Di.Chiara.Azione. di umanità: a Matera le stanze di “Casa di Ortega” ospitano l’indispensabile mostra internazionale dedicata alla Dichiarazione universale dei diritti umani dell’associazione Strane Nuvole

Esistono a Matera dei luoghi speciali, che si mimetizzano nell’andirivieni dei turisti e tra le parole dei passanti. Per visitarli è necessario rallentare il passo e cercarli, sono luoghi di cultura a volte un po’ fuori dalle rotte comuni, uno di questi è Casa di Ortega: luogo d’arte realizzato dalla Fondazione Zétema, ideato con il duplice intento di documentare la presenza a Matera del grande artista spagnolo José Ortega e di favorire la riscoperta e la valorizzazione della tradizione artigiana locale.  

Qui, tra le forme sinuose dei bassorilievi di Ortega, dal 10 dicembre 2023 fino al 28 gennaio 2024 sono in mostra circa venti opere dedicate ad altrettanti articoli della Dichiarazione universale dei diritti umani adottata proprio il 10 dicembre del 1948 dalle neonate Nazioni Unite, realizzate specificatamente per questa mostra, ideata e curata dal fumettista Roberto Ditaranto. Dagli stupri dell’esercito francese ai danni delle donne algerine nella guerra del ‘54/’62 al sistema di schiavitù della Kafala in Libano, passando per il carcere di Guantánamo e le violazioni del diritto internazionale ai danni del popolo palestinese, le opere in mostra raccontano un mondo in costante cambiamento, ma sempre uguale a sé stesso. Eppure, i passi avanti nel sistema dei diritti umani e della sua applicazione ci sono, ma vanno conosciuti, difesi e devono essere il punto di partenza per rivendicarne altri.

Impegnato nella lotta antifranchista, a causa della quale fu imprigionato dal 1947 fino al 1952 per reati d’opinione e successivamente mandato in esilio dal 1962, José Ortega fu rappresentante del realismo sociale della Guerra civile spagnola e uno dei membri gruppo “Estampa popular”, di cui fu anche fondatore. Nei primi anni Sessanta del Novecento iniziò il suo lungo esilio e si trasferì a Parigi, dove gli fu assegnata la medaglia d’oro per la sua azione di lotta per la libertà. Nel 1964 venne organizzata la sua prima mostra personale in Italia; dopo aver esposto a Filadelfia, Toronto, Saint Louis, Zurigo, Torino, Milano, Bruxelles, nel 1973 si traferisce a Matera dove apre un laboratorio insieme agli amici del Circolo Culturale La Scaletta sperimentando nuove tecniche nello scolpire bassorilievi e utilizzando la cartapesta, insieme ai maestri cartapestai materani, in modo innovativo. A Matera Ortega realizza uno dei suoi cicli pittorici più importanti: venti bassorilievi policromi che compongono le due serie narrative “Passarono” e “Morte e nascita degli innocenti” visibili ancora oggi nel museo in via San Nicola del Sole nel Sasso Barisano. Casa Ortega è, dunque, innanzitutto una casa dell’arte, nel senso più stretto del termine casa, un posto cioè in cui l’arte è accolta, custodita, rispettata e fruibile ma è anche un luogo politico in cui l’arte è medium di un messaggio di libertà e di ascolto verso i soggetti vessati dalle guerre e dalla politica, è un luogo in cui la voce di José Ortega risuona ancora attraverso i colori brillanti dei bassorilievi appesi alle pareti. E quella voce pronuncia – ancora – parole come Libertà, Amore, Rispetto, Riscatto, Passione, Lotta.

Per la realizzazione di questa mostra Roberto Ditaranto ha selezionato circa cinquanta artisti internazionali, diciotto dei quali hanno risposto all’appello, affidando a ciascuno di loro un articolo della Dichiarazione e Casa Ortega è stata la scelta naturale come luogo di nascita di questa collezione perché è il luogo più politico sul piano artistico a Matera, è infatti un luogo dedicato ad un artista che si è a lungo battuto per i diritti umani. Il progetto di questa mostra nasce legato a doppio filo al giorno (il 10 dicembre) e al luogo ma non nasce per festeggiare, piuttosto nasce per denunciare e tenere alta l’attenzione più che sui diritti umani, sulle continue violazioni che ogni giorno vengono perpetrate in tutto il mondo. Nelle opere esposte non vi è la celebrazione del principio difeso dalle Nazioni unite ma è rappresentata una o più delle sue violazioni, poiché non è la celebrazione l’obiettivo della mostra ma la consapevolezza delle sue inosservanze che, a quasi ottanta anni di distanza, vengono ancora perpetrate. Sono circa dieci le nazionalità degli artisti coinvolti affinché quello in mostra fosse un racconto più universale possibile e in questo senso sì, celebrare la Dichiarazione del 1948. Anche i testi presenti nelle opere sono nelle lingue degli autori nel rispetto di quanto venne chiesto nel 1948 di diffondere, cioè, la Dichiarazione in quante più lingue possibile e non soltanto in quelle ufficiali.

Nel 1948, proprio mentre la Dichiarazione veniva sottoscritta, il popolo palestinese fu vittima dell’esodo forzato, conosciuto come “Nakba”, di circa 700.000 arabi palestinesi dai territori occupati da Israele nel corso della prima guerra arabo-israeliana del 1948 e della guerra civile che la precedette. Israele impedì l’esercizio del diritto di rientrare, sancito dalla risoluzione 194 delle Nazioni unite, mentre i profughi venivano sistemati in campi gestiti dai Paesi arabi ospitanti e dalle organizzazioni internazionali. Nella Conferenza di Losanna (1949), Israele propose il rientro di 100.000 profughi, in cambio del riconoscimento arabo dei confini stabiliti dalla guerra. Gli Stati arabi avrebbero dovuto inoltre assorbire il resto dei palestinesi, ma la proposta fu respinta per ragioni morali e politiche, con l’eccezione parziale della Giordania, e ai profughi non fu riconosciuta la cittadinanza degli Stati nei quali si trovavano i campi. La difesa del diritto al ritorno è da allora un punto fermo delle rivendicazioni politiche palestinesi nei colloqui di pace con Israele (fonte: Dizionario di Storia Treccani). Quanto risuonano attuali queste notizie oggi, a settantacinque anni di distanza?

Oggi più che mai è necessario tenere alta l’attenzione sulle violazioni, più o meno conosciute, e oggi più che mai è necessario che anche gli artisti prendano posizioni sugli eventi in atto, che guardino alla questione morale come un faro in periodi tragici come quello che stiamo attraversando perché la questione morale è una presa di posizione e un atto politico come quello che Ortega attuava attraverso le sue opere, attraverso un certo tipo di racconto, attraverso anche certe scelte formali.

La mostra, realizzata da Strane Nuvole APS in collaborazione con la Cooperativa Synchronos, è la prima di una serie di azioni incluse in un progetto che continuerà nel 2024 ideato da Roberto Ditaranto (direttore artistico Strane Nuvole APS) e sviluppato insieme a Gianluca Costantini (fumettista e attivista) e a Laura Petruccioli (referente del Progetto Arte e Diritti Umani di Amnesty International Italia). Questa mostra è una collezione in divenire poiché viaggerà e si arricchirà di nuove opere lungo il cammino e, a conclusione delle iniziative, il prossimo anno, le opere realizzate saranno vendute tramite un’asta online con cui Strane Nuvole APS raccoglierà fondi da devolvere ad Amnesty International Italia.

Simona Irene Simone

Autori in mostra:

Gianluca Costantini – Italia

Karen Keyruz – Libano

Yvan Alagbé – Francia/Benin

Aleksandar Zograf – Serbia

Chiara Raimondi – Italia

Yorgos Konstantinou – Grecia

Majid Bita – Iran

Haneen Nazzal – Palestina

Ugo Bertotti – Italia

Vicent Vanoli – Francia

Lena Merhej – Libano/Germania

Andrea Bruno – Italia

Lidia BenbelaÏd – Algeria/Francia

Cammamoro – Italia

Morvandiau – Francia

Tracy Chahwan – Libano

Lelio Bonaccorso – Italia

Ganzeer – Egitto

“DI.CHIARA.AZIONE. – Fumetti per i Diritti Umani”,

Casa Ortega – via San Nicola del Sole (Sasso Barisano), Matera

L’esposizione sarà visitabile fino al 28 gennaio 2024

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