1° Maggio sempre: Cirano Post celebra la Festa del Lavoro 2024

Compiendo il mio mestiere
pietra con pietra, penna a penna,
passa l’inverno e lascia
luoghi abbandonati,
abitazioni morte:
io lavoro e lavoro,
devo sostituire
tante dimenticanze,
riempire di pane le tenebre,
fondare di nuovo la speranza.

Non è per me altro che la polvere,
la pioggia crudele della stagione,
non mi riservo niente
ma tutto lo spazio
e lì lavorare, lavorare,
manifestare la primavera.

A tutti devo dar qualcosa
ogni settimana e ogni giorno,
un regalo di colore azzurro,
un petalo freddo del bosco,
e già di mattina sono vivo
mentre gli altri si immergono
nella pigrizia, nell’amore,
e sto pulendo la mia campana,
il mio cuore, i miei utensili.

Ho rugiada per tutti.
[Pablo Neruda – Ai miei obblighi]

Ho dei bambini cui badare
vestiti da rattoppare
pavimenti da lavare
cibo da comprare
poi, il pollo da friggere
il bambino da asciugare
un reggimento da sfamare
il giardino da curare
ho camicie da stirare
i bimbetti da vestire
la canna da tagliare
e questa baracca da ripulire
dare un’occhiata agli ammalati
e raccogliere cotone.
Risplendi su di me, sole
bagnami, pioggia
posatevi dolcemente, gocce di rugiada
e rinfrescate ancora questa fronte.
Tempesta, spazzami via di qui
con una raffica di vento
lasciami fluttuare nel cielo
affinché possa riposare.
Cadete morbidi, fiocchi di neve
copritemi di bianco
freddi baci ghiacciati
lasciatemi riposare questa notte.
Sole, pioggia, curva del cielo
montagne, oceani, foglie e pietre
bagliori di stelle, barlume di luna:
siete tutto quello che io posso dire mio.

[Maya Angelou – Lavoro di donna]

Guardami bene diritto negli occhi
che il mio mestiere non è il soldato,
guardami bene diritto negli occhi
che il mio mestiere non è
né di spada né di cannone,
quello che ero io l’ho scordato,
se fosse spada se fosse cannone
il mio mestiere saprei qual è.

Adesso guardami le mani:
ti sembrano mani da padrone?
Coraggio e toccami le mani
che la mia vita non è
né col denaro né col potere
oppure l’avrò dimenticato,
se fosse denaro e ci fosse ragione
il mio cammino saprei qual è,
ma il mio mestiere non è

Guarda la punta delle mie scarpe,
quello che faccio non è la spia
né informatore né polizia
che il mio mestiere non è,
di sicuro non è.

Quello che faccio è cercare il tuo amore
fino nel cuore delle montagne,
quello che ho fatto è scordare il tuo amore
sotto il peso delle montagne,
quello che faccio è cercare il tuo amore
fino nel cuore delle montagne,
quello che ho fatto è scordare il tuo amore
sotto il peso delle montagne.

Guarda i vestiti che porto addosso,
non sono quelli di un sacerdote,
per i vestiti che porto addosso
il mio mestiere non è
né rosario né estrema unzione,
quello che ero io l’ho scordato,
se fosse rosario, se fosse olio santo
il mio mestiere saprei qual è.

E vedi che il bianco fra i miei capelli
non porta al titolo di dottore
e la sveltezza delle mie dita,
la mia vita non è
né di taglio né di dolore
né di carne ricucita
né di taglio né di dolore,
anche questo non è,
il mio mestiere non è.

Il mio mestiere fu cercare il tuo amore
fino nel fuoco delle montagne,
il mio destino scordare il tuo amore
sotto il peso delle montagne,
il mio mestiere fu cercare il tuo amore
fino nel fuoco delle montagne,
il mio destino scordare ogni amore
sotto il peso delle montagne.

Guardami bene diritto negli occhi:
ti sembrano gli occhi di un soldato?
Leggimi bene in fondo negli occhi
che la mia vita non è,
il mio mestiere non è.

[Ivano Fossati – Il canto dei mestieri]

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