“Io sono Nicola”: fare memoria a Bari delle vittime innocenti di mafia grazie ad un emozionante incontro organizzato da Libera

Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, ha celebrato a Bari forse il momento più significativo in Puglia da quando Libera è stata costituita.

Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie è un’associazione di promozione sociale presieduta da don Luigi Ciotti, da lui stesso fondata nel 1995  con l’intento di sollecitare la società civile nella lotta alla criminalità organizzata e di favorire la creazione di una comunità alternativa alle mafie stesse. Libera coordina più di 1600 realtà nazionali e internazionali che si occupano in vario modo del contrasto alla criminalità organizzata. Fra gli scopi dell’associazione: promuovere i diritti di cittadinanza, la cultura della legalità democratica e la giustizia sociale; valorizzare la memoria delle vittime di mafie; contrastare il dominio mafioso del territorio.

Lunedì 5 febbraio scorso, nella Sala conferenze della Parrocchia di San Sabino gremita all’inverosimile, l’Associazione Libera ha voluto ricordare i cinquant’anni dell’omicidio di quella che viene considerata la prima vittima innocente di mafia in Puglia. A quei tempi Libera non era ancora nata, e nell’immaginario collettivo, la Puglia era un territorio ancora incontaminato dalle ingerenze di famiglie mafiose.

Nicola Ruffo, ferroviere di 45 anni, venne assassinato a Bari il 6 febbraio del 1974 durante una rapina in una tabaccheria.  L’unica sua colpa è stata quella di non voltarsi dall’altra parte, e tentando di difendere il titolare del negozio in cui era in corso una rapina, fu freddato da uno dei rapinatori che gli sparò un colpo di pistola dritto al cuore.

Poco dopo l’omicidio, gli inquirenti riconobbero nei cinque rapinatori l’embrione del clan Parisi. La rapina alla tabaccheria era il loro “battesimo di fuoco”. Ma nel 1974 qui a Bari non si parlava di mafia. Si diceva soltanto “è stata una disgrazia”.

Per ricordare Nicola Ruffo, si sono stretti alla sua famiglia tantissimi familiari di altre vittime innocenti di mafia, tanti Sindaci dei Comuni della Città Metropolitana e tanta gente comune, convinti tutti che ricordare queste persone significa mantenerne vivo il ricordo.  Farne memoria significa ribadire alla cittadinanza intera che non sono morti invano. Memoria significa impegno.

L’incontro è stato introdotto da don Angelo Cassano, parroco della Chiesa di San Sabino e Referente Regionale dell’Associazione Libera, Dopo un breve saluto ed i doverosi ringraziamenti, è stato dato il massimo spazio al racconto della figlia Pasqualina che con forza e coraggio, non senza emozione, ha raccontato a tutti chi è stato suo padre, i suoi insegnamenti, le difficoltà vissute dalla famiglia dopo l’omicidio, i riconoscimenti ricevuti (primo fra tutti la Medaglia d’oro al Valore Civile conferita dopo tre anni (ma ricevuta solo dopo sei, il primo maggio del 1980). Aveva 11 anni quando suo padre fu ucciso.

A seguire gli interventi di Daniela Marcone, anche lei figlia di vittima innocente di mafia nonché Vicepresidente di Libera e referente nazionale dell’Associazione per l’Area Memoria, del Vice Prefetto di Bari, Dott.ssa Maria Stefania Fornaro,  del Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano (assente per altri impegni istituzionali, ma che ha voluto essere presente con un messaggio scritto che è stato letto da Daniela Marcone); del Sindaco di Bari Antonio De Caro, e dal Fondatore e Presidente di Libera, don Luigi Ciotti.

Questa commemorazione (a detta di Pasqualina Ruffo, la prima e l’ultima) è stata lunghissima, non perché c’è stata una lunga passerella di autorità, ma perché tutti i presenti sono rimasti incantati ad ascoltare i racconti di Pasqualina, figlia di un padre come tanti altri, che ha saputo trasmettere a tutti la propria integrità intellettuale.

Oltre al conferimento della Medaglia d’oro al Valore Civile, numerosi sono stati i riconoscimenti al nome e alla memoria di Nicola Ruffo: la prima, nel 2006, l’intitolazione di una strada del Comune di Bari (con Emiliano Sindaco), successivamente (2018) l’intitolazione di un plesso dell’Istituto Comprensivo Gianni Rodari di Palagiano (sua città natale), grazie all’allora Preside Anzolin. L’anno successivo (2019), la nascita di un Presidio cittadino di Libera a Valenzano, dove i soci fondatori hanno scelto di dedicare tale presidio alla memoria di Nicola Ruffo.

Al termine del suo intervento, Pasqualina ha voluto accogliere accanto a sé i familiari di altre vittime innocenti pugliesi di mafia: i familiari di Giovanbattista Tedesco, di Domenico Martimucci, di Francesco Marcone, di Luigi Fanelli (a cui è intitolato il presidio di Bari) e di Giuseppe Mizzi. Li ha chiamati “suoi fratelli di dolore”, e sono stati abbracciati in un commosso e lungo applauso di tutti i presenti.

A differenza degli altri, però, Nicola Ruffo non è mai stato formalmente riconosciuto vittima innocente di mafia perché il reato di associazione mafiosa è stato introdotto soltanto del 1982, anche se nei confronti del commando dei cinque rapinatori tutti i gradi di giudizio hanno confermato condanne senza sconti.

Nel suo breve intervento Daniela Marcone ribadito che la testimonianza su Nicola Ruffo ci aiuta giorno per giorno a fare le giuste scelte. E coraggio significa anche coerenza (apprezzando molto il racconto fatto da Pasqualina).

Il Viceprefetto di Bari, la dott.ssa Stefania Fornaro, ha sottolineato, facendo un paragone con le piaghe antidecubito, quanto sia importante lavorare sulla parte sana e non su quella malata (il confronto rende bene l’idea).

Straordinario l’intervento del Sindaco Antonio De Caro. In pochi minuti ha sottolineato che non esistono posti e momenti sbagliati, ma persone sbagliate che ammazzano gli altri senza timori. Nicola ha deciso tra la legalità e l’illegalità, ha deciso tra il coraggio e l’omertà, tra il bene ad il male, ha scelto la parte giusta e ha perso la vita.

Questa città ha deciso di schierarsi di fronte alla criminalità organizzata, di non abbassare la testa o girarla dall’altra parte. In questi anni l’azione della Magistratura e delle Forze dell’Ordine è stata straordinaria. Oggi possiamo dire che non siamo una città mafiosa, ma siamo una città che ha la mafia e che continua a combatterla. In particolare, sottraendole le forze giovani, che si possono solo illudere di guadagni facili. Non ci sono criminali di successo. O finiscono in galera o finiscono in una bara.

L’intervento di don Luigi Ciotti ha concluso il lungo incontro. Ha evidenziato che oltre l’80% delle famiglie delle vittime innocenti di mafia non conosce ancora la verità, e senza verità non si costruisce giustizia. L’omertà uccide la verità e la speranza. Il nostro impegno deve essere quotidiano. Se dopo 150 anni continuiamo a parlare di mafie, qualcosa non funziona. A fare la differenza è l’indifferenza. Non si può neanche essere neutrali. Abbiamo bisogno di cittadini responsabili. Non ad intermittenza. Ogni sua parola è stata un macigno sulle nostre coscienze.

Dopo cinquant’anni, ce lo chiede questa sera Nicola: uno scatto in più. La speranza ha bisogno dell’impegno di ciascuno di noi. Facciamo una mossa in più.

Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro

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