Il Banco del Mutuo Soccorso fa volare sulle ali del miglior progressive il pubblico dell’Agìmus Festival di Mola di Bari

Un libeccio rigenerante rispetto allo Scirocco africano dei giorni scorsi, consente agli “sciamanati” del progr di essere ritemprati e presenti al secondo lussuoso appuntamento (dopo l’eccitante performance della PFM della settimana precedente) della sezione estiva dell’Agimus Festival 2023 in Mola di Bari che Piero Rotolo, da sempre deus ex machina della manifestazione, ha organizzato per i fedeli devoti del pop-rock.

4 agosto ore 21.30, stati musicali: sulle sacre tavole dell’altare elevato nell’Arena del Castello di Mola sono di scena i sempiterni fab del Banco del Mutuo Soccorso. E supremo progr sia!

Subito le musico-giravolte di Astolfo ed il suo Ippogrifo ne “In Volo” (album “Salvadanaio”, 1972) che in una sorta di scherzo stregato tra passato e presente (album “Orlando: le forme dell’amore”, 2022) porta gli animi a rimbalzarsi per tutto il concerto in un gustosissimo e continuo flash-back tra passato, presente e futuro musicale del gruppo sempre in gran spolvero (e meno male).

La Band, appunto: il carismatico Vittorio Nocenzi (piano-tastiere, voce); Michelangelo, il figlio (secondo pianista, coautore delle composizioni dell'”Orlando”; Filippo Marchegianni, da 30 anni alla chitarra elettrica per il gruppo; Nicola Di Già, da diverse stagioni chitarra ritmica; Marco Capozi, basso ex Balletto di Bronzo; Dario Esposito alla batteria dopo la dipartita di Fabio Moresco; alle voci, Tony D’Alessio con sulle spalle l’eredità dell’indimenticato Francesco Di Giacomo ben gestita tra tradizione ed innovazione. Una perfetta amalgama di sensibilità e professionalità per un gustosissimo concerto appena macchiato da leggere disfunzioni tecnico-foniche-musicali in apertura (mannaggia!), ma subito rientrate.

Si parlava di “forme dell’amore”, ecco il concerto è sembrato un sorta di love-evolution musicale che partita in un “Salvadanaio” vintage anni ’70, di quelli di terracotta che abbiamo avuto tutti, si è digi-evoluta senza perdere la propria essenza originale in un crescendo unico tra avanguardia e classicità passando finanche da un gustosissimo e per quei tempi provocatorio “Paolo Pa…” (album “Urgentissimo”, 1980).

Un concerto in cui la metodica “guida all’ascolto” di Vittorio, ha condotto i fedeli tutti nei penetranti anfratti ritmico-musicali di un avanguardistico poema cavalleresco che veniva proclamato a gran voce e suono ad orecchie attente e rittissime.

Ascoltando quell’intenso flusso musicale durato oltre 2 ore, mi sono venute alla mente alcune righe di una scrittrice e critica letteraria russa, Marina Cvetaeva, dissidente, appartenuta al periodo della Rivoluzione: “Mia madre ci inondò di musica come se fosse sangue, il sangue di una seconda nascita”.

Il concerto ha profuso linfa vitale del Banco: sia quella dei primi passi, degli inizi, quasi ingenua ma sincera e sia quella moderna più vissuta, più intima, da studio ma non per questo meno intensa e coinvolgente (più matura?). Nutrimento vigoroso caratterizzante tutte “le forme dell’amore” (recita l’ultimo album pubblicato) come quello al seno di una madre (ri)generatrice.

La sua carezza finale presente nell’indimenticabile pezzo-bis a lungo atteso “Non mi rompete” (album “Io sono nato libero”, 1973) che ha commosso un pubblico sedotto ed appagato dal dono ricevuto.

I saluti, gli abbracci ed in sottofondo, la suadente “Traccia II” che, con il libeccio che ruggiva sempre più forte nell’Arena del Castello, ha portato via tutti sulle ali dell’Ippogrifo con la figura di Francesco Big di Giacomo ancora alle briglie, solo per noi, in volo.

Sensazioni bellissime. Lunga vita al Progressive. Appuntamento al prossimo evento musicale dell’Agìmus Festival.

Vito Lopez
Foto di Musicarte di G. Mirizio
per gentile concessione dell’Agìmus

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