La settimana sportiva: l’analisi di Benevento – Bari

Ieri ennesimo pareggio per il Bari, che manca ancora l’appuntamento con la vittoria diventata, ormai, un miraggio dopo lo splendido avvio di campionato. Certo, gli ultimi due pareggi che, se non altro, vanno presi con positività perché sono maturati dopo qualche sconfitta, hanno avuto un sapore diverso: contro la Ternana, il Bari ha dato dimostrazione di avere qualità, di saper giocare, di stupire, di creare occasioni gol, di essere pericoloso e di subire poco. Ieri, a Benevento, ha dimostrato il contrario di tutto, per questo ritengo che si tratti di un pareggio d’oro, anche sporco come si suol dire in questi casi.

Ieri ho visto una squadra lenta, macchinosa, con poche idee annebbiate, scarsa vena, scarsa propensione al gioco. In altre epoche avremmo parlato del rischio del Bari di andare a risolvere la crisi ai moribondi, per giunta con i giocatori contati a causa di numerosi infortuni. Chi segue il Bari da sempre può dirlo ad alta voce, avendone viste tante di questo tipo di gare risolutorie, anche quelle degli attaccanti da troppo tempo all’asciutto (di esempi ne potrei fare decine e decine). Ricorderete, tanto per non andare troppo lontano, cosa riuscì a combinare il Bari a Francavilla Fontana quando si trovò di fronte una squadra senza tredici elementi titolari, con l’allenatore squalificato e qualche dirigente pure: perse per 3-0.

Ma questo Bari, in generale quello dei De Laurentiis, si è svestito di questa ingombrante, umiliante e disarmante etichetta, difficilmente risolve le crisi agli avversari moribondi da cinque anni a questa parte; magari perde, come è nella normalità delle cose, ma senza risolvere crisi: un segnale decisamente positivo in prospettiva, al di là degli obiettivi. Un pareggio, però, quasi mai è un risultato da gettare dalla finestra, soprattutto se conquistato fuori casa, in un terreno ostico, davanti ad un ambiente tipico della C, che rievoca tristi eventi degli anni ’70, al cospetto di un avversario affamato di punti con un gap numerico in classifica rispetto al Bari. Era prevedibile che ne sarebbe venuta fuori una gara anomala.

Per il Benevento quella di ieri era la classica gara della svolta, quella da vincere a tutti i costi, ed invece non è andata così perché il Bari è riuscito ad impedirglielo nel bene e nel male. Il Benevento sul piano agonistico ha messo il Bari in difficoltà, anche nella condizione fisica, e solo grazie ad un episodio ha raddrizzato la gara (per la verità anche il vantaggio sannita è scaturito da un episodio, ovvero un errore in disimpegno tra Pucino e Maita), e anche in superiorità numerica ha sofferto di più, quando invece ci si aspettava il colpo di grazia vincente. In queste gare guadagnare un punto è fondamentale, non perdere era importante; il rischio era quello di vedersi apparire lo spettro dell’Ascoli o del Frosinone.

Una svolta, sia pur appena percettibile, si è avuta con i cambi, con Antenucci e Bellomo che hanno vivacizzato il gioco anche se non sono state prodotte occasioni particolari da rete, però l’impressione è che se Mignani non avesse cambiato per tempo, il Benevento avrebbe potuto chiudere la partita. Scheidler non ha risposto come auspicato: lui ha fisico, ha delle precise caratteriste, ma non è convincente nei colpi di testa, gestisce poco e male il pallone quando ha le spalle alla porta, non è, forse, quell’attaccante che serve nell’area di rigore. Questa è, al momento, l’istantanea che ho fatto sul centravanti; magari tra due giornate diventa Osimhen – chi lo sa -, ma ad oggi il giudizio è questo. Bene Dorval, male Maita, al di là dell’errore in comproprietà con Pucino che ha generato il vantaggio del Benevento, Maiello così così, Folorunsho sbiadito poteva e doveva fare meglio, benino la difesa con qualche sbavatura qua e là, con le puntuali amnesie quando c’era da anticipare gli attaccanti nei colpi di testa che puntualmente sono capitati, male Botta, evidentemente la gara scorsa era stata un fuoco di paglia, Cheddira non pervenuto, e se non avesse avuto l’opportunità del rigore realizzato avrebbe meritato l’insufficienza piena, e i motivi sono noti: ormai lo conoscono tutti e lo si cerca di fermare con le buone e soprattutto con le cattive, poi da diverse giornate gli son venuti meno gli assist filtranti o le verticali di Maita e di Folorunsho (evidentemente gli avversari hanno studiato pure il modo per evitarli), a ciò vada ad aggiungersi il fatto che ultimamente brilla troppo la sua stella sia nel mercato sia tra i tifosi, e si sa che quando si tira troppo la corda alla fine si spezza. Inconsistente Salcedo, da lui ci si aspettava di più nelle opportunità che ha avuto fino adesso nonostante il confortante avvio, poca cattiveria poco determinante e spesso confusionario. A ciò si vadano ad aggiungere le ammonizioni che hanno condizionato la gara, alcune indubbiamente discutibili, e che hanno costretto Mignani ai cambi. Il solo Caprile, ancora una volta, è stato determinante, forse sul tiro di Improta poteva fare qualcosa di più, ma è solo una soggettiva impressione, magari mi sbaglio.

Ma in generale, diciamo che è stata la squadra non aver girato ieri. Queste gare sono maledette, meglio accontentarsi di un punto “sporco”. Del resto scriveva Ovidio negli “Amores”: “Perfer et obdura! Dolor hic tibi proderit olim: saepe tulit lassis sucus amamrus opem”, vale a dire: “Sopporta e resisti! Un giorno tutto questo dolore ti sarà utile: spesso una medicina amara porta giovamento ad un malato”. Che si prenda e si porti a casa questo punto, che questa seconda gara senza sconfitte, dopo un periodo negativo, sia un viatico per riprendere a camminare come ad inizio stagione perché questa squadra ha le qualità giuste per farlo.
E adesso sotto con Andrea Masiello che ha un’ultima possibilità per dimostrare di essere uomo: giocare al San Nicola consapevole di essere fischiato fisiologicamente, evitando imbarazzanti ed ingiustificabili defezioni.

Massimo Longo

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