La rassegna “Creatures” dell’associazione “Nel gioco del jazz” si chiude con il magico pianoforte di Omar Sosa

«L’Africa e la Diaspora rappresentano una fonte musicale senza uguali», racconta Omar Sosa, tra i pianisti latinoamericani che ha saputo unire i continenti fondendo radici cubane, jazz e musica classica. Poliglotta musicale, stilisticamente unico, ritenuto una delle figure di riferimento della scena internazionale, Sosa terrà un esclusivo concerto per piano solo martedì 14 marzo (ore 21), al Teatro Forma di Bari, per l’appuntamento di chiusura della stagione «Creatures» ideata da Roberto Ottaviano per l’associazione Nel Gioco del Jazz presieduta da Donato Romito (info 338.9031130, biglietti 28/23/18 euro, 50/40/30 euro per le coppie).

«Attraverso il jazz, il genere più rappresentativo dell’Esodo dal continente nero, metto idealmente insieme Caraibi, America Latina e Africa in un’espressione di libertà che è celebrazione della Diaspora viva ancora oggi», spiega il cinquantottenne musicista di Camagüey, che a Bari presenta il nuovo progetto solista nel solco di una ricerca delle radici trasformatasi in allegoria dello scambio artistico universale.

«Con la mia musica racconto il profilo melodico dell’Africa e la sua grande forza ritmica, punto di contatto di ognuno con lo spirito supremo che unisce le persone», prosegue Sosa, autodidatta fortemente influenzato dalle percussioni sin dai suoi primi approcci col pianoforte, strumento dal quale è stato sempre affascinato per il carattere orchestrale.

Musicista dallo stile personale, contraddistinto, per l’appunto, da un approccio ritmico decisamente audace, Omar Sosa è cresciuto musicalmente abbeverandosi alla cultura cubana più tradizionale prima di scoprire il jazz e, via via, il pop, il funk e le sonorità provenienti dal resto del mondo. Ed è proprio attraverso la riscoperta del folclore musicale cubano, fortemente ancorato alle radici africane, che Sosa ha fatto suo il senso dello swing, la danza e il rapporto col corpo, aspetti tipici del jazz, della musica caraibica e di quella cubana, tutti derivanti dalla comune matrice africana, al di là delle differenze stilistiche determinate dai vari sincretismi culturali nelle diverse aree del continente americano.

Il risultato è un linguaggio jazz globale che celebra la tante anime della musica delle Americhe (e non solo), sempre in un’intima connessione con le radici afro-cubane. E dentro questo spirito guida agiscono liberamente quella curiosità, quello spirito artistico generoso, quella dedizione alla creazione e quell’apertura a nuove sonorità e insolite combinazioni che fanno di Omar Sosa una delle figure di riferimento della scena latin jazz, come certificano i 34 album incisi in 25 anni di attività discografica, le 7 nomination ai Grammy Awards e le collaborazioni con Paolo Fresu, Seckou Keita e Adam Rudolph, per limitarsi alle più significative.

Chiusa con Sosa la stagione «Creatures», la programmazione dell’associazione Nel Gioco del Jazz proseguirà con la seconda edizione del Festival Musiche Corsare, quattro giornate con il grande jazz il programma dal 20 al 23 aprile. Il 20 aprile ci sarà un omaggio del batterista Fabio Accardi ai Drummers Composers, i batteristi-compositori che hanno segnato la storia del jazz. Doppio set il 21 aprile con il progetto Disorder at the Border di Tobias Delius (sax), Daniele D’Agaro (sax e clarinetto), Giovanni Maier (contrabbasso) e Zlatko Kaucic (batteria) seguito dal quartetto del pianista Wayne Horvitz, del quale sarà ospite il contrabbassista Brad Jones. Triplo set il 22 aprile con il Mat Trio (Marcello Allulli al sax, Francesco Diodati alla chitarra ed Ermanno Baron alla batteria), i Dark Dry Tears del bassista Danilo Gallo, ospite il batterista Jim Black, e il duo composto dal trombonista Samuel Blaser e il chitarrista Marc Ducret. Chiusura il 23 aprile con il solo del cantante-performer Boris Savoldelli, il piano solo di Dave Burrell e il progetto What Love, big band con Roberto Ottaviano, Gaetano Partipilo, Francesco Bearzatti e Marco Colonna ai sassofoni, Ralph Alessi alla tromba, Samuel Blaser al trombone, Michele Sannelli al vibrafono, Alexander Hawkins al piano, Giovanni Maier al contrabbasso e Zeno De Rossi alla batteria.

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