Paesaggi d’Arte e Filosofia (4). “Un millesimo di secondo fa”. Mostra di H. H. Lim. A cura di Giuseppe Morra e Antonello Tolve. Casa Morra, Napoli. Novembre 2025 – Gennaio 2026.

Foto 1. H. H. Lim. Un millesimo di secondo fa.

E’ a Casa Morra – Archivi d’Arte Contemporanea di Napoli che si può ammirare la mostra di H. H. Lim “Un millesimo di secondo fa” e, chiaramente, già il luogo ospitante e le visioni aprioristiche in seno alle opere esposte, conducono alla puntuale riflessione sul senso del Tempo e del concetto di “contemporaneità”. Un “archivio spazio-temporale” che ospita il Tempo, lo racchiude, lo cura, lo seleziona, lo indaga, lo rende, per fortuna, impreciso e inattuale, come inattuale può essere il Tempo, ossia eterno. Il Tempo si svolge su sé stesso come un qualcosa che è sempre stato e sempre sarà, in un alito di assolutezza che spesso irrompe nelle nostre vite quando improvvisamente ci accorgiamo che qualcosa o qualcuno ha cambiato la propria forma e ci chiediamo: “Ma quanto tempo è passato?”. Esso, il Tempo, è fatto di “trascorrenze”, ossia di ciò che trascorre nel suo trascorrersi. Non esiste soltanto il tempo solido dell’eterno presente ma anche il tempo fermo dentro al tempo, esiste, cioè, il nostro sguardo abbacinato sulle cose, sulle azioni, sugli avvenimenti e sulle parole: esiste il Tempo perché è il riflesso di quel luogo che è il nostro guardare.

Foto 2. H. H. Lim. Un millesimo di secondo fa.

ossessione del presente che non è mai futuro e giammai passato. Ma tutti questi tempi riempiono le pieghe di silenzio che si avvertono osservando le opere di Lim esposte nelle ampie e suggestive sale di Casa Morra. In quel silenzio si può leggere un invito alla sospensione della propria presenza, un invito ad aumentare l’osservazione, il guardare, entrare dentro le logiche perimetrali che ciascuna opera disegna attorno a sé, quasi “opere-persone”, quasi a voler dire qualcosa di molto personale, quasi autobiografico, quasi un vissuto di vita trascorsa (quindi altro tempo che fluisce nel tempo della visione, la “trascorrenza”) che si ripropone con tutte le sue strutture solide di casa in quanto casa, di “casa dove ho vissuto”, di “studio dove ho lavorato”, riportando una curiosa quanto potente solidità, materialità, geometrica e presente, d’un pensiero ricorrente, nel senso che rincorre se stesso alla ricerca di una forma solida.

Foto 3. H. H. Lim. Un millesimo di secondo fa.

Per questa ragione il Tempo taglia i mobili e gli elettrodomestici: perché il tempo ha la cicatrice del “trascorrersi”, possiede tutti i tagli che lo rendono ferita permanente del luogo abitabile che non è, in questo caso, il luogo che ci vede esattamente calati nelle dimensioni domestiche, ma è luogo-casa-studio, ossia luogo della permanenza. Il Tempo si lascia pervadere da vibrazioni o pulsazioni vitali che dinamizzano lo spazio che vuole contenerlo attraverso diverse e ripetute “soglie”: esse costituiscono il luogo inaccessibile, la porta che non vuole essere aperta, la porta che sta nello spazio in quanto porta e nient’altro. Essa non può essere letta, scrutata, non può essere decodificata, nonostante il visitatore sia costantemente invitato a decifrare o decodificare i codici esposti sulle diverse superfici, codici segreti, ovviamente, come quelli di una cassaforte o, più mitologicamente e appropriatamente, i Codici del Tempo. Ciò che vediamo resta in quanto enigma, soglia, rebus, interrogativo. Forme del tutto consuete interrogano l’uomo su diversi piani esistenziali; il suo essere non può apparire finché la soluzione all’enigma non viene trovata.

Foto 4. H. H. Lim. Un millesimo di secondo fa.

Qui, il Tempo, viene ad essere relativizzato, in rapporto con l’assoluto, la totalità delle rappresentazioni spazio-temporali: i nostri sensi vengono sollecitati al limite della soglia, ogni opera esposta impone d’esser guardata come a voler dare solidità e forme a percezioni senza materia, pronte a mutarsi in logos e dynamis, cioè, per dirla con Aristotele, in conformità alla ragione e in potenza. Qualcosa oscilla da un concetto all’altro, qualcosa induce ad un movimento corporeo, questo “qualcosa” ha una insolita somiglianza con la sensazione della fame. La soglia inattraversabile con imperativo all’osservazione incluso, evidentemente chiede ai nostri sensi di svuotarsi dai processi di mentalizzazione per poterli meglio afferrare: come non chiedersi quali pensieri abbiano trasformato il volto di una tigre su “marmo” bianco, fino a corrucciarlo? Disegni obliqui, dunque, premure rintuzzate, accorgendoci che il Tempo racchiuso e cristallizzato in queste opere, altro non è se non un teatro di confessioni, di desideri, di simboli che rendono umani gli umani, ossia la dynamis incredula ed esitante che è tutta in un guardare il tempo per dimenticarsi del Tempo. La soglia non attraversabile contiene in sé la distanza necessaria e vitale per porci le giuste domande sul nostro sentire, ossia per farci noi stessi spazio d’un divenire non-presente, invulnerabile e piccolo istante di rappresentazione di quell’infinito che ci scorre dentro.

Foto 5. H. H. Lim. Un millesimo di secondo fa.

Andrea Cramarossa
Foto di Andrea Cramarossa

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