“Futurismo Italiano, il contributo del Mezzogiorno agli sviluppi del Movimento” in mostra a Matera fino al 10 gennaio 2024: l’intervista alla direttrice del Museo Nazionale di Matera, Annamaria Mauro

Ho incontrato Annamaria Mauro nella luce fioca e gentile di un pomeriggio inoltrato di novembre nel suo ufficio al primo piano del museo archeologico Domenico Ridola di Matera. Al di là del verde intenso del maglione a collo alto si è aperto davanti ai miei occhi un sorriso sincero, aperto e caloroso con cui sono stata accolta salendo le scale. Annamaria Mauro dal 9 novembre del 2020 è la direttrice del Museo Nazionale di Matera, è inoltre direttrice della Direzione Regionale Musei Basilicata; è stata Funzionario Architetto presso il Ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo ed è stata incaricata con delega alle funzioni per la gestione ordinaria delle attività amministrative del Parco Archeologico di Pompei.

Di origini campane, come me ama Matera d’autunno quando il cielo si fa grigio, il silenzio scende sui Sassi, i turisti sono meno chiassosi e la “città dei Sassi” richiama nei volumi un paesaggio aeropittorico futurista.

Dopo l’inaugurazione della mostra dedicata alla prospettiva meridiana del Movimento Futurista, ho chiesto un’intervista per approfondire alcuni aspetti di questa scelta e per conoscere meglio la nascita di un evento culturale che porta a Matera opere e autori non limitate ai protagonisti più noti del Futurismo, che pure sono presenti, ma mettono in luce anche esperienze e figure meno note.

Direttrice, allora, come nasce questa mostra e cosa lega il Movimento Futurista a Matera e al Sud Italia?

Cominciamo dicendo che Matera è per me un luogo di grande ispirazione soprattutto quando c’è silenzio, è bellissimo vivere la città durante la bella stagione, è bello vedere tanti turisti e visitatori arrivare qui nel museo e godere delle tante bellezze del patrimonio, ma miei migliori progetti nascono durante l’inverno, l’inverno a Matera diventa per me “il luogo del silenzio”. Matera è un museo a cielo aperto, è bellissima e unica ma in autunno e in inverno questa città è un luogo eletto di meditazione che dà la possibilità di cogliere aspetti che in altri periodi dell’anno forse passano in secondo piano. E proprio un anno fa, in ottobre, guardando attraverso le finestre di Palazzo Lanfranchi è nata in me l’idea di una mostra sul Movimento Futurista, da quel punto di vista, infatti, i Sassi mi sono sembrati volumi disconnessi, era come se avessi sotto i miei occhi una visione “aeropittorica” della città…ma è stato un pensiero rimasto nella mia testa. Successivamente, confrontandomi con il direttore dei Musei del Veneto (Daniele Ferrara ndr) che era stato qui a Matera per la mostra su Renato Casale, e mostrando anche a lui gli affacci che avevano rapito me, ha iniziato a formarsi l’embrione di questa mostra. A me non interessava realizzare una mostra sul Futurismo in tutta Italia, piuttosto ho voluto una mostra che fosse calata nel territorio, che cominciasse e finisse a Matera toccando soprattutto il Sud e che parlasse anche degli artisti lucani che hanno aderito a questo movimento. Così nelle nostre ricerche abbiamo incontrato Joseph Stella, nativo di Muro Lucano e grande interprete del Futurismo in America, abbiamo ritrovato la partecipazione di Depero al concorso di idee per la realizzazione dello stemma della città di Matera…erano tutti indizi che questa mostra avrebbe dovuto e potuto realizzarsi qui.

Le parole d’ordine del futurismo sono “amore del pericolo” “temerarietà” “progresso” “energia” “coraggio” “bellezza della velocità” tutte parole che nell’immaginario comune (e forse anche un po’ datato e scorretto) non si addicono al Sud Italia…

Non è vero che al Sud non c’è “dinamicità”, non sono d’accordo con questa visione del Sud Italia in cui non ci sono persone in movimento, molti ad esempio associano Matera e la Lucania ad un popolo lento ma alla fine quella che viene chiamata “lentezza” altro non è che una capacità di riflessione e approfondimento dei temi e degli avvenimenti, perché in realtà chi corre non può avere idee, le persone del Sud hanno invece un “movimento calmo” questa etichetta di persone lente è uno stereotipo…

in effetti, Direttrice, la mia era una domanda molto provocatoria, mi aspettavo e aspettavo questa smentita…

Ma certo, sono convinta che nel Sud Italia ci siano menti eccelse! Un esempio su tutti: Domenico Ridola. Ridola è nato in provincia di Matera ma a Matera ha vissuto e amato la sua professione di medico e politico e ha portato avanti la sua passione per l’archeologia, se Matera e il suo silenzio non lo avessero affascinato, come lui stesso scrive, non avremmo avuto questo museo, questo importante luogo di cultura, è stato un uomo lungimirante, aperto all’innovazione, se hai un’apertura mentale sei una persona veloce, una persona in movimento, come amavano definirsi i futuristi. Ridola è un “eletto”, soprattutto se paragonato all’epoca in cui ha vissuto, un uomo che ha donato la sua collezione allo Stato, ha condiviso con la collettività le sue scoperte archeologiche, solo una mente aperta può contemplare il pensiero della condivisione.

Nel manifesto futurista ai meridionali Boccioni scrive “il pubblico disprezza sempre l’opera che non si compiace di accarezzarlo nei suoi gusti stazionari di grossa bestia che digerisce con secolare lentezza!” qual è oggi l’approccio del pubblico, e del pubblico di questo museo, alla corrente futurista?

Da quando abbiamo aperto la mostra c’è tanta attenzione, è come se il pubblico aspettasse da tempo un evento come questo: ho visto scuole in visita, docenti e alunni affascinati, abbiamo continue richieste di visita anche perché il Futurismo è un movimento presente nei programmi scolastici in maniera trasversale, c’è un sentire comune nelle scuole a toccare con mano quello che solitamente è nei libri di testo. Si è sempre parlato di Futurismo ma avere la possibilità viverlo qui, nel Meridione, rappresenta un momento importante perché, al di là della presenza di artisti più o meno conosciuti, in questa mostra è possibile avere una visione d’insieme, un mondo che ti racconta di momenti storici fondamentali per Napoli, per la Basilicata, per la Calabria…

In mostra non ci sono solo “opere d’arte” comunemente dette (quadri, sculture…) ma anche oggetti e abbigliamento…

Sì, perché il Movimento Futurista voleva abbracciare tutti gli aspetti e i momenti della vita dell’uomo: pittura, scultura, moda, musica, grafica, questa mostra è un racconto dell’arte in tutte le sue sfaccettature e di quanto il Meridione sia un luogo importante per il Futurismo.

La lascio con un ultimo pensiero per Joseph Stella, artista nato a Muro Lucano e naturalizzato statunitense che trovandosi tra due mondi, in esilio perenne, ha saputo dare un’originale interpretazione del Futurismo, carica della forza che solo la visione dell’industrializzazione americana poteva scatenare: se i futuristi italiani guardano al cielo e alle sue sfide, Joseph Stella abbassa lo sguardo e racconta delle classi popolari attraverso comunque un approccio per niente sentimentale, immergendosi invece nelle prospettive e nelle asprezze del futurismo.

Abbiamo pensato da subito all’opera di Joseph Stella perché appunto uomo del Meridione anche se non è stato facile risalire a questo artista lucano, lo abbiamo ritrovato nelle bibliografie e negli studi preparatori alla mostra, abbiamo fatto un passaggio con il museo di Muro Lucano anche se in realtà Stella è molto conosciuto in America, dove sono esposte gran parte delle sue opere. Siamo però riusciti ad avere in prestito due delle sue opere presenti in Italia “Luci nella città” del 1918 e “Another Light to Coney Island” del 1939 entrambe provenienti da collezioni private.

Per concludere, qual è, secondo lei, il trait-d ’union tra il Movimento Futurista e Matera, se c’è?

Sicuramente la visione dell’uomo al centro della prospettiva artistica: l’uomo è attore e parte attiva di tutte le cose, nella visione futurista della vita così come nella progettualità antropologica degli spazi dei rioni Sassi.

Così, dopo questa piacevole chiacchierata, torno a pensare quanta bellezza ancora può ospitare questa piccola città di provincia che d’estate si spoglia sotto il sole rovente di Mezzogiorno e d’autunno torna, pensierosa e meditabonda, a sognare progetti ambiziosi.

La mostra presenta più di 130 opere, tra dipinti, sculture e disegni, provenienti da musei pubblici, fondazioni, archivi e collezioni private; il percorso espositivo è arricchito con documenti d’archivio, alcuni dei quali inediti, provenienti da diverse istituzioni. Dal Museo Nazionale Collezione Salce sono giunti ben 25 manifesti futuristi, testimonianza della proficua collaborazione tra il Museo nazionale di Matera e la Direzione regionale Musei Veneto nell’ambito del progetto “Futurismi“. Ideata da Annamaria Mauro e Daniele Ferrara, la rassegna è stata curata da Massimo Duranti.

Accanto ai nomi dei protagonisti del Movimento Futurista come Boccioni, di origini calabresi, Balla, Severini, Carrà, Depero, Prampolini, Dottori, Benedetta, ci sono anche quelli di personaggi meno noti, ma non meno significativi come Roherssen, Bologna e Castellana. Sono presenti opere di numerosi aeropittori come Prampolini e Crali, inseriti nella Aeropittura stratosferica cosmica biochimica; Fillia e Diulgheroff dell’Aeropittura essenziale, mistica ascensionale simbolica; Dottori, Benedetta, Bruschetti, Peruzzi, Tano e Angelucci in quella trasfiguratrice lirica spaziale; Tato nella sintetica e documentaria. Oltre all’Aeropittura, negli sviluppi futuristi si manifesta la tendenza meccanicistica che viene rappresentata da opere di Depero, Pannaggi e Prampolini che manifesterà poi l’idealismo cosmico, presupposto dell’astrattismo. Opere di Dottori, Fillia e Bruschetti rappresentano l’Arte Sacra Futurista, codificata dal manifesto del 1931. Particolare attenzione è riservata in mostra, guardando specificatamente al Meridione, ai “Circumvisionisti”, il gruppo dei futuristi campani attivi già dal 1914: pittori, poeti paroliberi, scrittori e intellettuali che animarono la presenza futurista a Capri e Napoli. Vengono così presentate opere dei fratelli Francesco e Pasqualino Cangiullo, Buccafusca, Cocchia, Peirce, Lepore, Maino protagonisti di un percorso culturale che dal Futurismo giunge al teatro napoletano di Antonio De Curtis. Un focus è riservato al contributo al Futurismo della Lucania: ad essere esposte sono due rarissime opere di Joseph Stella, nativo di Muro Lucano, ma trasferitosi a 19 anni negli Stati Uniti, definito “il primo futurista d’America”.

La mostra rimarrà aperta fino al 10 gennaio 2024.

Orari di apertura e informazioni:https://www.museonazionaledimatera.it/ 

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