Paesaggi d’Arte e Filosofia (3). “La Litania del Cromo”. Mostra fotografica di Elton Gllava. A cura di Manuela De Leonardis. Direzione Artistica di Annalisa Zito. Centro storico del Comune di Triggiano (BA). Settembre 2025 – Gennaio 2026.

Foto 1. Elton Gllava. La Litania del Cromo – Fumo e silenzio. Foto dalla mostra di Andrea Cramarossa.

Siamo al centro di un racconto originale, seppur antichissimo, in questa calata nel Centro Storico di Triggiano, in provincia di Bari. L’ambiente circostante, sedotto da una fievole pioggia, impatta lo sguardo che si poggia sulla gialla veduta delle pietre dei vicoli e delle case, dovuta alla natura dei lampioni dell’illuminazione pubblica. Immediatamente, questo colore giallo ovunque diffuso, mi induce ad un malinconico quanto confortante passato, quello di una Italia di provincia ancora così peculiare, ancora così salva nel suo farsi tradizione, ancora così perfettamente in sintonia con quel presagio di moderna antichità che traspare dal fondo delle immagini delle foto di Gllava. Stupende immagini retroilluminate, incastonate in un ambiente pietroso e muscoso, non scevro di rimandi a quella letteratura del viaggio, o del passaggio, che incontriamo ogni qualvolta vogliamo confrontarci con l’arte e, in particolare, con quella fotografica (analogica) in un ambiente aperto ma ben scrutato dai cento occhi che si trastullano in solitudine dietro le imposte delle finestre. Le case sono le pareti di questo “museo della polvere d’argento” che è l’anima di un minerale che è al centro di questa storia, reliquia di un passato onorato, evocato, cantato e che trova il centro della sua trama nell’epica discesa agli Inferi da parte dell’uomo.

Foto 2. Elton Gllava. La Litania del Cromo – Sospesi sul Vuoto. Foto dalla mostra di Andrea Cramarossa.

Un “uomo-eroe”, perso nei suoi fumi, quello ritratto da Gllava in primi piani dalla bellezza assordante alternati a spazi lunghissimi di una Natura montuosa colma di mistero e di mestizia. Siamo in Albania, nel 1939, durante l’occupazione dell’Italia fascista, anno della scoperta delle miniere di cromo, il minerale protagonista di questa storia, bene materiale tra i pochi di un Paese che ancora a fatica tenta di uscire dalla miseria ed uno dei pochi beni che l’Albania, chiusa al mondo, poteva e può tuttora usare come merce di scambio con gli altri Paesi. Gli scioperi della fame indetti dai minatori attraggono il nostro nella cittadina di Bulqizë, vicina al confine con la Macedonia, spostandoci nel 2013. I minatori scioperano per le condizioni in cui sono costretti a lavorare: molta fatica, poca retribuzione, molto pericolo. Una storia vecchia, che anche noi italiani conosciamo alla perfezione. Una storia di lotta per raggiungere un lavoro, una attività volta a garantire la sopravvivenza, ossia la vita del mangiare, del dormire, del fare famiglia, forse, unica possibilità per una moltitudine di persone che altro non hanno potuto scegliere e che hanno seguito questa attività di “strappo” delle ossa delle montagne, loro sbriciolamento, trasformazione in qualcosa di maneggiabile, accomodamento, inserimento in un impianto strutturale produttivo internazionale per il benessere di tutti coloro che potranno beneficiare delle potenzialità di questo minerale: è il feticcio del progresso industriale, questo continuo passaggio da un “dentro” a un “fuori”, questo movimento nelle strutture di dentro e in quelle del di fuori.

Foto 3. Elton Gllava. La Litania del Cromo – Foto dalla mostra di Andrea Cramarossa.

Ma, tali strutture del dentro e del fuori, pullulano di interstizi. Cosa vediamo, noi, in questo incedere di immagini nel borgo triggianese? Vediamo l’ascolto, sì, l’armonia di una disposizione-opposizione delle opere nell’insieme, con l’immediato risultato di una istantanea poesia, vivida azione incantatrice mossa di repente nell’animo dello spettatore; vediamo l’intenzione, la volontà, di una idea che soggiace a questa operazione artistica e culturale che, essendo tale, muove considerazioni di carattere sociale, anche, politiche ed antropologiche ma, più che mai , si sofferma nel bisogno dell’arte di farsi eco di quegli interstizi strutturali, spazi non frequentati che abbisognano di luce gialla carezzevole per significarsi in uno splendore d’insieme programmaticamente inscrivibile nelle relazioni di un logos cittadino che vuole trasformarsi in comunità. Tutto sembra comprensibile, persino gli uomini che volgono al contrario su scale ripidissime o, ad imitazione di Icaro, vogliono spogliarsi del peso di una esistenza, scansando, finché si può, il peso della pietra, metafora di una vita che tende a sopraffare e non ad alleggerire, alleggerendo, perciò nel gesto, il peso esistenziale dell’intera umanità. Lo spazio tra le strutture del fuori è in mezzo al volo delle aquile, nella scia trascendentale di creature la cui voce contiene tracce di umane grida, quelle del riposo e del ristoro, quelle del pensiero e del suo pensato, grida del silenzio che sbattono in una intimità capovolta che trova la sua eco nella colossale meraviglia di sculture umane dalla pelle cromata, immagini che chiedono a se stesse di appropriarsi di una identità che è il solco primigenio della ruga, il frutto del pensiero d’un corpo che anela alla potenza eroica dell’anonimato.

Foto 4. Elton Gllava. La Litania del Cromo – Vecchio pensatore. Foto dalla mostra di Andrea Cramarossa.

La poesia è il filo conduttore di questa mostra che si avvale della direzione artistica di Annalisa Zito per la Fondazione Battista e della curatela di Manuela De Leonardis. La poesia è quella delle montagne, ha il volto della nostra Antonia Pozzi, contiene gli incerti passi sulla neve, le vallate dimensione del vento, le nuvole a portata di canto, profumi d’erbe sottilissime e vociare di piccolissime creature fatte di cristalli di polvere argentata. Una natura magica e popolare che viene ad essere incastonata nella processione di branchi di cani randagi, che tengono il passo al tempo della caducità della vita, come prede per le dita bramose degli scrittori del viaggio, icone del verbo nero alla Kerouac, oppure dentro la testa di pensatori alla Rodin, a metà tra un racconto di Borges ed uno Hemingway, il volto specchio di tutto il Cosmo umano. Cosmogonie d’elettricità formano immagini ancestrali nei cieli d’Albania, in queste foto che tengono lo sguardo umano assieme a quello animale, indentificandosi in un “verbo del muso”, nella questione degli occhi che guardano, persi in una osservazione che tutto dice di me che guardo e nulla rivela del sé che mi sta guardando, impersonandosi Sfingi seguaci di selvatiche leggi naturali. Sui mestieri si fonda l’ethos di queste comunità: il minatore che guarda il panorama in un momento di pausa dal suo estenuante lavoro, nella foto intitolata “Riposo con vista”, è il pastorello a guardia di un impavido silenzio che è parola e che del verbo quotidiano conserva solo il soffio, ora che eredita la voce più profonda delle caverne senza cromo, la litania del titolo, mentre magnifici corvi pasturano con l’elettricità di cavi sanguigni. La fotografia, che un tempo rappresentò la vera icona della Modernità, nei nostri tempi attuali compie un doppio giro, torcendosi dentro se stessa per raccontare un mondo del fuori completamente dilatato, equivoco e frale, senza più preoccuparsi della verità esteriore. Ecco che, in questa “Litania del Cromo”, noi possiamo ritrovare il senso profondo di quest’arte, grazie alla sensibilità e alla tecnica di Elton Gllava, in una perfetta imperfezione che soddisfa il bisogno di vero, squarciando l’abitudine al “finto vero” e al “finto finto” a cui ogni abitante della contemporaneità, non più eroe ma succube della propria frustrazione di incompiuta arte, è ormai assuefatto, rompendo la finzione delle immagini artefatte, prive di personalità, misto di vanagloria e inconsistenza, riportandoci prepotentemente nella dignità di una verità che oscilla tra le montagne del dentro e le montagne del fuori.

Foto 5. Elton Gllava. La Litania del Cromo – Oltre la recinzione. Foto dalla mostra di Andrea Cramarossa.

Si può godere della mostra “La Litania del Cromo” di Elton Gllava, passeggiando nel Centro Storico di Triggiano (BA), fino al 10 gennaio 2026. Per informazioni e visite guidate: 3420771754. Ingresso libero. Si suggerisce una passeggiata serale, dato che le foto esposte sono retroilluminate.

Andrea Cramarossa

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