La capacità di miscelare in musica la ‘saudade’ della bossa nova ad una innata gioia trasmessa al pubblico attraverso un permanente sorriso contagioso: Amàlia Baraona ha presentato live al Duke Jazz Club il suo recente cd “The Complete Bari Sessions”

Nella gelida serata dell’8 gennaio, al Duke Jazz Club di Bari, un ensemble di cinque musicisti di riconosciuta bravura ha messo d’accordo il calore del Brasile e la sensibilità jazzistica barese, divenendo un piacevolissimo ed inaspettato raggio di sole all’interno di un locale ormai fucina di talenti anche di rilievo internazionale e concerti di riconosciuto alto valore jazzistico.

L’occasione è stata la presentazione del nuovo album della dolce portoghese Amàlia Baraona, dal titolo “The Complete Bari Sessions”, un progetto discografico registrato nella nostra città e prodotto dall’etichetta barese Gemini Music and Arts, nel quale gli interpreti sono musicisti rigorosamente ed orgogliosamente baresi: Fabio Delle Foglie ne ha scandito il groove alla batteria, Nico Catacchio, al contrabbasso, ha sostenuto le bellissime melodie, Francesco Schepisi, solo per l’occasione al pianoforte – nell’incisione il pianista è Bruno Montrone – ha fatto vibrare le corde del suo strumento divenendo terza voce e, dulcis in fundo, Marco Giuliani alla chitarra classica, non solo ha curato gli arrangiamenti e tradotto in italiano parte dei testi delle canzoni, ma ha condiviso vocalmente la splendida serata con l’amica Amàlia, mostrando sin dal principio, un sincero interplay ed innata simpatia, senza togliere alcunché a nessuno dei coprotagonisti.

Quasi due ore di concerto in cui le luci soffuse ed il melting pot di generi musicali diversi ma tutti aventi il minimo comune denominatore di aver avuto terreno fertile in Brasile, hanno da subito creato un’atmosfera carioca dalla quale è stato facilissimo farsi trascinare sin dalle prime battute, allorquando una band scoppiettante e da un afflato irresistibile ed energico ci ha trascinati in un irrefrenabile e riscoperto samba anni cinquanta.

Tanti i classici noti e meno noti della musica brasiliana, riscoperti e rivisitati con innegabile competenza e con una gioia unica sempre presente sui volti degli artisti cui si deve un ringraziamento speciale per aver dato spazio e passione a composizioni di una bellezza senza tempo, come “Molambo” – di Augusto Mesquita e Jaime Florence, storia di un amore vissuto, tradito e ritrovato, nella versione italiana di Giuliani, proposta in ensemble con la Baraona, capace di esaltarne l’intrinseca poetica. Performance di particolare intensità emotiva, quella poi di “Forever green” – di Antônio e Paulo Jobim (padre e figlio) – brano pubblicato nel 1994, sebbene scritto anni prima, ed inserito da Carlo Jobim nell’album “Antônio Brasileiro” , prodotto pochi giorni dopo dalla morte dal padre inventore della bossa nova che consentì al genitore di ricevere il Grammy come miglior album jazz latino, seppur postumo, nel 1995.

Cercando di descriverlo, lo affiancherei ad una ballata, in cui il coinvolgimento musicale va a braccetto con l’innegabile nostalgia per un amore che più non c’è, ma è sempre vivo nel suo ricordo (for ever green, the memory of your love), come un fiume che scorre, sempre nuovo (like a river, flowing, always new) ed il cui dolore prende vita nella voce di Amàlia che si fa sussurro.

E’ innegabile che in lei sia innata, vocalmente, la capacità di miscelare la “saudade”, il nostalgico rimpianto portoghese, per averla ereditata direttamente dalla terra che le ha donato i natali, oltre ad un permanente sorriso contagioso, alla brillante gioiosità degli influssi musicali provenienti dalla Bossa Nova e dalla musica popolare brasiliana, come in “Onecio é amar” (Il punto è amare), di Carlos Lyra e Dolores Duran, per averla, evidentemente, acquisita durante la sua permanenza in Brasile, dove Amalia è cresciuta, prima di trasferirsi a Belgrado, dove invece vive.

MaJoão è João” ci confessa Amalia con la mano sul cuore, lasciandosi andare al ricordo del maggior esponente della Bossa Nova, João Gilberto, nome d’arte di João Gilberto Prado Pereira de Oliveira, chitarrista autodidatta, ma cantante per lo più, i cui sforzi musicali giunsero a buon fine soprattutto grazie all’incontro con Antônio Carlos Jobim, pianista e compositore, influenzato dalla musica popolare nordamericana contemporanea del tempo, il jazz. Non è un caso che João abbia rappresentato sicuramente il punto di partenza per comprendere tutta la musica brasiliana: passata, presente e futura. Lo stesso Jobim lo aveva definito “la più grande stella del nostro firmamento, il miglior ambasciatore della bossa nova nel mondo”.

Raccogliendo, dunque, il testimone di questo doveroso omaggio al maestro dei maestri, Giuliani ha voluto condividere con noi una sua primizia musicale dall’inequivocabile titolo “Samba pro João”, partitura tradotta dall’inglese – lingua con la quale la stessa era stata concepita dal nostro chitarrista – al portoghese, grazie all’intervento di un noto ed illustre paroliere brasiliano che, solo la sera precedente il previsto concerto, aveva provveduto ad restituirla nella veste in cui l’abbiamo apprezzata. Un samba sicuramente riuscito, sia dal punto di vista dell’esecuzione, che è resa più preziosa dall’imprescindibile presenza degli illustri compagni di viaggio, e dalle timide ma sapienti movenze carioca di Amalia da un angolo del palco, sia perché sembra rappresentare esattamente i tratti caratteriali di Giuliani, persona spontanea, assai allegra, ironica (anche senza tralasciare se stesso), come quando, una per tutte, racconta che il suo “Ninguem Toca a bossa nova” (nessuno suona la bossa nova) sottintende, non senza modestia, che nessuno mai come lui.

Atmosfera lenta e sofisticata quella che ci investe durante l’esecuzione del pezzo“Ângela” (mia preferita assieme ad “Olhos Negros”), una chicca scritta nel 1976 da Antônio Carlo Jobim, esaltata dalle spazzole di Fabio Delle Foglie, con le quali accarezza la pelle del rullante e la superficie dei piatti, e dal piano che suggella l’ambientazione sognante.

La serata ha stentato a concludersi, tra i bis, promozione del CD (anche attraverso il simpatico tentativo di venderlo come sottobicchiere), ed i molteplici auguri di compleanno, anche cantati, rivolti a Marco Giuliani che, dopo aver ringraziato tutti, ha voluto rivolgere il suo sentito e doveroso pensiero e ringraziamento a Guido Di Leone, virtuoso chitarrista jazz, suo Maestro e soprattutto compianto amico, scomparso improvvisamente poco più di due mesi fa e che tanto negli anni si è speso per accendere i riflettori su un palcoscenico di rilievo come quello dinanzi al quale sediamo ormai da tempo, e dal quale Giuliani ha confessato avere una certa difficoltà a esibirsi per la prima volta in sua assenza.

Il “sottobicchiere” l’ho acquistato, e lo consiglio vivamente se ci si vuole immergere in un sound musicale unico, capace, com’è, di creare atmosfere sia sofisticate dal ritmo lento, sia vivaci, arricchite da armonie jazzistiche e melodie minimaliste.

Gemma Viti
Foto di Antonio Sgobba
dalla pagina Facebook dell’artista

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