Il quartetto da sogno di Chico Freeman ed Antonio Faraò ipnotizza il pubblico del Festival “Francavilla è Jazz”

Tra le tante cose belle ascoltate in questa superlativa decima edizione del Festival “Francavilla è Jazz“, un pizzico di attenzione in più la merita il quartetto del sassofonista Chico Freeman con il pianista Antonio Faraò.

Chico Freeman è stato l’unico ospite del Festival proveniente da oltreoceano, destando grande interesse tra gli appassionati, non solo per la sua presenza, ma per tutti e quattro i musicisti del gruppo, che hanno ripagato tanta attenzione suonando magistralmente e creando un profondo interplay tra di loro.

Freeman, classe 1949, figlio dell’altrettanto famoso Von Freeman, è stato un esponente di spicco dell’avanguardia americana della fine degli anni ’70 e ’80. Preziose le sue incisioni e le sue collaborazioni. La sua prima registrazione come leader è stata Morning Prayer nel 1976, con cui ha vinto il New York Jazz Award nel 1979. Divenne famoso alla fine degli anni ’70 come parte di un movimento che includeva personaggi come Wynton Marsalis, innovatori ma strettamente legati alle tradizioni del jazz.

All’inizio degli anni 2000, con dozzine di registrazioni come leader alle spalle, Freeman si trasferì da New York in Europa per iniziare un nuovo capitolo della sua vita: la sua curiosità di esplorare lavorando con musicisti diversi, vivendo in culture diverse e sfidando sé stesso per essere migliore di quello che era.

Ha suonato con maestri come McCoy Tyner, Elvin Jones, Jack DeJohnette, Sam Rivers, Sun Ra, Dizzy Gillespie, Wynton Marsalis, Art Blakey, Don Pullen e tanti grandi del jazz, oltre a guidare propri gruppi, sempre spinto a ricercare, culture diverse e creare nuove vie di espressione con il suo stile energico ed esplorativo. Un concerto leggendario del 1982, alla Carnegie Hall per il Kool Jazz Festival lo vede protagonista di un gruppo di 17 giovani musicisti emergenti (The Young Lions): un gruppo acclamato dai critici come la più brillante speranza del jazz negli anni ’80 – Chico Freeman, Wynton Marsalis, Paquito D’Rivera, Kevin Eubanks, Bobby McFerrin e altri – e che ha visto l’uscita di un doppio album che fu definito dal New York Times uno dei migliori dell’album di quell’anno.

La sua ultima incisione è del 2015, Spoken Into Existence, registrato con Antonio Faraò, e ha dimostrato di essere ancora una forza da non sottovalutare.  Se quattro decenni fa veniva soprannominato un “giovane leone” per la sua partecipazione alla registrazione del 1982, Freeman ora merita di essere definito un “maestro del suo strumento.” Ma ribadisco che ancora oggi Freeman resta un punto di riferimento per la musica d’avanguardia. Tra l’altro, questo disco segna l’inizio di una lunga collaborazione ancora attiva, con il pianista italiano.

Dopo aver speso alcune parole per descrivere il ruolo di Chico Freeman, non posso esimermi da tessere lodi per il pianismo di Antonio Faraò, uno dei grandi maestri dello strumento, conosciuto  ed apprezzato di sicuro all’estero, ma a mio avviso non altrettanto in Italia. “Non mi capita spesso di essere sorpreso da registrazioni di musicisti, come lo sono stato quando per la prima volta ascoltai uno degli ultimi CD di Antonio Faraò. Ciò che mi ha colpito è stata la sensazione che ho sentito dentro di me. C’è talmente tanto calore, convinzione e grinta nel suo modo di suonare.  Mi ha immediatamente attratto la sua concezione armonica, la gioia dei suoi ritmi e il suo senso di swing, la grazia e il candore delle sue linee melodiche improvvisate. Antonio non è solo un ottimo pianista, è un grande”. Queste sono le parole di apprezzamento di Herbie Hancock, che nel 2015 e nel 2018 lo ha coinvolto nell’International Jazz Day, prima a Parigi e successivamente a San Pietroburgo, dove si è esibito insieme a Wayne Shorter, Marcus Miller, Al Jarreau, Kurt Elling, Brandford Marsalis, Terri Lyne Carrington e tanti altri musicisti.

Ha suonato con i più prestigiosi artisti. E’ da annoverare senza dubbio fra i musicisti europei che hanno raggiunto uno standard espressivo al livello degli americani. Il suo stile è inconfondibile: una brillantezza tecnica con un’impetuosa carica emotiva, una notevole vena compositiva e un travolgente senso ritmico.

Romano, classe ’65, è nato in una famiglia dalle radici musicali ben salde (la mamma, nota pittrice e poetessa, e il padre, batterista jazz). La carriera solistica di Antonio Faraò è ricca di successi sin dal principio. Ricordiamo la vittoria, ottenuta nella categoria “Nuovi Talenti”, al referendum indetto dalla rivista “Musica Jazz” nel 1991, e la partecipazione a numerosi festival internazionali nei quali ha potuto suonare a fianco dei maggiori maestri del jazz contemporaneo.

A suggellare un percorso musicale di per sé straordinario, nel 1998 arriva il più prestigioso dei riconoscimenti: il primo premio al “Concorso Internazionale Piano Jazz Martial Solal”, indetto dalla Città di Parigi ogni 10 anni. Nel 2019 riceve a Parigi dai membri della SACEM (Società francese degli Autori Compositori e Editori di Musica) il premio ACEG come miglior pianista. Faraò è ritenuto, a ragione, “uno dei musicisti italiani più apprezzati al mondo, un talento considerato unico nel suo genere, sia per la grande carica ritmica sia per il suo funambolico e spettacolare virtuosismo.” (cit.: La Nazione).

​L’esibizione di Francavilla è stata davvero straordinaria.

Il concerto è stato aperto da un brano di John Coltrane (Lonnie laments) per poi passare ad un brano di Freeman (dedicato alla figlia Luana). Il finale è stato travolgente con un brano di Antonio Faraò (Black Inside) presente nel suo disco Spoken into existence, ed un bellissimo finale, con un brano scritto da McCoy Tyner (indimenticato pianista dello storico quartetto di John Coltrane), dal titolo Passion Dance.

Ad accompagnare questi due mostri sacri, una sezione ritmica di tutto rispetto. Sono rimasto molto sorpreso (in modo positivo) della presenza di Pasquale Fiore alla batteria. Lucano, si avvicina alla batteria a soli 3 anni. Trasferitosi a Milano da qualche anno, è uno dei più richiesti batteristi in Italia. Lavora come sideman e ha collaborato ed inciso con: Enrico Rava, Scott Hamilton, Fabrizio Bosso, Tom Kirkpatrick, Stjepko Gut, Daniele Scannapieco, Giovanni Amato, Tommaso Scannapieco, Dario Deidda, Francesco Angiuli, Fabio Zeppetella, Andy Farber, Antony Secret, Nicolas Gardel, Paolo Recchia e molti altri. 

Avevo avuto modo di ascoltarlo lo scorso anno a Ginosa, per la prima edizione del Ginosa Jazz Fest, con Roberto Ottaviano, Dario Deidda e Michele Sannelli. Mi fa molto piacere che ai nostri giovani musicisti (del sud) vengano offerte occasioni del genere per potersi misurare con musicisti internazionali e a mio avviso, Pasquale Fiore non ha sfigurato affatto. Ha sempre fatto sentire il suo drumming incessante, regalandoci anche preziosi assoli.

E cosa dire del contrabbassista russo Makar Novikov? E’ uno dei contrabbassisti più conosciuti della scena jazz russa. Ottimo accompagnatore e solista virtuoso dal suono meraviglioso. Ha accompagnato musicisti del calibro di Jimmy Cobb, Clark Terry, Jimmy Heath, Kenny Baron, James Spaulding, Lew Tabakin, Craig Handy, Alex Sipiagin, Gregory Hutchinson e molti altri. Si è esibito nei migliori luoghi e festival jazz di tutto il mondo, dal Blue Note Jazz Club, all’Apollo Theatre di New York, dal Ronnie Scott’s jazz club di Londra al Montreux jazz festival in Svizzera.

La sua presenza sul palco è stata a dir poco forsennata, muovendosi in continuazione e accompagnando gli altri musicisti nei loro assoli, con un suono ricco e corposo. Veramente un ottimo musicista.

La decima rassegna di Francavilla è Jazz è ormai alle spalle. E’ stata un’occasione privilegiata per ascoltare tantissimi bravi musicisti, facendo anche qualche piacevole sorpresa. Resta il plauso a chi, con passione e con professionalità, porta avanti questa esperienza, facendo sempre proposte di qualità. Quando si lavora in questo modo, le piazze si riempiono sempre. Grazie a tutti loro, e a chi li sostiene (Amministrazione Comunale e sponsor privati).

E anche se ormai sembra una cosa desueta e fuori del tempo, insisto con raccomandare a chi c’era e a chi ha perso l’appuntamento, di regalarsi e regalare musica. Un buon CD racchiude sempre un carico di emozioni.

Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro

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1 commento su “Il quartetto da sogno di Chico Freeman ed Antonio Faraò ipnotizza il pubblico del Festival “Francavilla è Jazz”

  1. Roberto Passaro Rispondi

    Mi congratulo e ringrazio Gaetano De Gennaro, nella mia qualità di responsabile organizzativo del “Francavilla è jazz” , per il suo report puntuale e forbito del concerto id Chico Freeman e Antonio Faraò. L’attenzione da egli riservata al nostro jazz festival ci lusinga e ci spinge a far sempre meglio nel solco tracciato di un jazz di qualità.

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