
La quarta serata del Francavilla è Jazz è stata affidata al trombettista salentino Andrea Sabatino per la presentazione in anteprima assoluta del nuovo album di prossima pubblicazione, dal titolo “Fatata”,
La rassegna è ormai giunta alla docicesima edizione con la Direzione Artistica di Alfredo Iaia e che è diventata un punto di riferimento per i tanti appassionati di questo genere musicale. Sin dall’inizio il festival ha avuto il supporto dell’Amministrazione Comunale e di tanti piccoli sponsor privati che hanno consentito un accesso gratuito alla manifestazione, in piazza Giovanni XXIII. Cinque serate, dal 3 al 7 settembre, con cinque spettacoli (per scelta) molto diversi tra loro ma che hanno in comune una proposta culturale che ve ben oltre l’intrattenimento, e vuol proporre una musica raffinata. E la musica jazz è il filo conduttore di questa bella rassegna, che ha visto sul palco esibirsi artisti provenire da tutto il mondo, dal giappone a Cuba, dalla Svezia all’Argentina, ma che ha visto anche tanti musicisti italiani che il mondo ci invidia, senza sminuirne il livello artistico.

E come già accennato, la quarta serata ha visto l’esibizione del quartetto di Andrea Sabatino, con l’aggiunta, in alcuni brani, di una voce davvero particolare, quella della cantante di origini algerine Badrya Razem. Ad accompagnarli sul palco di Francavilla Fontana, Claudio Filippini al pianoforte, Antonio De Luise al basso elettrico e Dario Congedo alla batteria.

Un progetto completamente inedito, realizzato ed ideato da Andrea Sabatino, con sue composizioni originali tranne una, e con una collaborazione per la pre-produzione, da parte di Claudio Filippini. Il titolo “Fatata” ci riporta alla mente un mondo infantile, cosparso di draghi, principesse e fate. Ed è proprio alle tre piccole figlie di Andrea che questo progetto è dedicato. Non sono composizioni per bambini, ma in più di un’occasione emerge il legame affettivo con le figlie.

Andrea Sabatino inizia lo studio della tromba precocissimo all’età di 5 anni seguito dal padre anch’egli musicista. Nel 1999, appena diciassettenne, conclude gli studi classici conseguendo il “Diploma in Tromba” con il massimo dei voti presso il Conservatorio Tito Schipa di Lecce. Nel 2000, con Fabrizio Bosso, intraprende gli studi jazzistici. Partecipa ai seminari estivi di “Umbria jazz 2001” dove viene premiato come “miglior talento” e dove vince la borsa di studio per la prestigiosa Berklee college of music di Boston. Successivamente frequenta Siena jazz (2002) e nel 2003 si classifica tra i finalisti del “Premio Nazionale Massimo Urbani” vincendo una borsa di studio per “NUORO JAZZ 2003”. Nel 2004 consegue il “Diploma in Musica Jazz” presso il Conservatorio “Tito Schipa” di Lecce sotto la guida del M° Luigi Bubbico. Oltre alla sua attività conceristica, insegna presso il Conservatorio di Catanzaro.

Badrya Razem nasce ad Altamura nel 1994 con origini algerine, inizia i suoi studi, in tenera età, in pianoforte classico. Consegue il diploma accademico di I e II livello in Canto Jazz, e il II livello di specializzazione in Canto Lirico, tutte le tesi con votazione di 110 e Lode con menzione d’onore, discutendo tesi sperimentali di ricerca. Ha collaborato con diverse Orchestre nei Teatri: La Filarmonica A. Toscanini, l’Orchestra del Petruzzelli, la Sinfonica di Matera, L’Ecletic Inside Orchestra con Direttore Ettore Papadia, l’Orchestra dei Solisti Lucani, l’Orchestra ICO della Magna Grecia, l’Orchestra Sinfonica Lucana, Orchestra Sinfonica Nuovi Spazi Sonori. A novembre e dicembre 2019 parte per due tournée rispettivamente in Norvegia e in Lituania con il Maestro Cipriani, presentando il suo disco ” At time it is”. E’ costantemente alla ricerca di nuove sonorità, sperimentando la sua voce in tutte le sue sfumature, esaltando le sue radici arabe.

Claudio Filippini nasce a Pescara nel 1982. Si diploma giovanissimo in pianoforte presso il Conservatorio “G.B.Pergolesi” di Fermo.Da studente ha frequentato diversi seminari e corsi di perfezionamento con maestri come Kenny Barron, George Cables, Barry Harris, Harold Battiste, Jimmy Owens, Joey Calderazzo, Enrico Pieranunzi, Franco D’Andrea, Otmaro Ruiz, Stefano Bollani, Stefano Battaglia. Nel corso degli anni Claudio Filippini ha avuto modo di esibirsi in numerosi club e festival di tutto il mondo e ha avuto la possibilità di suonare insieme a Wynton Marsalis, Dee Dee Bridgewater, Donny McCaslin, David Binney, Palle Danielsson, Tony Scott, Mike Stern, Noa, Mario Biondi, Giovanni Tommaso, Maria Pia De Vito, Fabrizio Bosso, Max Ionata, Lorenzo Tucci, Battista Lena, Francesco Bearzatti, Simona Molinari. Dal 2010 al 2014 è il pianista della band di Mario Biondi e con lui si esibisce in numerosi tour in oltre 40 paesi.

È docente di pianoforte jazz presso il Conservatorio di Musica “Luisa D’Annunzio” di Pescara. Il suo amore viscerale per la musica, la sua curiosità verso i linguaggi di ogni luogo ed epoca e la sua continua sperimentazione gli consentono di intraprendere percorsi musicali sempre diversi.

Antonio De Luise, salernitano, anche lui docente presso il Coservatorio di Catanzaro. Tra le sue collaborazioni più significative, quelle con Nino Buonocore e Max Ionata, Claudio Romano, Amedeo Ariano, Flavio Boltro.

Dario Congedo Laureato sia in batteria che in percussioni classiche, insegna attualmente batteria pop-rock presso il conservatorio di musica “Tito Schipa” di Lecce.a studiato a New York con John Riley, Matt Wilson, Jonathan Blake, Jim Black. Alcune delle collaborazioni più significative in ambito Pop con Chiara Civello, Eugenio Finardi, Ron, Federico Zampaglione, Tosca, Paolo Belli, Karima, Antonella Ruggiero; in ambito jazz con Flavio Boltro, De Dee Bridgewater, Javer Girotto, Nicola Conte, Fabrizio Bosso, Gianluca Petrella, Raffaele Casarano, Kekko Fornarelli, Marco Tamburini, , Gegè Telesforo, Gaetano Partipilo , Julian Oliver Mazzariello, Luca Aquino, Marco Bardoscia, Francesco Bearzatti, Canzoniere Grecanico Salentino e molti altri.

Il concerto è stato introdotto da un breve filmato che ritrae Andrea Sabatino con le sue tre figlie che giocano a nascondino in giardino, sulle note del padre. E a questo punto, parlando del concerto, vorrei partire dal bis finale. Il concerto è filato troppo in fretta anche se è durato più di un’ora e mezzo. Le emozioni sono state molteplici, con ottimi musicisti e una voce dolcissima (ma solo in due brani). Per il bis la sezione ritmica è stata licenziata, sul palco è rimasto Claudio Filippini al pianoforte. Le luci sono diventate soffuse ed Andrea Sabatino ha iniziato una breve passeggiata tra il pubblico con la sua tromba. Il brano è quello che darà il titolo al futuro Album: Fatata. E l’atmosfera è improvvisamente diventata magica. Sabatino ci ha raccontato che questo brano è stato realizzato alla fine di tre giorni di registrazioni. Sentiva che mancava qualcosa e insieme a Claudio Filippini: “abbiamo chiuso gli occhi e cominciato a registrare un brano mai scritto prima, ognuno seguendo la propria immaginazione”. Così nasce “Fatata”, la cui pubblicazione è prevista a gennaio del prossimo anno. Un momento davvero da brividi, che ha chiuso in bellezza una serata illuminata da una luna piena.

Tutti i brani, ad eccezione di uno, sono composizioni originali di Sabatino. Rispetto ai precedenti album (mi riferisco in particolare a Melodico con Vince Abbracciante o Jazz Experience con Fabio Zeppetella, per alcuni brani è stato introdotto l’uso dell’elettronica, anche se in modo equilibrato.

Il primo brano porta il titolo Dieci, Dieci, Dieci, mentre il secondo è un suo omaggio ad un altro trombettista di origini israeliane, Avishai Cohen (For Avishai). Il terzo brano invece è una melodia composta su una semplice melodia cantata dalla figlia Benedetta e “catturata” di nascosto, su cui è stata successivamente creata la composizione dal titolo “Tà-Tà”. Solo al quarto brano, più classicheggiante, un omaggio a Ludvig Van Behetoven (I remember Ludvig), è salita sul palco Badrya Razem con la sua voce molto particolare, ovviamente influenzata dalle sue origine algerine.

A seguire la composizione “Fa Fa” che nel prossimo album avrà una “double track” con il rapper salentino Done, e infine l’unico brano non originale, dal titolo “Life” e portato al successo dalla cantante Des’ree, uscito a giugno del 1998 e diventato immediatamente il tormentone di quell’estate.

L’ultimo brano, prima del bis di cui abbiamo già parlato, porta il titolo “Road to Nazaret” ed è dedicato al popolo palestinese. Dedicato a queste persone che stanno soffrendo e che si trovano, loro malgrado, coinvolti in questa assurda guerra. Evidentemente non abbiamo capito nulla di cosa la storia ci ha insegnato. E a questo punto l’applauso è tutto per loro.

E anche la penultima serata del Festival è alle spalle. Una sera più bella dell’altra. Se volevano stupirci presentando ogni serata un progetto diverso dal precedente, ci sono riusciti a pieno. Grazie infinite ad Alfredo Iaia, a Roberto Passaro (che tra l’altro sarà coproduttore dell’Album Fatata), a Stefano Dentice, a Maria Agelotti e a tutti coloro che hanno profuso impegno per la realizzazione della rassegna. E con un unico slogan: “Make Jazz, not war”. E senza dimenticare “Francavilla è Jazz – Night”, almeno per i più tenaci.
Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro