
La mia recensione sul concerto degli insegnanti del Pentagramma, per festeggiare i quarant’anni di attività, l’avevo redatta il 3 novembre scorso. Per tante ragioni, è rimasto nel cassetto per qualche giorno in più. Oggi, dopo il maledetto 11 novembre, ci siamo chiesti se avesse ancora un senso pubblicarla. La dipartita di Guido di Leone ci ha lasciato tutti pietrificati. Ma come i tanti
musicisti hanno testimoniato, non ci dobbiamo fermare, se non altro per rispetto nei suoi confronti. Non ho modificato una virgola, ma ho aggiunto oggi (14 novembre) una premessa ed una postfazione. Invito tutti coloro che hanno conosciuto Guido (non solo i musicisti) a rendergli omaggio e a perseguire quello che è stato il suo scopo di vita. (NDR)

Il traguardo dei quarant’anni della scuola di musica del Pentagramma di Bari non è una cosa da poco, e hanno fatto bene Guido Di Leone e sodali a voler festeggiare questo traguardo in modo “solenne”.

Da tempo ormai siamo abituati ad essere invitati al concerto dei Maestri del Pentagramma che è sempre stata una festa senza fine, per dare inizio al nuovo anno accademico. Ore ed ore di bella musica, grande professionalità e soprattutto un’occasione per trasmettere una gioia incontenibile. E quest’anno per festeggiare la cifra tonda, si è voluto dare risalto all’evento invitando la
cittadinanza intera a riempire il Teatro Petruzzelli. E in un Teatro gremito in tutti gli ordini, è stata avviata una kermesse musicale che ha visto protagonisti tutti gli insegnanti (parliamo di cinquanta artisti, tantissimi dei quali ormai affermati a tutti i livelli). Rispetto agli anni passati, dove questa occasione diventava una vera e propria maratona musicale, quest’anno, al Petruzzelli, i tempi sono stati più contingentati proponendo uno spettacolo che è durato poco più di tre ore.

Dopo un saluto carico di emozione da parte di Guido Di Leone, che ha ripercorso questa lunga storia, è stato il turno di Paola Romano, Assessora alla Cultura del Comune di Bari, che ha portato i saluti del Sindaco Vito Leccese, impossibilitato a partecipare per precedenti impegni. L’Assessora ha fatto riferimento a quanto accaduto a Bari a fine settembre scorso, con l’European Jazz
Conference, che ha visto la partecipazione di 400 addetti ai lavori, tutti professionisti del settore provenienti da 40 paesi di tutto il mondo, e che ha visto riempire di musica piazze e teatri della città, coinvolgendo in primis, oltre a musicisti di fama internazionale, anche gli allievi della scuola del Pentagramma e del Conservatorio Nicolò Piccinni di Bari. E qui Guido Di Leone ha tenuto a precisare che l’esperienza del Pentagramma non si è mai voluta agganciare a nessuna corrente politica per potersi esprimere in tutta autonomia, ma non ha fatto a meno di ricordare la delicatezza del sindaco Enrico Dalfino che è sempre stato attento alla scuola di musica durante il suo breve mandato (1990-’91).

E oltre a Dalfino, con voce rotta dall’emozione, ha voluto anche ricordare e ringraziare, oltre ai genitori che lo hanno sempre sostenuto sin dal primo momento (allora era poco più che ventenne) anche coloro che oggi non ci sono più: Davide Santorsola e Mariella Carbonara.

Dopo i primi saluti e ringraziamenti, tutti gli insegnanti si sono proposti al numeroso pubblico in gruppi sempre più articolati. Ogni gruppo (qualcuno, scherzosamente, li ha definiti “conglomerati”) hanno avuto un responsabile, ma solo per coordinare le prove, scegliere il repertorio e calcolare il rispetto dei tempi.

Lo abbiamo già detto: i musicisti che si sono alternati sul palco sono stati tantissimi. E come ha ricordato Guido Di Leone, si può essere bravi musicisti ma non è detto che che si possa essere bravi insegnanti, ma se sei un bravo insegnante, sei necessariamente un bravo musicista. E per questo la scuola del Pentagramma è un grosso serbatoio di artisti, tantissimi dei quali ormai affermati a livello internazionali. Guido ha anche ricordato che il jazz, oltre ad unire popoli lontani, riesce ad unire generazioni diverse. Il clima di festa e di condivisione è stato sempre tangibile durante lo spettacolo e lo è ogni volta che entri nei locali della scuola o frequenti il Duke Jazz Club.

Così, al pianoforte, si sono alternati Alessandro Binetti, Bruno Montrone, Pippo Lombardo, Carlo Maria Barile, Nico Marziliano, Francesco Schepisi e Antonio Laviero. All’organo (e al basso elettrico) Vito Di Modugno; alle chitarre, oltre a Guido Di Leone, anche Max Monno, Nando Di Modugno, Marco Giuliani, Paolo Magno, Maurizio Patarino, Alberto Parmegiani e Alex Milella; al
basso (o contrabbasso) Gianluca Fraccalvieri, Giorgio Vendola, Nico Catacchio, Giuseppe Bassi, Pierluigi Balducci e Giampaolo Laurentaci; alla batteria Michele Di Monte, Pippo D’Ambrosio, Fabio Delle Foglie, Antonio Ninni, Mimmo Campanale e Fabio Accardi. E ancora, Cesare Pastanella alle percussioni, Aldo Di Caterino al flauto, Vitantonio Gasparro al vibrafono, Domenico
Strada al violino. Per i fiati, Alberto di Leone e Doni Donatelli alle trombe, Vito Antonio Morra al trombone, Francesco Manfredi al clarinetto, Felice Mezzina e Giovanni Binetti ai sassofoni.

Ed infine le voci: le bellissime voci di Rosanna D’Ecclesis, Cristina Lacirignola, Paola Arnesano, Francesca Leone, Gabriella Schiavone, Stefania Arcieri, Luciana Negroponte, Fabio Lepore, Serena Grittani, Lisa Manosperti e Carla Bavaro.

A tutto questo dobbiamo aggiungere l’esibizione del gruppo di ballo guidato da Andrea Martinucci e Francesca Caggiano, entrambi insegnanti di danze swing della Hops Bari, la prima community barese dedicata alle danze swing e in particolar
modo al lindy hop. Mi auguro di non aver dimenticato nessuno.

Nelle tre ore di spettacolo abbiamo avuto modo di ascoltare brani della tradizione classica (“My baby just cares for me”, “Soft shoes” di Gerry Mulligan, “The Dry cleaner from des moines” (musica di Mingus, testo di Joni Mitchell), “Blue seven” di Sonny Rollins, “Chick’s tune” di Chick Corea), dediche alla musica brasiliana e latina in genere, ma anche tanti brani della musica italiana
(“Quando canta Rabagliati” di Giovanni D’Anzi o “Metti una sera a cena” di Morricone).

Non sono mancati brani originali, composizioni dei maestri del Pentagramma, come “Boogie Joey” di Guido Di Leone (dedicato al batterista Joey Baron), “Vito” di Michele Carrabba (dedicato a Vito Di Modugno), “Galles” di Stefania Arceri, “Mother” di Federica Lorusso (con un’interpretazione davvero straordinaria di Luciana Negroponte), e tanti altri brani. A chiudere questo lungo concerto un brano degli Incognito, dal titolo “Talkin’ Loud”, con la voce straordinaria di Carla Bavaro: una degna chiusura per quella che è stata davvero una bella festa di compleanno.

Lunga scia, dopo il concerto, con le foto di rito che hanno mostrato l’affiatamento tra tutti i musicisti presenti sul palco. Oltre ad essere una scuola di musica, quella del Pentagramma, eccellenza musicale in Italia, è davvero una scuola di vita. Con l’augurio di altri cento di questi giorni. Davvero un plauso a Guido Di Leone, ottimo conduttore della serata, e a tutti i suoi collaboratori che hanno portato la Scuola a livelli altissimi.

Bene. Ora una postfazione: oggi purtroppo sappiamo che il destino gli è stato avverso. E’ stata la sua ultima occasione per festeggiare la sua creatura. Attorno al Pentagramma orbitano decine e decine di musicisti e centinaia di alunni, grandi o piccoli. L’augurio di tutti è quello che ci possa essere un “dopo” Guido. Che la scuola di musica del Pentagramma e il Duke Jazz Club possano continuare ad essere delle eccellenze, ad attirare appassionati, a formarli e a rimanere, come lo sono stati finora, una Scuola di Vita.
Guido, grazie ancora. (NDR)
Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro