Al Teatro Di Cagno di Bari il lato nascosto del Vittoriale: in scena la vita taciuta di Luisa Baccara

Il Teatro Di Cagno di Bari da il via alla stagione off “La seducente verità” con il lavoro teatrale dal titolo “La Befana al Befano: Luisa Baccara e Gabriele D’Annunzio”, opera inedita scritta e diretta da Ebe Guerra che fa parte del Ciclo: Donne dall’ombra, teso a valorizzare le donne artiste (e non solo) che nel solco di una cultura maschilista non hanno avuto la fortuna e la considerazione che meritavano.

10 e 11 dicembre 2025, ore 21:00   Teatro Di Cagno

Produzione de Associazione Culturale La Scimmia, sostenuta dal bando “FUTURA – La Puglia per la Parità” del Consiglio Regionale della Puglia.

Un epistolario appassionato e tormentato diventa teatro nel nuovo lavoro La Befana al Befano – Luisa Baccara e Gabriele D’Annunzio, scritto e diretto da Ebe Guerra da un’idea di Annamaria Giannelli. L’opera, inserita nel ciclo Donne dall’ombra, debutta il 10 dicembre alle ore 21.00 al Teatro Di Cagno di Bari, con replica l’11 dicembre alla stessa ora.

Il progetto è vincitore del bando “FUTURA – La Puglia per la Parità”, promosso dal Consiglio Regionale della Puglia per sostenere iniziative culturali che promuovano la parità di genere e la valorizzazione del ruolo femminile nella società. Un riconoscimento importante per uno spettacolo che mette al centro proprio il percorso, spesso invisibile, dell’emancipazione femminile.

Presso il Salotto delle Arti (Partner del progetto) in Triggiano (via Dante n. 138) il giorno 7 dicembre alle ore 19.00 si terrà la Conferenza di presentazione e di approfondimento con l’autrice e la pianista Annamaria Giannelli e gli attori/attrici cui sono stati invitati docenti, studenti e pubblico.


L’opera

Al centro della narrazione, costruita sulle numerosissime lettere che Gabriele D’Annunzio scrisse alla pianista Luisa Baccara, c’è una storia di amore dipendente, sacrificio e dedizione assoluta. Luisa, appena ventiseienne, entra a Villa Cargnacco – il futuro Vittoriale – e vi resta fino alla morte del Poeta, rinunciando a una brillante carriera da concertista. Una scelta che rivela tutta la complessità delle dinamiche affettive e di potere tra un uomo consacrato al mito e una giovane artista in cerca del proprio spazio nel mondo.

A dare voce al racconto è Jolanda Baccara, violinista e sorella minore di Luisa. È lei – e attraverso lei, tutte le donne rimaste ai margini della Storia – a rievocare la convivenza con il “Comandante” e gli episodi più enigmatici del Vittoriale, tra cui il celebre e controverso “volo dell’angelo”. Accanto alle due sorelle Amelie Mazoyer, detta Aelis, governante e amante del Vate, figura complessa, controversa e in costante tensione con Luisa.

 Il risultato è una drammaturgia tutta al femminile, che mette in scena una riflessione profonda sulla dipendenza affettiva, sulle rinunce imposte alle donne e sulla forza dell’auto-determinazione femminile, soprattutto quando artista.

Non disgiunto da tali temi, quello della solidarietà femminile che con un coup de theatre inaspettato, ma restituito storicamente da una lettera della Baccara ritrovata postuma al Vittoriale porta a conclusione la vicenda.


Il cast

  • Annamaria Giannelli, pianista e docente, nel ruolo silente di Luisa Baccara
  • Gabriella Altomare, violinista e attrice, nel ruolo di Jolanda Baccara
  • Germana Genchi, docente e attrice, nel ruolo di Amelie Mazoyer / Aelis
  • Michele Grossi, attore, nel ruolo di Gabriele D’Annunzio

Scene: Damiano Pastoressa
Luci: Deborah Fronzi
Regia e drammaturgia: Ebe Guerra
Da un’idea di: Annamaria Giannelli
Produzione: Associazione Culturale La Scimmia – Teatro Di Cagno


Informazioni utili

  • Debutto: 10 dicembre ore 21.00
  • Replica: 11 dicembre ore 21.00
  • Luogo: Teatro Di Cagno, Bari
  • Biglietti: 13,00 euro

Per ulteriori informazioni e accrediti stampa:
infotel:3924656168 (tutti i giorni dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 17:00 alle 20:00) lascimmia.teatrodicagno@gmail.com

Invitiamo tutti e tutte a seguirci per gli aggiornamenti sulla stagione ed altre iniziative sui social alla pagina Fb e Insta della Associazione Culturale La Scimmia.

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Il presente comunicato vale quale invito.

E’ gradita la conferma.

Teatro Di Cagno

Si allegano di seguito le note di regia:

La ricerca nell’ambito delle tematiche e delle storie al femminile è stata la molla primaria che mi ha indotta a scrivere la drammaturgia. Assieme a questo motivo centrale, vi è in sottofondo un personale amore giovanile per Gabriele D’Annunzio e le sue opere.

“La Befana al Befano – Luisa Baccara e Gabriele D’Annunzio”, parafrasando il titolo dell’epistolario originale, incarna teatralmente il desiderio di dare voce a una delle tante donne vissute nell’ombra di un uomo. Certo non un uomo qualsiasi, ma uno fra i personaggi più divisivi e contraddittori della nostra storia letteraria.

Attraverso una lunga e densa corrispondenza, quasi tutta governata dalla parola maschile, ho scelto di far emergere ciò che le lettere non dicono: il silenzio, il sacrificio, le rinunce e, soprattutto, la complessità umana e artistica di Luisa Baccara, pianista in erba allorquando conobbe il Vate, ma dalla carriera promettente, tanto che le cronache del tempo riportano commenti entusiastici e lo stesso Ottorino Respighi ne esalta le doti, invitandola a perseverare nel percorso di concertista.

L’amour fou che divampò fra il Poeta e la Pianista, tuttavia, la distolse dalla carriera portandola dopo le imprese di Fiume (in cui fu figura centrale suonando e cantando per animare i legionari al seguito di D’Annunzio) a vivere per quasi vent’anni al Vittoriale, fino alla morte di D’Annunzio, per poi eclissarsi da tutto e conducendo in maniera assai riservata la sua vita fino alla morte nel 1985. In un’intervista a Tam Tam (storica trasmissione televisiva) la Baccara mantenne il consueto elegante riserbo sulla storia d’amore forse più importante della sua vita, dicendo dignitosamente, ma anche dolentemente che avrebbe voluto essere intervistata per il suo lavoro, per la sua arte.

Il centro drammaturgico non è il Poeta, ma la sua ombra, popolata da figure femminili che il tempo ha costretto ai margini. L’azione è concentrata nella stanza della clausura ove visse Luisa con la sorella Jolanda al Vittoriale. Spazio scenico che si apre e si richiude su sé stesso, una sorta di luogo della memoria dove i ricordi raccontano frammenti, abitudini di “casa”, conflitti, spezzoni di eventi della complessa vita politica del paese.

Tutto in una dimensione soffocante e alienata quale molto spesso traspare dalle lettere, simbolicamente resa dal silenzio di Luisa da inizio a fine del lavoro.

In questo spazio dei ricordi, più che mai vivo, le donne che ne animano il trascorrere del tempo, dialogano, si scontrano, si osservano, si confessano.

La scelta di affidare la narrazione a Jolanda è un atto di restituzione e speranza: è lei, la più giovane, a farsi portavoce di un vissuto che appartiene a tutte. Jolanda guarda la sorella maggiore con amore e con sgomento, osserva la sua devozione assoluta a D’Annunzio, una devozione che la porta a rinunciare a sé, alla propria arte, al proprio futuro. È attraverso questo sguardo, incontaminato perché giovane, che il tema della dipendenza affettiva incontra quello dell’identità artistica femminile: una tensione che attraversa la storia e arriva fino a noi.

Aelis, storica governante e amante (fra le tante) di D’Annunzio invece, è la voce del pragmatico allineamento alla forza degli eventi e alla personalità del Poeta, del conflitto immanente tra chi ha una personalità dipendente per amore e chi cerca di trovare una ragione di vita al di fuori dell’uomo amato. È una presenza che disturba, che smaschera, che mette in discussione.

Nessuna delle tre donne è semplicemente vittima: ognuna, con le proprie fragilità e contraddizioni, lotta per affermarsi in un mondo che non è stato costruito per loro.

La regia lavora sull’essenzialità: pochi oggetti, un tempo sospeso, luci che scolpiscono piuttosto che illuminare. Le musiche (per buona parte eseguite dal vivo e attinte agli autori del repertorio di Luisa e Jole), attraverso la resa pianistica di Luisa e il violino di Jolanda diventano estensione emotiva della parola, un modo per riportare l’arte al centro della loro identità.
In contrappunto, D’Annunzio appare come figura scenica sfuggente: non protagonista, bensì detonatore di dinamiche femminili che vogliono finalmente trovare una definizione autonoma.

Questo spettacolo interroga la memoria femminile e, al tempo stesso, la memoria collettiva: quante artiste hanno rinunciato a sé per amore? Quante storie non sono mai state narrate dalla loro prospettiva?

Con “La Befana al Befano” ho voluto dare a Luisa, Jolanda e Aelis non soltanto un palco, ma un tempo, un ritmo e una dignità narrativa che la storia ha concesso loro solo e soltanto attraverso racconti marginali.
È un atto di ascolto, e insieme un atto di liberazione.

Ebe Guerra.

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