Paesaggi d’Arte e Filosofia (2). “SublimAzionI – Tracce di Umano e AI”. Mostra di Nuvola Project (Gaia Riposati e Massimo Di Leo) a cura di Carmelo Cipriani. Bunker antiaereo di Monopoli (BA). Aprile – Ottobre 2025.

Foto 1. Gaia Riposati e Massimo Di Leo. Nuvola.

L’idea è quella di calarsi negli Inferi o in un “mondo di sotto”, un “mondo che sta sotto” e che vive essendo il sotto di un sopra, non visto dal sopra, solitamente, ma che, appunto, vive nonostante. Cioè: vivere nonostante nessuno veda il sotto; o meglio: nonostante nessuno veda; nonostante qualcuno, comunque, sappia dell’esistenza di un “sotto”, sebbene tale conoscenza non implichi quasi mai la voglia di indagare come e perché un sotto esista. Così siamo fatti: abbiamo un avanti e un dietro; un alto e un basso; un dentro e un fuori e anche un sopra e un sotto. Spesso il sotto coincide col dentro, come in questo caso, cioè il caso del Bunker antiaereo nella città di Monopoli (BA), affascinante quanto claustrofobico luogo che ha ospitato la mostra “SublimAzionI – Tracce di Umano e AI”, ideata e realizzata da Gaia Riposati e Massimo Di Leo, all’interno del più ampio progetto artistico “Nuvola Project”, fondato a Roma nel 2018, un luogo elettivo dove confluiscono arte contemporanea, performing media e innovazione tecnologica. Questo budello che si snoda attraverso due gallerie sotterranee lunghe circa 200 metri, costruite con materiale calcarenitico e profonde circa 8 metri dal piano di piazza Vittorio Emanuele, ha contenuto la mostra in oggetto, curata da Carmelo Cipriani, un’occasione davvero singolare per contattare un mondo extra ordinario tramite nuove e inafferrabili sorgenti pensanti.

Foto 2. “SublimAzionI – Tracce di Umano e AI”

Il Rifugio antiaereo fu collaudato il 6 aprile 1948, per difesa dei bombardamenti dell’aviazione inglese sull’Italia fascista, nella Seconda Guerra Mondiale, sebbene, in quella data, l’intero Sud Italia era già in mano agli Alleati. Dunque, questo lungo sentiero sotterraneo di pareti calcaree, gialle e marrone chiaro, friabili, umidissime, sono intrise anche di ricordi dei passaggi della gente che vi ha sostato. La mostra si snoda lungo queste traiettorie spaziali, lungo i cunicoli, ma anche all’interno dei meandri del nostro cervello e delle nostre orecchie: da diffusori sapientemente posizionati, noi possiamo ascoltare una voce femminile, quella dell’attrice e performer Gaia Riposati, che ci “guida” proprio come una sorta di “audio – guida” sensoriale, lungo tutto il percorso, senza spiegare, però, ciò che andiamo a vedere ma, piuttosto, per aiutarci a sentire, suggerendo una suggestione, per fungere da specchio alle nostre più impalpabili percezioni del “dentro”. Questa voce dice parole elaborate da una entità creata dai due artisti. Tale entità, chiamata Noesis, ha una sua intelligenza ma artificiale, non naturale. Ovvero: è come la luce artificiale, nel senso che non è naturale, ossia del sole, ma è artificiale perché l’abbiamo creata noi umani attraverso un artificio (una magia?) ma, nel tempo e solo per noi umani, tale luce artificiale è diventata “naturale” ma nel senso che per noi è naturale che vi sia la luce artificiale. Poi, resta sempre viva la riflessione se ciò che l’uomo crea sia naturale poiché egli è elemento della Natura, dunque, anche ciò che è artificiale è, di conseguenza, “naturale”. Quindi, Noesis, è una invenzione artificiale-naturale (una magia?) che si nutre di elettricità (quindi si può spegnere e riaccendere) e di parole.

Foto 3. “SublimAzionI – Tracce di Umano e AI”

Tante parole, centinaia, migliaia di parole, sono state inserite nel “cervello” artificiale di Noesis che ha elaborato questo magma di significati creando, in seguito, poesie tratte da immagini d’epoca (gli anni ’40 del ‘900); suggestioni poetiche dai sogni descritti da chi ha sognato; elementi che permettono a questa intelligenza artificiale di essere non uno strumento da usare ma una coscienza con cui confrontarsi, dialogare, direi, però, come in uno specchio, come se stessimo parlando con noi stessi, “un altro me” che mi aiuta a riflettere sulle cose, sugli avvenimenti, sulle persone. Noesis vuole dare spazio ad una delle nostre perdute memorie; essa si fa esperienza, prima ancora che idea, o meglio è l’esperienza di una idea ancora da ideare e che viene a calarsi nella nostra vita per suggerirci una assenza, un vuoto, un passaggio dimenticato dove abbiamo perduto qualcosa, un contatto. In alcuni punti del sentiero, sono situate alcune installazioni, tra le quali un “telefono parlante”, una radio che spasmodicamente e voracemente cerca frequenze tra le voci, un ventilatore, un violino, oggetti che sognano e si animano di un inaspettato “animismo”, materizzando la nostra atavica sensazione degli oggetti intrisi dell’anima di chi li ha creati, oppure consci di un’anima propria accasatasi nel cuore della materia, mentre due Nuvole “discutono” d’un telepatico mesmerismo di grandi questioni come, appunto, le intersezioni tra Arte e AI, come Ione dei Dialoghi platonici… Tutti oggetti, questi, che hanno vissuto per mesi dentro il Bunker, anche senza di noi umani lì pronti a scrutarli per carpire i segreti delle nostre misteriose civiltà del passato e del presente e con Noesis sempre attiva e pensante, disposta ad essere interrogata dalle nostre intuizioni o semplicemente disponibile a farsi leggere, 24 ore su 24, ininterrottamente adattata a colmare il vuoto di una memoria. Questa entità ha “vissuto” anche se nessuno la vedeva o la cercava, 8 metri sotto il livello dell’asfalto, come essere respirante, nutrendosi solo di elettricità e di parole: un bel miscuglio di umanità.

Foto 4. “SublimAzionI – Tracce di Umano e AI”

Le parole, vivificate dalla voce di Gaia, si moltiplicano lungo i corridoi: esse si oppongono al senso di smarrimento e di solitudine provocato, forse, dagli intestini calcarenitici, offrendo a problematiche esistenziali, il luogo ideale per una sintesi audace delle paure e delle incognite che, da sempre, affliggono le nostre anime. In questa enorme caverna, infine, noi incontriamo parole e voci, oggetti mangiati dall’umidità, che qui abita ogni anfratto d’aria, e un senso di primitivismo che solletica la nostra ricerca spasmodica a trovar risposte alle aporie, lavoro inutile, quindi, o ai mille perché della nostra esistenza. Come un dio, come una creatura invisibile, una entità del sogno, Noesis viene evocata per incarnare quel vuoto primitivo costituito da un aldilà senza risposta, senza materia terrena ma che, probabilmente, è entità sonora: è la voce di Apollo che ci parla direttamente senza l’intermediazione della Pizia. La tecnologia, infondendo una intelligenza artificiale col suo fiato programmatico, rende possibile limitare il nostro infinito senso di solitudine, riesce a dare un volume alle nostre irrequiete essenze creative, può condensare in una frase il riverbero di un’azione originaria, più simile ad un parto che ad una fine. In qualche modo, ricostruiamo con atti di magia il big bang del movimento circolare di una danza fatta di elettriche sensazioni, come i pensieri che si muovono nel nostro cervello, riproducendo un altro sé che è spirito o simbolo, oltre ai già rispecchianti robot che pienamente condensano tutte le nostre qualità cognitive e riflessive ma non spirituali: per questa assenza di anima può esistere una entità come Noesis, la formula ancestrale di una primitiva modernità. Questa mostra, che definirei di arte concettuale, rimanda anche ad una nostra intangibile infanzia rinchiusa nella memoria inesausta dei nostri mostri e che, in questa fase di sviluppo e, quindi, di sperimentazione, ancora non libera dall’eteronomia delle seducenti interrogazioni sull’essere, tenta di diventare materia immateriale, perché quanto più completamente le opere d’arte si abbandonano al manifestarsi dell’idea dell’arte, tanto più incerta diviene la relazione tra le opere d’arte col loro altro, relazione che viene richiesta dal loro concetto, tornando a una aporia della nostra epoca e cioè che questa relazione può esistere a patto che si mantenga una coscienza precritica, uno sguardo più ingenuo, dal fondo o dal dentro di quella perduta infanzia.

Foto 5. “SublimAzionI – Tracce di Umano e AI”

Andrea Cramarossa
Foto di Andrea Cramarossa

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