La settimana sportiva: l’analisi di Brescia – Bari

Certo, una vittoria non fa primavera soprattutto ad autunno inoltrato quando le metaforiche rondini, ormai, migrano verso altri lidi, però c’è da prendere atto che il Bari è tornato a sorridere, ma soprattutto a far sorridere, o se preferite, a levare il broncio a tutti quei tifosi che finalmente hanno assaporato il gusto dei tre punti di cui non avevano notizie da ben 56 giorni, periodo in cui la squadra ha arrancato con pareggi spesso irritanti, altri meno. Poi, certo, ci sono quegli altri tifosi che davanti ad una vittoria, da critici convinti e convenzionali di professione, badano bene a tacere e a non sprecare nemmeno una parola, ma anche questo è noto e non si può far nulla.

Ma se ci si chiama Bari non si può vivacchiare a centro classifica con un occhio dietro ed un altro avanti alla classifica. No. Se ti chiami Bari hai l’obbligo di sostare almeno tra le prime quattro in classifica, altrimenti è pure inutile star qui a disquisire, però l’evidenza, che a me piace sottolineare sempre, mi induce a descrivere la realtà dei fatti, e la realtà dice che adesso il Bari è decimo a sei punti dai playout e a due dalla griglia dei playoff. Con alcune gare di avversarie ancora da disputare che potrebbero stravolgere la classifica, fatto sta che adesso il Bari sembra lì, a centro classifica, tranquillo, con la paura presumibilmente alle spalle e la speranza davanti a sé.

Una vera e propria emorragia questa dei pareggi del Bari a cui, finalmente, domenica Marino ha messo un emostatico attraverso carattere, personalità ed anche cattiveria che, si sa, non guasta mai.

Ma per favore, niente voli pindarici, il peggio non è ancora alle spalle, ci sono ancora tanti, troppi limiti nella rosa tra giocatori fuori condizione (Aramu è rimasto in panchina e Frabotta dopo 45 minuti è stato sostituito), con Acampora e Koutsoupias – che pure è tra i più attivi – che sembrano ancora girare a vuoto, mentre l’esperimento degli esterni Dorval e Frabotta poi inevitabilmente sostituito da Ricci che ha fatto bene, è da rivedere perché Dorval continua a non convincere nemmeno da esterno alto pur riscuotendo la sufficienza sbiadita, diciamo il classico 6 meno meno per dirla in termini scolastici.

Solito primo tempo brutto, si dice sempre, quando si assiste a certe frazioni di tempo indecorose, che è il più brutto primo tempo visto fino adesso, ed invece al peggio non c’è mai fine. Davvero un pessimo primo tempo da parte del Bari con tanti errori, pause e totale confusione, quindi l’inevitabile svantaggio con un rigore concesso a causa di una leggerezza di Di Cesare e poi il nulla, nessuna idea, nessuna proposizione, solo due calci piazzati sprecati che pure dovrebbero diventare risorse da sfruttare meglio.

Marino, che ha capito bene di che pasta è composta la rosa così come sa bene che manca qualcosa all’interno in termini di risorse umane, sta facendo di necessità virtù e domenicaha cercato di mescolare le carte con Dorval trasformato in esterno alto e Sibilli suo “collega” dall’altro lato e finalmente la coppia d’attacco, insieme, Nasti e Diaw che però, non è sembrata incidere quanto avrebbe dovuto, nel senso che ci si aspettava di più da loro ma, sia chiaro, non hanno demeritato, anzi, è un esperimento che andrebbe riproposto, magari è solo questione di tempo, già, quel maledetto tempo di cui pare abbiamo bisogno tutti perché tutta la stagione è iniziata male, con colpevoli ritardi, con nessuna vera amichevole impegnativa, con un ritiro inutile, con un mercato gestito male e con giocatori, ai margini, arrivati all’ultimo minuto. Insomma attendersi un Bari super era impossibile, ed anzi, aver ottenuto 14 punti con due vittorie, otto pareggi ed una sconfitta, paradossalmente, è già tanto perché tra infortuni, giocatori fuori forma, schemi anarchici cambiati almeno quelle tre quattro volte a partita, amnesie, errori, pause, c’era da attendersi qualche sconfitta in più, ed invece il Bari tutto sommato, sia pur con prestazioni poco decorose, ha tenuto e non ha perduto. E qualcosa vorrà dire, mi pare.

Finalmente, era ora, mi verrebbe da dire e, se vogliamo spingerci più in avanti, sebbene timidamente, potrei usare il classico motto barese del “da mo’ vale”. Ma forse è prematuro scriverlo, però lasciate che mi piaccia quanto meno pensarlo. Il vulcano spento da mille anni di cui ho parlato in recentissimi articoli, chissà, può darsi che si stia veramente svegliando. O forse è solo fumo che esce dal comignolo della sua bocca: speriamo di no.

Domenica il Bari ha tirato in porta finalmente, il Brescia ha subito solo tre gol fino adesso, col Bari ne ha subiti due in un colpo solo, Cellino si starà prendendo pastiglie per il fegato roso dalla bile che ha tracimato ancora una volta dopo i sei punti persi lo scorso anno col Bari coi suoi noti strali malefici contro la nostra squadra poi tornati a casa sua, insomma prendiamo anche quanto di buono ci ha offerto questa vittoria.

Brenno bene, parata importante decisiva, una indecisione del primo tempo, in complicità con Pucino, che poteva costare caro ma ormai abbiamo capito di che pasta è fatto il portiere brasiliano che ha bisogno di tempo per integrarsi, Pucino bella gara, un giocatore che sa tenere bene il campo e di cui si è sentita la mancanza, Sibilli prende iniziativa del gioco, domenica benino, bene Ricci che ha avuto il merito di proporsi per il cross vincente, e molto bene Diaw anche se, gol a parte, in stile Cheddira non ha fatto granché se non il solito sacrificio pro squadra. Morachioli e Bellomo han fatto il compitino giusto. Vicari ottimo anche per il gol, Di Cesare così così per il fallo sul rigore

Criticare ci sta, domandarsi perché il mercato è stato condotto male, sebbene sia diventato un refrain moderatamente monotono e noioso, pure, però prima di infierire occorre andarci cauti, una squadra senza dignità perde ogni gara, o quasi, ed invece il Bari non perde e adesso vince e convince almeno per un tempo, occorre essere cauti nelle valutazioni.

Certo, quegli otto pareggi sono tanti, troppi, nessuno di noi li ha digeriti, ma è cosa buona e giusta non infierire perché orgoglio e impegno non sono mai mancati, e per questo riteniamo sia inopportuno fare la guerra al Bari e alla società, che pure tante critiche se le meritano ed io non gliele ho fatte mancare, ma forse, chissà, la musica sta cambiando; e allora mostrare perplessità ci sta, ma se si riuscisse a limitare le critiche all’indispensabile sarebbe ottimo, se i fondamentalisti nostrani cominciassero a sprecare una parola dolce quando vince piuttosto che rimanere silenti, farebbero bene all’ambiente, ma se si abbassassero le asce da guerra sarebbe sublime. 
Per aspera ad astra.

Massimo Longo

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.