La magia della bacchetta di Jordi Bernàcer e la dolcezza del violino di Alena Baeva esaltano l’Orchestra del Teatro Petruzzelli di Bari ed il suo pubblico

L’esaltante Stagione Concertistica 2023 della Fondazione del Teatro Petruzzelli di Bari continua a travolgere il suo pubblico, accorso numeroso ad applaudire l’esaltante performance della meravigliosa Orchestra del Teatro diretta magistralmente dall’illustre bacchetta di Jordi Bernàcer. Ad impreziosire l’evento, la altrettanto preziosa congiuntura con Alena Baeva, straordinaria, luminosa e generosa solista al violino.

Una notte sul Monte Calvo” è il poema sinfonico di Modest Petrovič Musorgskij, che con l’andamento di un’onda anomala ha da subito scompigliato la platea ed a seguire i palchi fino ad arrivare alle ultime posizioni del loggione, facendo vibrare ogni parte di ciascun organismo con la stessa potenza di una bomba atomica. La composizione è una di quelle molto note al grande pubblico anche per aver esaltato scene di film famosi quali Il Mago di Oz, Fantasia (nella scena del terribile mostro in cima alla montagna), La febbre del sabato sera e Il grande Lebowski, solo per citarne alcuni, oltreché essere stato utilizzato in diverse pubblicità.

L’ensemble del Petruzzelli declina lo spartito solcando ogni variazione alla perfezione, facendoci rivivere delle forti emozioni, le stesse che da piccoli molti di noi hanno provato incontrando il ricordato demone nero del cartone animato Disney che pareva venir fuori dallo schermo per investirci con le streghe e gli spiriti che richiamava a sé dalla città ai suoi piedi, fino a quando, sui rintocchi della campana della chiesa, la tensione lasciava il passo ad un’altra meravigliosa pagina della musica classica, l’Ave Maria di Schubert.

Con il Concerto n. 2 in la minore, per violino e orchestra op.61 di Karol Szymanovsky assistiamo ad un’altra splendida esibizione che vede emergere il dolce ma incisivo suono del violino Guarnieri di Gesù del 1738, concesso gentilmente alla concertista Alena Baeva da un anomino mecenate. Considerata una delle soliste più emozionanti, versatili e seducenti della scena musicale mondiale, quest’ultima non ha fatto altro che confermare la sua grandezza dominando la scena. Anche nell’unico tempo in cui fu concepita questa composizione, Bernàcer, attraverso dei fili ideali tra lui e ciascun musicista, fa sì che in ogni incipit, in ogni variazione, entrino, a suon di bacchetta, tutti senza indugio, per cui la sensazione è quella legata al fluido scorrere di un’opera che ha un carattere rapsodico. Il lirismo affidato alle sapienti corde del violino domina, ed è sostenuto dal dialogo incessante che intesse con l’intera orchestra, passando tra i quattro movimenti interni dell’opera scanditi solo dal cambio di ritmo che culminano in un finale in crescendo che fa esplodere la platea in un fragoroso applauso. Al termine di una sequela di entrate ed uscite di scena dell’affascinante Baeva, a causa di un pubblico ancora poco pago di cotanta bravura, la stessa ci concede un melodico e possente bis interpretando una composizione della polacca Paulina Sokolowska in cui le note svettano in alta quota e si fanno velocissime.

La seconda parte del concerto rivede esibirsi la sola orchestra del Petruzzelli, ancora diretta da Bernàcer, la cui presenza scenica ricorda molto quella di un altro apprezzatissimo e noto maestro, Lorin Maazel, di cui è stato assistente nonché direttore associato al Castelton Festival in Virginia.

E con la Sinfonia n. 5 in re minore, op 47 di Dmítrij Šostakóvič, sviluppata in quattro movimenti, la compagine musicale con tutta l’energia e l’entusiasmo ancora da spendere e mostrare, ci porta in un’altra conosciuta pagina classica di tutto rilievo per mezzo del più importante compositore di scuola russa e, più in generale, del novecento che non pochi guai ebbe con il governo sovietico a causa delle sue composizioni. Questa, in particolar modo, considerata dal medesimo autore “una risposta pratica di un compositore a una giusta critica”, è una sinfonia in cui viene fuori prepotentemente una sorta di sentimento bivalente nel quale si contendono la scena una riabilitazione nei confronti del regime cui obtorto collo il compositore russo si sottomette e la sfida allo stesso regime del quale rifiuta il richiamo al potere. Ne è venuta fuori una lettura che, dal primo violino all’ultimo strumento ad arco, passando per i fiati, per le percussioni, per l’arpa ed il pianoforte, si è mostrata potente e coinvolgente a tal punto che abbiamo avuto la sensazione che gli stessi protagonisti della scena, soprattutto al termine del secondo movimento “Allegretto”, siano saltati tutti, ciascuno dalla propria posizione, direttore compreso, paghi dell’interpretazione poderosa resa.

Se ne esce estasiati e con la voglia di avere tra le mani quella bacchetta, un po’ magica dell’apprendista stregone e sapiente come quella di Bernàcer, per riprodurre ancora, ancora ed ancora una serata che ha lasciato in noi l’indelebile traccia di composizioni senza tempo.

Gemma Viti

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.