La settimana sportiva: l’analisi di Bari – Ternana

E chi se li aspettava, quest’anno, tre gol tutti insieme in una partita del Bari dopo le magre figure fin qui intraviste che hanno sempre lasciato presagire nubi nere e dense? Nessuno, oserei dire. Ma il calcio, si sa, non è un teorema pitagorico, è sempre imprevedibile tanto che quando meno te l’aspetti, capovolge quello che, sulla carta, dovrebbe essere un risultato scontato. E sabato, si, è vero, tutti speravamo in un cambio di marcia, ma chi, tra gli addetti ai lavori, ha temuto in una continuità dei risultati magri? Credo un po’ tutti perché il Bari di sabato, nei suoi 10/11 è stato lo stesso sceso in campo fino adesso attingendo dai soliti 14-15 giocatori, sebbene la rosa sia composta da ben 26 elementi, segno evidente che su quella panca c’è sempre stata seduta gente poco affidabile, inutile girarci intorno, l’evidenza dice questo tanto più che quando qualche “sedicesimo”, “diciassettesimo” o “diciottesimo” ha provato a calpestare l’erba di qualche stadio – San Nicola incluso – non ha affatto convinto, perdendo l’occasione per dimostrare al tecnico di poter contare su di lui, perché anche questa è l’assoluta verità.

Tuttavia, di buono c’è che sabato il Bari ha preso tre punti, strameritati parliamoci chiaro, ma lo ha fatto contro una squadra parecchio mediocre, una squadra capace di procurarsi solo un paio di occasioni nel primo tempo (senza Di Cesare), col Bari in difficoltà difensiva dove ha evidenziato errori tecnici e mancanza di sincronismi, l’atteggiamento, poi, è parso lo stesso di sempre, timido, refrattario, senza quell’aggressività necessaria per scardinare il muro ternano che, per la verità, si vedeva non fosse granché, insomma un déjà vu, tuttavia gli errori della sua difesa, forse troppo vulnerabile, ha fatto sì che il Bari potesse avere la meglio solo sul finale di tempo lasciando presagire, come ho detto prima, la solita partita anonima anzi, con pericolo rosso all’orizzonte.

Prima con gli squilli di Maita che ha piegato le mani a Iannarelli su un bolide da fuori area, poi il gran tiro di Nasti con Iannarelli sugli allori. Insomma, il preludio di una gara finalmente divertente, meno ansiosa.

Sibilli si è inventato una giocata magica con la quale ha servito Ricci che a sua volta ha centrato la rete con un sinistro chirurgico facendosi perdonare dell’ingenuità di La Spezia, quindi, dopo un paio di minuti, il bis di Nasti bravo ad ottimizzare un pallone di Kallon bravo anche lui a trasformare in oro un pallone perso da Labojko a metà campo. Poi, come è nelle corde di questo Bari, nel secondo tempo il ritmo è calato e i fantasmi di una possibile, consueta, puntuale rimonta si son fatti vedere di nuovo e tutti abbiamo sperato e pregato che ciò non si avverasse. Ed infatti, complice i cambi azzeccati di Marino, Achik ha dato il “la” al terzo gol di Dorval che, se vogliamo, ha chiuso, sulla carta, la partita. Già, sulla carta, perché il Bari, da sempre, non fa mai dormire sonni tranquilli ai propri tifosi, nemmeno all’86” sul 3-0 perché Diakite ha accorciato le distanze e si sa bene che di questi tempi, il Bari è capace di tutto, anche di farsi rimontare clamorosamente. Insomma, se non capitano gare come quelle col Brescia lo scorso anno quando vinse per 6-2 o col Parma quando vinse per 4-0, nessuno si sente tranquillo, è proprio nel DNA di questa storica squadra – oggi centosedicenne – non garantire serenità in una partita. E allora, diamine, se sofferenza deve essere, che lo sia di speranza nel 2024.
La vita non si capisce se non accompagnata da una grande sofferenza e da grandi gioie” scriveva Italo Calvino. Ed aveva ragione.

Sabato abbiamo visto un esterno potente di ruolo, Kallon, ed un Maita tornato ai vecchi fasti, e ritrovarlo è sinonimo di assoluta importanza. Intendiamoci, non siamo usciti ancora dal limbo, in fondo siamo ancora nell’anonimo centro classifica dove non si sente alcun profumo se non, quanto meno, quello di una certa tranquillità, ma sabato era importante tenere indietro le squadre alle spalle avvicinandosi all’ottavo posto di due punti che può voler dire giocare con più serenità. Occorre guardare e capire quanto si è migliorato e quanto si può migliorare.

Un bel segnale, importante, però la Ternana, come appena detto, è sembrata ben poca cosa, del resto se si è disfatta di Falletti rimpiazzandolo con giovanissime speranze, vuol dire che ha alzato bandiera bianca quantomeno per le ambizioni playoff lasciandosi andare a quelle della permanenza in B, però si è visto un Bari bello e concreto, magari non brillantissimo ma assolutamente essenziale. Speriamo sia la miccia che faccia accendere la piazza mettendo al bando ogni malumore e mal di pancia.

Bisogna continuare a lavorare sul fronte della qualità nel mercato – e Kallon ne è la dimostrazione – per centrare l’obiettivo dei playoff, bisogna prendere delle alternative di qualità e non di buone speranze che, magari, potrebbero servire come seconde scelte, al momento Edjouma, pur con la sua indubbia crescita tecnica e tattica, non può essere il titolare di una squadra che punta ai playoff, semmai è una buona alternativa, occorre una mezzala più forte anche per una questione numerica essendo venuto a mancare l’apporto di Koutsoupias, poi un centrale difensivo più affidabile perché Zuzek e Matino non sembrano garantire la stessa sicurezza di Di Cesare e di Vicari, serve come il pane un terzino sinistro sempre per una questione numerica essendo venuto meno Frabotta, e poi occorre almeno un attaccante esperto affiancato da un secondo “affamato” perché non si può gettare la croce sulle spalle del solo Nasti o di un eventuale Fumagalli, ma per favore che siano di qualità come Kallon altrimenti è inutile pensare positivo.

La squadra deve essere rinforzata. La squadra deve crescere di livello, Achik che entra e spacca la gara ci sta, ma non può partire titolare a 23 anni di età proveniente dalla C, va bene che venga inserito in corsa facendolo crescere, così dicasi per Nasti, e queste sono le risultanze degli errori del mercato di luglio dove non si è badato a rimpiazzare chi ha regalato ai tifosi emozioni a non finire. Se si fosse giocato con Kallon, Sibilli, Menez ed un attaccante vero e di qualità (un numero nove, per intenderci, non una punta) dall’inizio, le cose sarebbero andate decisamente diversamente, e oggi, forse, staremmo parlando di un Bari da primi posti, magari non da primi tre, ma almeno da primi cinque-sei posti. E se si riesce a prendere Baez, sperando sia in condizioni fisiche ottimali, per la fascia sinistra, le cose si metterebbero davvero bene tenuto conto del modulo di Marino che prevede due esterni, con Kallon che sembra la bella copia di Galano dei vecchi tempi e, appunto, Baez che rinviano a ricordi straordinari come quelli di Guberti e Kamata, con un centravanti ad attendersi e ad ottimizzarne i cross, e chissà che il prosieguo del torneo non diventi davvero molto interessante.

Massimo Longo

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