Andrè, e che è stato definito una specie di Emilio Salgari della canzone Italiana.

Oltre alle canzoni di Atlante, sono stati eseguiti altri tre brani tratti dal loro primo Album, “En plein air” del 2007, che vede anche la collaborazione del sassofonista e flautista americano Paul McCandless. Il brano che ha chiuso il concerto è stato quello che è stato definito il loro portafortuna: “Fiorile”, seguito da ben due bis: “Case portoghesi” e “La sabbia e l’oro”.

Una serata densa, ricca di emozioni, che di certo ha lasciato soddisfatti sia il pubblico che gli stessi musicisti. Grazie all’Associazione Abusuan per averci dato l’occasione di partecipare a questo momento davvero particolare.
Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro