
Pietro Laera e Donato Romito, nella rispettiva qualità di Direttore Artistico e Presidente dell’Associazione Nel Gioco del Jazz, hanno inaugurato col botto la rassegna “Soundscape”, accogliendo sul palco del confortevole e familiare Teatro Forma un’artista ed il suo ardito ma riuscitissimo progetto di trasformare le più famose partiture dell’opera lirica nelle più particolari “arie” jazz mai sentite, ambizione che solo chi ha alle spalle tecnica, corde vocali salde, passione, tanta energia ma soprattutto curiosità come Cinzia Tedesco può pensare di realizzare, regalando alla platea una scaletta originale, trascinante e sfavillante come quella che ha preso vita la sera del 4 ottobre per il piacere un pubblico sicuramente e giustamente incuriosito.
Sul palco, la Tedesco, donna dagli occhi sfavillanti. assai carismatica e puro concentrato di gioia e voglia di condivisione, in un elegantissimo vestito lungo nero, confessa che finalmente realizza il suo desiderio di esibirsi nella città che l’ha accolta esordiente negli indimenticabili spazi dell’Arca di Noè e della Piccola Oasi, e per di più in compagnia di una ottima band composta da Maestri del calibro di Pino Jodice al pianoforte, Viden Spassov al contrabbasso e Pietro Iodice alla batteria, veri guerrieri del sound.
Il concerto che si sviluppa in poco più di un’ora è frutto della caparbietà della vocalist che ha intravisto nel singolare connubio musicale tra classica e jazz la sua personale missione, per la quale si è avvalsa del lodevole contributo del Maestro e amico Stefano Sabatini per gli arrangiamenti, e che l’ha portata ad realizzare due progetti discografici in tal senso, il “Verdi’s Mood” ed il “Mister Puccini in jazz”.
Le memorabili melodie dei due irraggiungibile compositori sono state rimaneggiate affinché il linguaggio operistico fosse fruibile in chiave jazz; esse rivivono sotto i tempi dispari, nella ritmica bossa nova, nell’incantevole swing, nelle ballate romantiche, così come nel passionale tango e persino nel travolgente samba.
Il “paesaggio” ricercato ha richiesto doti trasversali che la vocalist ha messo in campo con una apparente semplicità. E così, partendo da un sound raffinato riservato a “Quella gelida manina” della Bohéme di Puccini, ecco che con Tosca e la sua “E lucean le stelle” siamo travolti da un ritmo che si appropria di noi. Ma il palco per la vocalist diventa anche occasione per portare un messaggio di pace, facendosi ispirare dall’ultima parola con la quale Puccini conclude la sua Manon Lescaut – ”amore” -, esortandoci a riscoprire l’armonia vitale in questi tempi troppo violenti.
Ma è anche un altro il tema che la Tedesco porta sul palco ed è quello del giusto riconoscimento del valore della donna e della sua inclusione nella società – anche per dar voce all’associazione Rete Inclusione Donna che sostiene personalmente – e lo fa attraverso una roboante e pazzesca esecuzione di “Amami Alfredo” in cui la batteria conquista la scena per esprimere la forza di una donna che tutti chiamavano Traviata ma che, a dispetto dell’opinione comune, aveva insegnato a tutti, con la sua rinuncia, cosa significasse davvero amare qualcuno profondamente.
E torna Tosca, “che non si discute” perché anche nell’aria di “Recondita armonia” di Puccini, non si può che interpretare l’amore, quello che Caravadossi nutre per la protagonista, e qui l’intesa tra il piano nelle mani e nella tecnica invidiabile di Jodice, il perfetto incedere del ritmo conferito dalle corde del contrabbasso ed il tempo scandito dall’infaticabile batterista esaltano la platea che spesso e volentieri irrompe con applausi a scena aperta.
Mai avremmo pensato che il diavolo avesse tenuto tra le mani l’acqua santa: è questa la considerazione a caldo che vien fuori, personalmente, al termine di una serata che non avremmo voluto vedere volgere al termine; l’esplorazione musicale di alto livello alla quale abbiamo assistito ha mischiato le carte che avevamo ben ordinato e classificato ponendo da una parte la musica lirica e dall’altra quella jazz.
Le arie sono state certamente destrutturate, ma il risultato è stato assolutamente accattivante, quanto meno per chi è entrato in teatro per scoprire ed apprezzare nuovi orizzonti musicali.
Gemma Viti