Il racconto in musica di Luigi Viva e Luigi Masciari “Viva De Andrè”, a venticinque anni dalla scomparsa del cantautore, emoziona il pubblico degli Amici della Musica “Orazio Fiume” di Monopoli

Ancora una volta l’Associazione Amici della musica “0razio Fiume” di Monopoli mette a segno un altro splendido tassello della 44° Stagione concertistica 2023-2024, con un omaggio dedicato alle musiche di Fabrizio De Andrè. E lo fa esattamente il giorno in cui tutto il mondo musicale (ma non solo) ricorda i 25 anni della scomparsa del cantautore genovese.

Ideatore del progetto, non solo musicale, è Luigi Viva, che ha provato a far riemergere un De André fuori dagli schemi, grazie anche a inediti contributi audio e video che lo vedono protagonista. Luigi Viva, socio fondatore della Fondazione De André ed autore della biografia “Non per un Dio ma nemmeno per Gioco” (Feltrinelli, prima edizione 2000), oltre a “Falegname di Parole – Le Canzoni e la musica di Fabrizio De André” (Feltrinelli), edito ormai cinque anni fa, nel suo concerto-racconto narra il percorso del grande cantautore e il suo amore per il jazz.

Prendendo spunto da una sua lunga amicizia con Fabrizio, Luigi Viva ha iniziato a proporre una versione letteraria, rappresentando la biografia di De Andrè con il supporto di immagini e di brani audio originali.
Una prima rappresentazione di questo “racconto” è stata realizzata già nel 2000 presso il Liceo Colombo di Genova, dove Fabrizio De Andrè si era diplomato. Lo spettacolo messo in scena a Monopoli e che ha voluto evidenziare la passione di De Andrè verso la musica Jazz, è stato costruito in un periodo di tempo molto lungo, circa un ventennio. Attraverso i racconti di Luigi Viva, le registrazioni audio e le immagini ed il quintetto composto da straordinari musicisti jazz quali Luigi Màsciari alla chitarra, che ne ha curato la direzione musicale e gli arrangiamenti, Francesco Bearzatti al sax tenore e clarinetto, Alessandro Gwis al pianoforte, Francesco Poeti al basso elettrico a sei corde, e Pietro Iodice alla batteria, gli spettatori hanno conosciuto la vita ed il pensiero del cantautore genovese. Questo stesso spettacolo è stato recentemente presentato ad Umbria Jazz Winter 2023 ad Orvieto, il primo gennaio 2024.

Lo spettacolo è iniziato con il brano “Valzer per un amore”, seguito da altri brani noti a tutti come “La guerra di Piero”, “La città vecchia”, “Il pescatore”, “La canzone di Marinella”, “Créuza de mà”, fino ad arrivare alla “Canzone dell’amore perduto”. Per ultimo, a chiusura dello spettacolo, l’ascolto della poesia Le Nuvole, tratto dall’omonimo album pubblicato nel 1990.

I musicisti presenti sul palco sono stati straordinari, ricevendo applausi a scena aperta, ad iniziare da Luigi Màsciari che ha curato anche gli arrangiamenti, al piano delicatissimo di Alessandro Gwis ed al sostegno ritmico di Francesco Poeti e Pietro Iodice. Mi sia consentito di evidenziare l’apporto eccellente dei fiati di Francesco Bearzatti che ha avuto il compito di sostituire la voce di Fabrizio De Andrè, facendoci emozionare e rendendo vivo sul palco la sua assenza, rappresentata da una sedia vuota con una chitarra e un leggio con gli spartiti delle sue canzoni.

Il progetto si è concretizzato con un CD pubblicato ad ottobre 2022, a nome di Luigi Viva e Luigi Màsciari, dal titolo Viva De Andrè, con una formazione un po’ diversa da quella ascoltata al Teatro Radar, solo con i brani musicali dello spettacolo, registrato in studio e arricchito dalla partecipazione di Giulio Carmassi (che per circa 3 anni ha fatto parte del Pat Metheny Unity Group) e Michael League, leader degli Snarky Puppy e vincitore di quattro Grammy Award. Il disco ha avuto l’avallo di Dori Ghezzi e della Fondazione De Andrè.

Una cosa non nota a tutti è che Fabrizio de Andrè, nel periodo tra il 1956 e il 1960 (quando ha iniziato, aveva 16 anni), ha fatto parte come chitarrista del gruppo musicale ”Modern Jazz Group”, del quale faceva parte anche Luigi Tenco al sax alto e diretto dal pianista Mario De Sanctis (gli altri componenti erano Attilio Oliva al sax baritono e sax alto e Alberto Cameli al sax alto, carlo Casabona al contrabbasso e Corrado Galletto alla batteria). L’interesse per il jazz iniziò nel 1956 quando acquistò l’album “Jimmy Giuffrè 3”, rimanendo affascinato dal grande Jim Hall, maestro delle sei corde.

Nei due libri l’autore Luigi Viva evidenzia la grande passione di Fabrizio De André per il jazz. Per questo ha pensato di riproporre la sua musica in chiave jazz, potendo contare sull’abilità di Luigi Màsciari che, di questo progetto, è il direttore musicale. L’idea del concerto/racconto si basa sull’assenza/presenza della voce. La voce politica, dell’impegno civile,  vive attraverso la sua opera e si contrappone all’assenza fisica della voce che non può più cantare per noi, raccontando le fasi più importanti della sua vita, dall’infanzia con Fabrizio, “Bicio”, sfollato in una cascina di Revignano d’Asti; lo zio Francesco reduce dal campo di concentramento, prototipo di tante figure dolenti che popoleranno le sue canzoni, al conflitto con la famiglia (una famiglia per bene, che non sempre ha condiviso le sue scelte), alla passione per il jazz e Georges Brassens, che lo ha influenzato tantissimo, passando attraverso l’anarchia, l’amicizia con Paolo Villaggio, la frequentazione dei caruggi (i vicoli) e delle bettole della città vecchia, l’amicizia con Luigi Tenco, i primi timidi successi, il processo per oscenità a “Carlo Martello”, il primo matrimonio, il figlio Cristiano, Dori Ghezzi, i 118 giorni di rapimento in Sardegna, all’amore per la campagna e la solitudine.

L’ultimo disco, “Anime salve” pubblicato a settembre 1996, realizzato in collaborazione con Ivano Fossati, è stato un elogio alla solitudine. Fabrizio affermava che “…non tutti se la possono concedere. Se si può, e quando si può, restare da soli è molto utile perché si riflette su ciò che ci circonda, che non è fatto soltanto dai nostri simili, ma c’è tutto l’universo. Riuscendo a fare chiarezza su questi contatti, si riesce meglio a pensare a sé stessi, ai nostri problemi, separando i falsi dai veri. Si riesce a trovare una soluzione per loro (e siccome siamo simili ai nostri simili), possiamo trovare delle soluzioni anche per la gente che ci circonda. E’ in quel momento che possiamo finalmente poterci dire giusti, corretti, per avere dei contatti con gli altri… Non ho mai avuto paura di un uomo solo, ho sempre avuto molta paura di un uomo organizzato. La solitudine porta a delle forme di libertà straordinarie. E’ faticoso, specie quando la si vive come emarginazione e non come scelta personale”.

Chi ha avuto il piacere di assistere a questo spettacolo, non è tornato a casa indifferente.
Il messaggio di Fabrizio De Andrè è solo uno: la cultura è l’unico mezzo che abbiamo per cercare di essere liberi.
Ciao Faber.
Ci manchi!

Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro

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