Max Ionata Special Edition ha presentato live al Teatro Forma di Bari “Tivoli”, il suo interessantissimo album nuovo di zecca

Continua imperterrita la Rassegna 2025 / 2026 del Teatro Forma di Bari, sotto la direzione artistica di Carlo Gallo, con un quartetto straordinario guidato dal sassofonista Max Ionata, supportato da tre musicisti davvero eccellenti.

Max Ionata, sax tenore, ha approfittato dell’occasione per presentare il suo ultimo Album dal titolo “Tivoli”, pubblicato solo il giorno precedente dalla prestigiosa etichetta danese “Mingus Records”, con l’accompagnamento di Martin Sjöstedt al pianoforte, Jesper Bodilsen al contrabbasso e Martin Maretti Andersen alla batteria. Un quartetto che non ha impiegato molto temo a catturare l’attenzione del pubblico.

Max Ionata, classe 1972, nato e cresciuto ad Atessa (in Abruzzo) fino all’età di 13 anni, è considerato uno dei maggiori sassofonisti italiani della scena jazz contemporanea che in pochi anni ha conquistato il consenso di critica e pubblico riscuotendo sempre grandi successi in Italia e all’estero. Si è avvicinato allo strumento non tanto giovane, passando dalla banda del paese alla carriera professionistica intorno agli anni 2000. Ha all’attivo la pubblicazione di oltre settanta dischi e collaborazioni con musicisti italiani ed internazionali, risultando uno degli artisti italiani più apprezzati all’estero, in particolare in Giappone dove gode di una notevole fama artistica.

Oltre a guidare diversi progetti a proprio nome, collabora stabilmente con alcuni dei migliori musicisti della scena internazionale. Tra i tanti, possiamo ricordare  Robin Eubanks, Reuben Rogers, Clarence Penn, Lenny White, Billy Hart, Alvin Queen, Joe Locke, Steve Grossman, Mike Stern, Bob Mintzer, Hiram Bullock, Anthony Pinciotti,  Dino Piana, Roberto Gatto, Dado Moroni, Stefano Di Battista, Gegè Telesforo, Giovanni Tommaso, Flavio Boltro, Furio Di Castri, Fabrizio Bosso, Enrico Pierannunzi, Greta Panettieri, Mario Biondi, Ornella Vanoni, Sergio Cammariere, Renzo Arbore e tanti altri.

L’importante rivista giapponese “Jazzlife”, oltre ad avergli dedicato un importante spazio all’interno del numero speciale “Jazz horn 2010” con un’intervista, lo ha segnalato come “uno di quei sassofonisti che hanno aperto una nuova frontiera nel jazz”. Attualmente insegna Tecniche di Improvvisazione Musicale presso il Conservatorio “Cesare Pollini” di Padova

Il pianista svedese Martin Sjöstedt è nato a Uppsala nel 1978. All’età di cinque anni ha iniziato a suonare il pianoforte. È stato introdotto allo studio del contrabbasso da un amico di famiglia che gli ha prestato il suo strumento. Scopro così che dalle sue parti è dorse più conosciuto come contrabbassista. Già all’età di sedici anni ha iniziato a suonare il basso nella regione di Uppsala con musicisti professionisti locali. Nel 1997 Martin si è trasferito a Stoccolma per studiare al Royal College of Music. Tuttavia, le richieste per i suoi servizi come bassista erano così elevate che non è stato in grado di completare gli studi. È diventato bassista titolare della Stockholm Jazz Orchestra e di conseguenza ha avuto l’opportunità di suonare con guest star internazionali come Bob Mintzer, Joe Lovano, Jim McNeely, Maria Schneider e altri. Nel 2002 Martin ha fondato il suo gruppo, la “Martin Sjöstedt Band”, con Magnus Lindgren, il pianista Jonas Östholm e il batterista Daniel Fredriksson. La concezione del basso di Martin Sjöstedt è incentrata molto sul suono acustico dello strumento. Con la sua tecnica salda e impressionante, affonda le sue radici nella tradizione americana di Jimmy Blanton e Ray Brown. Dal 1998 ha preso parte a circa 30 registrazioni. Ma anche al pianoforte, mi è sembrato (penso a tutti) davvero straordinario.

Jesper Bodilsen è nato a Haslev , in Danimarca. Tra i tre stranieri, di certo è conosciuto in italia per la lunga collaborazione con Stefano Bollani (il suo Danish trio con Morten Lund). È stato allievo di Niels-Henning Ørsted Pedersen . Dalla fine degli anni ’90 ha lavorato regolarmente con Ed Thigpen , con il quale ha registrato vari album. Inoltre, ha collaborato, tra gli altri, con Joe Lovano, Brad Mehldau, Bill Frisell, Gregory Porter, Jeff “Tain” Watts, Lee Konitz, Marc Turner, Stefano Bollani, Lionel Loueke, Phil Woods, Tom Harrell, Joey Calderazzo, Dino Saluzzi, Jimmy Heath, Benny Golson, James Moody, John Abercrombie, Enrico Rava, Seamus Blake, David Sanchez, Fabrizio Bosso, Paolo Fresu.

Il batterista danese Martin Maretti Andersen è una vera e propria dinamo musicale del gruppo, a suo agio in molti stili e contesti diversi. Con il suo stile potente ed espressivo, è stato il motore pulsante di tutto lo spettacolo, meritandosi applausi a scena aperta. Martin Maretti Andersen è cresciuto nella città danese di Silkeborg, iniziando a suonare in gruppi musicali scolatici. Prima di terminare la scuola secondaria, ha trascorso un anno di scambio culturale che gli ha stravolto la vita, vivendo presso una famiglia a Veracruz, in Messico. Lì, ha avuto modo di conoscere lo stile di vita del Messico meridionale, oltre a un’ampia varietà di generi musicali: folklore messicano, cumbia, salsa e jazz. Ha suonato con gruppi locali e ha frequentato il conservatorio di Xalapa, dove ha studiato percussioni classiche. Dopo aver frequentato un workshop con il batterista Billy Hart, si è convinto che avrebbe tratto beneficio da un lungo periodo di studio a New York. Durante il suo soggiorno di un anno, ha studiato alla Drummers Collective School con Marvin “Smitty” Smith, Mike Clark, Frank Malabe, oltre che privatamente con Nussbaum e Moreno.

Poco dopo il suo ritorno da New York, Martin ha colto l’opportunità di suonare la batteria nella banda di “Les Misérables”. Poco dopo, fu scritturato per una tournée di sei mesi nell’orchestra di una compagnia itinerante di “West Side Story”. In seguito, accettò di suonare per lo spettacolo “Chicago”. In questo periodo, si trasferì a Copenaghen, dove ampliò ulteriormente la sua rete di amicizie e iniziò a costruirsi un’eccellente reputazione professionale.

Nel 2000, Martin si è unito alla rinomata New Jungle Orchestra guidata da Pierre Dørge, con la quale da allora ha suonato e registrato numerosi dischi. Lavorare con la pluripremiata NJO, composta da dieci elementi e che vanta un repertorio immenso e un approccio stilistico ampio. La New Jungle Orchestra collabora frequentemente con altri ensemble (ad esempio, l’ensemble gamelan Semarah Ratih di Bali, composto da trenta elementi) e con solisti ospiti quali Yusef Lateef, Ray Anderson, Harry Beckett, Herb Robertson, John Tchicai, Marilyn Mazur, Han Bennink, Athelas Sinfonietta e il Denmarks Radio Girls Choir. Oltre a quelli già citati, Martin ha anche suonato o fatto tournée con  Lew Soloff, Bobby Martinez, Perico Sambeat, Martirio, Alfonso Pérez e tantissimi musicisti scandinavi.

Durante il concerto sono stati eseguiti tutti gli otto brani che compongono l’Album. Il brano iniziale (anche nel CD), dal titolo Cancion para Sara, è del compositore argentino Sergio Ruben Aranda. Altre composizioni sono un omaggio ad artisti che Ionata ha sempre apprezzato e che sono stati i suoi punti di rìiferimento come Cole Porter (Everything I love), Jonny Griffin (When we were one), o Kenny Wheeler (il brano del bis, dal titolo Consolation, eseguito mentre con il suo sax si aggirava tra il pubblico della platea). Un altro brano porta la firma del contrabbassista Bodilsen, dal titolo “Det Iysner” che vuol essere un omaggio alla luce quando arriva la primavera in un territorio (la Danimarca) decisamente “in ombra”.

Tre i brani originali di Ionata. Il primo è stato “Tivoli”, che dà il titolo all’intero Album. Per tutti noi Tivoli è un paese nella cerchia est di Roma, fomoso per i suoi giardini e i giochi d’acqua, ma a Copenaghen, Tivoli è uno dei parchi divertimenti più antichi al mondo, inaugurato a Copenaghen il 15 agosto 1843 con il nome di Tivoli & Vauxhall, in omaggio ai celebri Jardin de Tivoli di Parigi, che a loro volta traggono ispirazione dalla città italiana di Tivoli, famosa per i suoi giardini e per la spettacolare Villa d’Este. Un altro brano porta il titolo di “Mr. GT” (forse dedicato al suo amico e mentore Gegè Telesforo?), mentre l’ultimo brano originale, dal titolo “Naru’s waltz” merita una narrazione a se stante.

Ionata ha raccontato che è molto apprezzato in Giappone e per caso, in rete, si è imbattuto in alcuni disegni troppo somiglianti alla sua persona. Incoriosito del fatto, alla fine ha contattato sui social l’autore (Naruhisa Kobayashi) che gli ha confernato che il soggetto che disegnava era proprio lui. E ha scoperto che è un operaio metalmeccanico di Osaka che riesce, con qualsiasi strumento, a realizzare disegni inimmaginabili. I disegni sono diventati magliette e il nostro Max, sotto la giacca, ha dato prova tangibile dell’arte di questo ragazzo. Ovviamente i due si sono conosciuti e ne è nata una amicizia, seppur a distanza. Quando ho pubblicato le mie foto del concerto sul mio profilo Facebook, Naru è stato il primo a mettere un Like. E giusto per ribadire la ricerca timbrica di Max Ionata per un un suono cristallino, sono stato contattato tramite social anche da un artigiano olandese di nome Friso Heidinga, che costruisce la parte superiore del sassofono (per il tenore, quella con la gobba, tra la campana e il porta ancia) e che annovera, tra i suoi clienti, oltre al nostro Max Ionata, anche artisti del calibro di Joe Lovano, Melissa Aldana, Candy Dulfer, Miguel Zenon e tanti altri. Questo per rimarcare il fatto che nulla, davvero nulla, è lasciato al caso.

Una serata davvero speciale (speciale anche per me) con musicisti straordinari che hanno saputo trasmettere al pubblico tutta la loro passione, professionalità e voglia di creare un contatto diretto con chi li ascolta. Un Album davvero speciale, ottima idea per un regalo sotto l’albero.

Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.