Il futuro diventa un dejà vu con il concerto de “The Chemical Brothers”, evento di punta e di chiusura della leg barese del Medimex 2022

Me la ricordo la prima volta che ho visto The Chemical Brothers.
Il luogo era una masseria alle porte di Lecce e definirla ‘alternativa’ sarebbe quantomeno eufemistico. Il tempo era molto “prima della pandemia”, quel tempo indefinito che è diventato a tutti gli effetti l’”Avanti Cristo” dei nostri giorni. Lo spazio dedicato al concerto era nella piena terra rossa, sia sotto il palco, che dove il pubblico bivaccava e ballava, svariati morti prima del Decreto Palchi. I social network ancora non potevano testimoniare e l’ENPA non poteva indignarsi, se ballavamo “Horse power” con i cavalli veri più storditi dei fattori, a un palmo di naso da noi. “Hey Boy, Hey Girl” aveva una coreografia di luci in cui restavano impresse le luci bianche sparate a giorno, a ritmo con il “pum, pum, pum, pum” iniziale. Non era molto dissimile dalla album version.

Nel frattempo, altre due volte ho sentito quella canzone, in altri due concerti.

Quando l’altra sera, “Hey Boy, Hey Girl” ha pervaso la rotonda dell’Ingresso Monumentale della Fiera del Levante di Bari, e non era più lei, mi sono ricordata che il “Dopo Cristo” era finalmente arrivato, un futuro da scrivere, su una traccia tutta nuova, destrutturata, smembrata e ricomposta, un vettore di nuove domande e nuove risposte a domande che nessuno ha ancora fatto.

Il concerto è stato l’evento di punta della leg barese del “Medimex 2022”, il festival che ha invertito la rotta delle e dei pugliesi che si sparavano ogni anno migliaia di chilometri per vedere qualche nome grosso sul palcoscenico, rendendo la Puglia attrattiva per chi viene da fuori.

Sul palco, un’atmosfera di luci, integrata con i video del wall, tecnologia e arte in armonia: laser che sembrano geyser di vapore, occhi spiritati dai LED, creature partorite da una mente orfica del terzo millennio, ballerini che sembrano fatti di dischetti struccanti o di opus diamantati, l’onnipresente mostro di “M.A.H.”.

Su tutto, un doveroso richiamo ai Kraftwerk, ai loro Robots, giganteschi, quasi disneyani, che dal palco giocavano con gli spettatori, per diventare improvvisamente spaventosi. Scommetto che anche altri, come me, hanno avuto un dejà vu con il concerto tarantino dei Kraftwerk del 2018, sempre a targa Medimex, con il mare a sinistra e un monumento rossastro a destra.

Anche il suono, potente, dritto nelle ossa, era lì per fare finalmente divertire un pubblico bellissimo, sorridente, multicolore, di tutte le età, di tutti gli stili e estrazioni culturali, messo a fattor comune dalla voglia di fare festa.

Dritto dritto da Glastonbury, un mash-up bellissimo tra “Do it again” e “Out of control”. Ma poi, il debutto di concerto con una funambolica “Block rockin beats”, “Swoon” che pesca dagli Anni Ottanta, laddove “Setting sun” ha deciso di emanciparsi dagli Anni Novanta e dalla voce di Noel Gallagher, affidando l’egida del richiamo a una voce black e femminile.
Galvanize” è solo accennata, in due ore di puro godimento.

La gemma arriva alla fine, pietrificando tutte e tutti in un caleidoscopio di Santi, Cristi in croce, Martiri e demoni.
The Chemical Brothers tributano un omaggio clamoroso a The Rolling Stones, con un mash-up da far accapponare la pelle anche ai miscredenti della religione e della musica elettronica, quello tra “The private psychedelic real” e “Sympathy for the devil”, che infiamma tutto prima di mandarci a nanna.

Non resta che sognare il prossimo viaggio dal futuro.

Beatrice Zippo

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