Con il canto di Walid Ben Selim e l’arpa di Marie Marguerite Cano ha preso avvio a Bari la rassegna “Soul Makossa 2023”

Mercoledì 6 dicembre, mentre gran parte dei baresi giravano per i vicoli di Bari Vecchia per manifestare la loro devozione a San Nicola, nella chiesa della Natività di Nostro Signore a San Pio, all’estrema periferia nord di Bari, ha preso avvio la rassegna “Soul Makossa 2023” organizzata dal Centro Culturale Abusuan, con la direzione di Koblan Bonaventure Amissah.

Il Makossa è un tipo di musica molto popolare nelle aree urbane del Camerun. È simile alla Rumba africana, eccetto per il fatto che include un ritmo forte di bassi e una preminente sezione di corni. Soul Makossa, quindi è una danza dell’anima. Il nome della rassegna è preso in prestito dal titolo di una canzone di Manu Dibango, compositore, sassofonista, cantante e vibrafonista camerunense, morto di Covid nel 2020.

Il parroco don Gianni De Robertis, sempre attento al tema dei migranti, ha fatto da padrone di casa accogliendo a braccia aperte Walid Ben Selim e Marie Marguerite Cano.

Cantante umanista e compositore marocchino, Walid Ben Selim nasce nella vecchia medina di Casablanca nel 1984. Cresciuto dalla madre, avvocato di cause sociali e attivista di sinistra, che lo iscrive all’età di sei anni al Conservatorio, Walid lascia il Marocco per la Francia nel 2002, dopo essere stato uno dei fondatori del movimento musicale “Nayda”. Qui sviluppa progetti eclettici tra musica, cinema e teatro, ma è la poesia ad essere la sua principale ispirazione, specie quella araba e Sufi, utilizzando testi scritti da poeti famosi, come Mahmoud Darwish e Ahmad Matar, che invitano le persone a pensare con la propria testa e a non seguire ciecamente i “leader” e le masse, ma a fare le proprie scelte di vita.

Un Oriente mistico e millenario che Walid ha evocato, contro tutte le guerre, per un futuro di pace, per un mondo dove i nostri figli possano vivere in armonia con chi è diverso nel colore della pelle, o professa un’altra religione. Il canto, per magia, diventa una preghiera corale.

Unico sostegno al canto di Walid, le note di un’arpa, creando un nuovo orizzonte sonoro, una forma di scambio tra la lingua araba parlata e il linguaggio inaccessibile e simbolico dell’arpa, invitando lo spettatore in un viaggio mistico oltre le parole.

Ad accompagnare Walid, sul palco, la virtuosa arpista classica Marie Marguerite Cano. Francese di Perpignano, ai piedi dei Pirenei, vicino al confine spagnolo e al mar Mediterraneo.

Marie-Marguerite Cano già dall’età di 11 anni ha partecipato a Concorsi Nazionali, ottenendo numerosi premi e riconoscimenti. Dall’età di 15 anni e per 2 anni ha fatto parte di un sestetto d’arpa creato sotto la direzione di Philippe Le Querrec. Da allora ha accompagnato cori e orchestre durante le loro varie esibizioni. Ciò che preferisce è suonare in concerto in diversi gruppi di musica da camera. Parallelamente agli studi musicali e all’attività concertistica, ha proseguito gli studi universitari e ha conseguito il Master 1 in Psicologia Clinica, Psicoanalisi e il titolo di Musicoterapeuta. Ha scelto tuttavia il suo primo amore, l’arpa, dedicandosi altresì al suo insegnamento, per diversi anni presso la Scuola di Musica Petite Camargue.

Ma in merito alla serata vissuta presso la chiesa della Natività, non mi sembra corretto usare il termine spettatore, e neanche parlare di spettacolo. Il canto è stato un vero inno religioso, una preghiera rivolta a Dio, dove anche i presenti si sono uniti a pregare, seppur inconsciamente, ognuno il proprio Dio.

Impossibile spiegare le parole arabe, la lettura di alcuni testi di autori arabi, ma la sensazione di tutti è stata che non siamo stati invitati ad ascoltare un artista che canta, ma a pregare insieme a lui, ognuno a modo proprio. Il messaggio che lo spettacolo ha dato è quello che un mondo migliore è possibile, al di là di ogni pregiudizio.

Nella stessa giornata del 6 dicembre Walid Ben Selim e Marie Marguerite Cano sono stati ospiti della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università degli Studi di Bari per un dibattito su parole e musica, con gli studenti della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere e i professori Pierpaolo Martino, docente di Letteratura inglese e contrabbassista, il prof. Mario Cardona, Professore Ordinario del Dipartimento di Ricerca e Innovazione Umanistica, e Koblan Bonaventure Amissah.

Il programma proseguirà venerdì 15 dicembre con il concerto dal titolo Tabule, un mix dei virtuosismi alla chitarra di Giuseppe De Trizio e delle armonizzazioni all’organetto di Claudio Prima, nella Chiesa di San Nicola a Torre a Mare, domenica 17 dicembre nella Chiesa di San Giuseppe nel quartiere Madonnella con il Trio Dareyn che riunisce i mondi culturale della virtuosa turca del kemençe Emine Bostanci, di Maya Fridman, giovane talento russo, al violoncello e della pianista coreana Miran Noh e terminerà venerdì 5 gennaio al Teatro della Chiesa del Redentore con il concerto della cantante capoverdiana Lucibela, considerata l’erede di Cesária Évora.

Ancora una volta una buona occasione per visitare le periferie della nostra città, con eventi di spessore culturale e spirituale. Perché il Natale non è solo fare a gara per chi accende l’albero di Natale più bello.

Gaetano de Gennaro
Foro di Gaetano de Gennaro

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