Rita Marcotulli a Monopoli per il suo omaggio al cinema di François Truffaut: un perfetto connubio tra musica, cinema e letteratura

Abbiamo tante esponenti femminili nel nostro panorama jazzistico italiano, una più brava dell’altra, ma senza voler sminuire nessuna di loro, il titolo di “Signore del Jazz” spetta a poche, e Rita Marcotulli è una di queste. L’Associazione Amici della Musica “Orazio Fiume” di Monopoli torna al Jazz con il concerto di Rita Marcotulli & Friends. Uno spettacolo per immagini dove composizioni jazz strutturate e improvvisazioni di grande suggestione vengono proposti dalla pianista romana e dai suoi compagni di viaggio, in onore del grande regista francese Francois Truffaut, scomparso nel 1984.

Un ensemble d’eccezione: ad accompagnare la Marcotulli al piano e alle tastiere, sul palco anche Javier Girotto al sax soprano ed ai flauti, Ares Tavolazzi al contrabbasso, Vince Abbracciante alla fisarmonica, Israel Varela alla batteria e Aurora Barbatelli all’arpa celtica.

Ma prima di parlare della musica, è doveroso ringraziare la regia di questo spettacolo davvero coinvolgente, nella persona di Maria Teresa De Vito. Perchè non si è trattato solo di musica dal vivo, ma per certi versi la musica (eseguita dal vivo da sei musicisti eccellenti) ha accompagnato una selezione di spezzoni tratti da film di Francis Truffaut, con l’nserzione di citazioni tratte da Baudelaire, Cocteau, Montaigne, Rimbaud e tanti altri, in una contaminazione di cinema e letteratura che lo stesso Truffaut ha costantemente rincorso nella sua vita: “Spero che libri e film si mescolino e si rimescolino, spero che facciano l’amore”. La musica non si  limita ad “accompagnare” le immagini con un sottofondo, ma traduce in suoni le emozioni e le idee che stanno dietro le immagini. La nostalgia dell’infanzia, la vocazione alla fuga, l’ambiguità dell’amore, il senso della vita che scorre, percorrono tutta la filmografia di Truffaut.

Maria Teresa de Vito è una regista, produttrice e autrice che ha dedicato la sua carriera alla realizzazione di documentari e contenuti audiovisivi su arte, filosofia, musica, teatro e cinema. Ha collaborato con importanti istituzioni come RAI, TV2000, Ministero della Pubblica Istruzione, Ministero della Cultura, Accademia Nazionale dei Lincei e Ambasciata Svizzera in Italia, consolidando il suo ruolo di riferimento nel panorama del documentario culturale. Ha inoltre realizzato le serie documentaristica “Una Biblioteca, un Libro”, trasmessa su RAI 5 e TV2000, e la serie in 28 puntate “Verdi 2011” dedicata alle opere di Giuseppe Verdi, in  occasione delle celebrazioni per i centocinquant’anni dell’Unità d’Italia, trasmesso su Rai 5.

Il suo lavoro si distingue per l’eleganza della narrazione, l’attenzione alla relazione tra musica e immagine e la capacità di seguire i processi creativi con uno sguardo attento e poetico. La sua collaborazione con Rita Marcotulli non è occasionale, ma nasce nel 1996, realizzando insieme progetti in cui musica e immagini si intrecciano in una fusione poetica e suggestiva. Questa collaborazione si concretizza con la produzione dell’Album della Marcotulli “The woman next door” del 1998,con riferimento al film drammatico romantico di Truffaut del 1981 (La signora della porta accanto), con Gérard Depardieux e Fanny Ardant, che racconta l’attrazione fatale tra un uomo sposato e la sua nuova vicina, ma fa riferimento anche a precedenti film muti del 1915 e del 1919 con lo stesso titolo. In questo Album sono presenti altrettanti splendidi musicisti come Girotto, Rava e Di Battista (ed altri) ai quali è affidato il compito di “dare voce” ai film di Truffaut. Il cinema e la Francia rappresentano due delle grandi passioni, alimentate dalla sua personale amicizia con Michel Petrucciani.

Il ruolo di Francois Truffaut nel cinema è stato fondamentale come pioniere della “Nouvelle Vague” francese, innovatore della critica cinematografica e autore prolifico che ha esplorato temi universali come l’amore, l’infanzia e i legami umani con un’estetica personale e un forte legame con la letteratura, diventando un maestro che ha segnato la storia del cinema moderno.

Rita Marcotulli, pianista e compositrice tra le più affermate ed apprezzate a livello internazionale, inizia la sua carriera fulminante sul finire degli anni ‘80 e grazie a prestigiose collaborazioni come Peter Erskine, Joe Henderson, Joe Lovano, Enrico Rava, Andy Sheppard, si afferma in breve tempo come una figura importante a livello internazionale sulla scena jazz contemporanea. Nel 1987 la rivista Musica Jazz la vota come Miglior Nuovo Talento; nel 1998 il Guardian premia il suo “The woman next door” come miglior Cd dell’anno; nel 1989 entra a far parte del gruppo di Billy Cobham con il quale si esibisce in tutto il mondo. Nel 1992 si unisce al gruppo di Dewey Redman con cui collabora per 15 anni suonando in tutta Europa e Sud America. Importanti anche le sue collaborazioni con musicisti del Nord Europa che portano nuove musicalità nel suo incessante percorso di ricerca. Da metà degli anni 90, forte di una così ricca e variegata esperienza internazionale, torna in Italia alternando propri progetti nel jazz a collaborazioni nel mondo della canzone tra cui la formazione di Pino Daniele, Pat Metheny, Giorgio Gaber, Gino Paoli, Noa. Nella sua eclettica carriera entra anche il cinema: nel 2009 realizza la colonna sonora del film “Basilicata coast to coast”, di Rocco Papaleo, per la quale ha ricevuto il Ciak d’Oro nel 2010, il Nastro d’Argento per la migliore colonna sonora e il David di Donatello come miglior musicista nel 2011, prima donna in assoluto a ricevere questo premio. Nel 2019 il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la nomina Ufficiale della Repubblica. Sempre nel 2019 viene nominata membro della Royal Swedish Academy of Music.

I musicisti presenti sul palco sono tutti degni di nota. Ares Tavolazzi, 77 anni, abbiamo iniziato a conoscerlo prima con Guccini, ma soprattutto nel gruppo di progressive rock degli “Area”, con Demetrio Stratos, Patrizio Fariselli, Giulio Capiozzo e Paolo Tofani, ma le sue collaborazioni sono infinite e molto diversificate. Dotato di una personalità straordinaria, è un valore aggiunto in ogni situazione.

Israel Varela, nato nel 1979 a Tijuana, in Messico, è cresciuto in una famiglia di pianisti, chitarristi e direttori d’orchestra. Ha iniziato ad esibirsi in pubblico sin da piccolo, cantando e suonando il pianoforte. All’età di dodici anni, iniziò a studiare batteria e percussioni, iniziando cosi ad esibirsi con le migliori band locali. La svolta nella sua vita è avvenuta nel 1995 quando il suo talento venne scoperto dal grande Alex Acuna. All’età di quindici anni studiava a Los Angeles privatamente con Alex Acuna e successivamente con Dave Weckl. Nel 2002 si trasferisce in Italia, dove ha studiato al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano e al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma. Ha pubblicato Undici album con la sua musica come Band Leader. Attualmente è insegnante presso il Conservatorio di Matera.

Javier Girotto, argentino ormai naturalizzato italiano, è di casa nella nostra città. Solo una settimana prima è stato ospite al Teatro Forma per la rassegna “Nel Gioco del Jazz”, ha partecipato anche al Kursaal Santalucia a settembre per il Fringe Festival in un progetto di Giuseppe Bassi, oltre ad altre recenti partecipazioni per Bari in Jazz e Francavilla è Jazz. Il suo animo argentino e la sua passione emergono prepotentemente in ogni situazione.

Ritrovare sul palco insieme a questi mostri sacri del jazz internazionale, anche il nostro Vince Abbracciante non può che farci molto piacere. Ormai è uno dei migliori musicisti jazz della nostra terra e non si fa di certo intimorire. Anche lui, con la sua fisarmonica, riesce a trasmettere tutta la passione e il sentimento.

Per ultima, l’arpista Aurora Barbatelli . E’ una polistrumentista attiva nella musica folk, celtica, blues e jazz, che suona arpa celtica, pianoforte e tastiere, con una lunga carriera che include collaborazioni anche con Ambrogio Sparagna e Mike Cooper, oltre ad aver fondato il gruppo di musica galiziana “Campus Stellae” con sua sorella Barbara. 

Per tutta la durata del concerto sono state proiettate alcune sequenze (tutte rigorosamente in bianco e nero) di alcuni film di Truffaut, dal suo primo film (I 400 colpi) a “Il ragazzo selvaggio”, “Effetto notte”, “Baci rubati”, ma mi è difficile identificarli tutti. Ad introdurre alcuni brani, a volte abbiamo ascoltato alcuni frammenti dei dialoghi, in francese o in italiano. Quello che ne è venuto fuori è pura magia. Tutti i musicisti avevano la possibilità di vedere le immagini (la Marcotulli sul grande schermo, tutti gli altri su monitor sistemati a terra, davanti a loro), in modo tale da accordare il ritmo della musica a quello delle immagini.

Quasi tutti i brani (spero di non sbagliare) sono stati tratti dall’Album della Marcotulli “The woman next door”, Iniziando con “Le cinéma est le cinéma”, per proseguire con Songs of Innocence”, “Songs of Experience”, Musique en Jeu”, Masse di memoria”, ecc. In particolare, il brano “Que reste-t-il”, una composizione del ‘43 di Charles Trenet, è stata eseguita due volte, la prima con una introduzione lunghissima di Vince Abbracciante alla fisarmonica, e una seconda versione, più classica, a chiusura del concerto. Altro brano degno di menzione è stato “Antoine Doinel”, un personaggio inventato da Truffaut e interpretato dall’attore Jean Pierre Léaud, che appare in 4 lungometraggi e in un episodio di un film. Può essere visto come un alter ego del regista. Il brano è frutto di una manipolazione affascinante: la ritmica si basa sulla trascrizione in codice Morse dei nomi “Antonie Doinel” e “Christine Darbonne”, i protagonisti del film “Baci Rubati”. Questo susseguirsi di punti e linee, diventa un elemento musicale nelle sapienti mani della Marcotulli. Il bis finale invece, dal titolo “Les 400 coups” (il primo film di Truffaut) ha mandato in visibilio tutto il pubblico del Radar.

Altra nota: nelle immagini spesso è apparso Alfred Hitchcock. Truffaut e Hitchcock si sono incontrati per la prima volta nell’inverno del 1954, quando il futuro esponente della Nouvelle Vague, allora un giovane critico della testata “Cahiers du cinéma” (la più prestigiosa rivista cinematografica francese), era impegnato nella recensione di un film del maestro britannico. A Hollywood, otto anni più tardi, il 13 agosto 1963, ebbe inizio la loro celebre conversazione. Truffaut era un trentenne con 3 pellicole all’attivo (I 400 colpiJules e Jim e La calda amante); Hitchcock ne compiva esattamente 63 e aveva firmato la regia di oltre 40 film e stava per uscire il suo  capolavoro Gli uccelli. “Da quando sono diventato un regista – scriveva in una lettera Truffaut – la mia ammirazione per lei non si è in alcun modo indebolita; al contrario, si è rafforzata ed è cambiata di natura. Molti registi amano il cinema, ma ciò che lei possiede è un amore per la celluloide stessa e questo è ciò di cui vorrei parlare con lei“. Hitchcock gli aveva risposto con due righe di telegramma: “Caro signor Truffaut, la sua lettera mi ha fatto venire le lacrime agli occhi. Sono veramente felice di ricevere un tale tributo da parte sua“.

Davvero uno spettacolo straordinario. Musica, film e letteratura si sono davvero intrecciati e reintrecciati, come avrebbe voluto Truffaut. Ancora grazie a Maria Teresa De Vito per la sapiente regia, a Rita Marcotulli per il coordinamento musicale e per le composizioni originali, a Javier Girotto e Vince Abbracciante che con i loro strumenti hanno dato voce alle immagini proiettate, ma altrettanto grazie ad Aurora Barbatelli, Ares Tavolazzi, e a Israel Varela. Un sogno per un viaggio fantastico.

Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro

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