La preghiera laica di Marco Bardoscia per la salvaguardia del Creato: “LegnoMadre” incanta il pubblico dell’associazione “Nel Gioco del Jazz” grazie anche all’apporto del grande Gabriele Mirabassi

Appuntamento di tutto rilievo al Teatro Forma di Bari per la rassegna Musiche Corsare, organizzata dall’Associazione Nel Gioco del Jazz, con il gruppo del contrabbassista Marco Bardoscia, Insieme a lui, sul palco del Teatro Forma, il pianista William Greco, il batterista Dario Congedo ed il percussionista Simone Padovani. Ospite d’eccezione: il clarinettista Gabriele Mirabassi.

E’ stato presentato l’album LegnoMadre, pubblicato ad ottobre 2023 dall’etichetta Tŭk Music di Paolo Fresu, registrato con la stessa formazione ma con l’aggiunta dell’Orchestra da Camera di Perugia, e della voce di Mannarino solo nella seconda traccia (Lagrimas Negras). E’ tra le produzioni discografiche vincitrici del bando “Puglia Sounds 2023”. In una consequenzialità con il lavoro precedente, anche in questo lavoro i dieci brani dell’album rappresentano una riflessione sulla natura e sul rapporto tra uomo e creato, rappresentato dal legno come elemento base del nostro pianeta, in particolare per l’essere umano.

Marco Bardoscia è diplomato in contrabbasso classico al conservatorio “T. Schipa” di Lecce e in musica Jazz presso il conservatorio “N. Rota” di Monopoli. La sua attitudine è multiforme così come le sue collaborazioni.
Negli anni ha approfondito il legame con la sua terra, il Salento (Puglia), collaborando con tutti i maggiori esponenti della scena tradizionale e lavorando sul repertorio musicale e rimescolandolo con il suo personale linguaggio.
Ha vissuto per sette anni a Bruxelles dove è entrato in contatto con la scena musicale belga.
Da diversi anni collabora assiduamente con il trombettista Paolo Fresu lavorando in diverse incisioni della sua casa discografica Tǔk.

Gabriele Mirabassi Diplomato in clarinetto nel 1986 presso il Conservatorio “Morlacchi” di Perugia, è uno dei principali musicisti di questo strumento nel panorama italiano.

Nella sua carriera ha spaziato tra il jazz e la musica classica, collaborando con numerosi artisti come Richard Galliano, Enrico Pieranunzi, John Taylor, Steve Swallow, Stefano Bollani, Stefano Battaglia, Roberto Gatto, Rabih Abou-Khalil e Edmar Castañeda (per restare nell’ambito della musica jazz).

Da diversi anni ha iniziato a svolgere una ricerca approfondita sulla musica strumentale popolare brasiliana e sudamericana in genere.

William Greco è nato a Nardò (Le) nel 1987 e formatosi alla scuola pianistica di Benedetto Lupo e Pasquale Iannone. Si è diplomato e laureato in pianoforte con il massimo dei voti, lode e menzione speciale presso il Conservatorio di Musica “Nino Rota” di Monopoli. È docente di pianoforte principale presso il Conservatorio Carlo Gesualdo da Venosa di Potenza.

Ha ottenuto premi nei principali concorsi pianistici nazionali ed internazionali, tra i quali il primo premio al concorso internazionale di esecuzione musicale “Francesco Moscato” di Airola”, menzione speciale al “Premio Nazionale delle Arti” 2013 e al “Premio Venezia” del 2012.

Dario Congedo, anche lui di Galatina, classe 1983. Diplomato in percussioni presso il conservatorio Tito Schipa di Lecce nel 2005. Ha studiato batteria con Fabrizio Sferra, Alessio Riccio. A New York ha avuto la possibilità di perfezionare il suo stile con John Riley, Matt Wilson, Jonathan Blake e Jim Black. Ha conseguito il diploma in percussioni afrocubane, corso triennale presso il Conservatorio di Lecce.

Ha frequentato corsi di perfezionamento in tutta Italia e Master Class con celebri batteristi e percussionisti come Peter Erskine, Jimmy Cobb, Virgil Donati, Ellade Bandini, Mike Rosen e tanti altri. Nel 2005 ha conseguito il primo premio come miglior musicista nel 7° concorso nazionale New Generation di Castelfidardo. Numerosissime le collaborazioni anche nell’ambito della musica Pop con Chiara Civello, Ron, Tosca, Carolina Bubbico, Karima, Rosalia De Souza, e tanti altri.

Simone Padovani Percussionista e batterista. Nasce a Firenze nel 1973. Si avvicina allo studio della batteria all’Accademia di Musica Moderna di Firenze. Frequenta i seminari di Ravenna Jazz tenuti da Elvin Jones, Horacio (El Negro) Hernandez e Ettore Fioravanti. Frequenta seminari internazionali di percussioni afrocubane di Barcellona studiando con Miguel “Angà” Diaz.

Dei 10 brani presenti nell’album, ben otto sono composizioni originali di Marco Bardoscia. Gli unici due brani non originali sono “Lágrimas negras”, brano composto da Miguel Matamoros e “Peace”, titolo arrangiato da Alfonso Girardo

Questo progetto, incentrato sul rispetto dell’ambiente (Legno madre) è la prosecuzione del precedente lavoro di Bardoscia, del 2020, dal titolo “The Future is a tree”. E del resto, tutti gli strumenti utilizzati hanno il legno come base. Dal contrabbasso al pianoforte, al clarinetto, alle percussioni. L’unica differenza tra il precedente lavoro e le composizioni presentate durante il concerto, sta nel fatto che il trio originale (tutto salentino, nel 2020) si è allargato accogliendo altre percussioni (in aggiunta alla batteria) e lo straordinario clarinetto di Gabriele Mirabassi. Un’aggiunta non di poco conto.

Straordinaria la simbiosi tra i cinque musicisti che sono riusciti a ricreare sin dalle prime note atmosfere surreali, con un riferimento dichiarato al rispetto del creato.

La sonorità del contrabbasso di Bardoscia resta sempre corposa e ha creato, in ogni istante, la spina dorsale di tutti i brani. Le doppie percussioni non fanno altro che incalzare il ritmo. In alcuni momenti i due percussionisti si sono ritrovati a suonare lo stesso strumento in perfetta simbiosi. Su questa solida base ritmica è stato facile per il pianoforte di William Greco ed il clarinetto di Gabriele Mirabassi, ricamare melodie a volte rarefatte, ma anche estremamente trascinanti.

La tecnica di Mirabassi resta impeccabile, ma oltre questo, durante i concerti, resta da ammirare la mimica del suo corpo che veramente ti appassiona. Un musicista da gustare con le orecchie ma anche con gli occhi.

In tutti i momenti del concerto la presenza ed il suono del contrabbasso di Bardoscia ha fatto da faro e da collante con le sue sonorità, come a voler dare sostegno al prezioso lavoro di William Greco e Gabriele Mirabassi. Un brano in particolare, “Sequoia”, diventa simbolo del progetto con la sua imponenza. I ritmi che abbiamo avuto modo di ascoltare hanno fatto spaziare la nostra immaginazione, partendo da ritmi jazz, spagnoleggianti, sudamericani mediterranei e latini, in un viaggio senza fine.

Bravissimi i nostri musicisti pugliesi (salentini), ma altrettanto bravi i musicisti ospiti (Mirabassi e Padovani).

Marco Bardoscia avevamo avuto modo di ascoltarlo lo scorso novembre a Monopoli con Paolo Fresu (insieme a Dino Rubino e Daniele Di Bonaventura) in un concerto straordinario. I concerti di Mirabassi sono sempre un vero spettacolo. Lo avevamo ascoltato recentemente (maggio scorso) al Duke in altra formazione, ed avremo l’opportunità di poterlo riascoltare a Corato fra due settimane, insieme al fisarmonicista Simone Zanchini in uno spettacolare “Il gatto e la volpe”. Non lasciatevelo sfuggire.

Un concerto travolgente, con un pubblico in visibilio. Applausi meritati per tutti i musicisti, che non si sono fatti troppo pregare per l’immancabile bis.

Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro

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