“Vorrei essere scrittore di musica”: il Collegium Musicum, Carmine Scarpati e Maurizio Pellegrini fanno rivivere le note di Johann Sebastian Bach e le parole di Pier Paolo Pasolini

Oggi, martedì 31 maggio, alle ore 20,30, nel Salone della Chiesa di Santa Cecilia di Bari (via Dante Alighieri 382) prosegue  la ventisettesima stagione del Collegium Musicum.
In scena uno speciale concerto intitolato «Vorrei essere scrittore di musica»: il violinista Carmine Scarpati eseguirà, di Johann Sebastian Bach, l’Adagio e la Siciliana dalla Sonata n.1 BWV 1001, il Preludio dalla Partita n.3 BWV 1006 e la Ciaccona dalla Partita n. 2 BWV1004.
La musica sarà alternata con la lettura di Maurizio Pellegrini, di alcuni passi del saggio di Pier Paolo Pasolini «Studi sullo stile di Bach».
Il concerto si svolgerà anche in matinée, alle 10,30, per le scuole.

Tutti i dettagli sul sito collegiummusicumbari.it: biglietti a 10 euro (intero) e 7 euro (ridotto per studenti, over 65 e diversamente abili). Infotel: 340.499.38.26 – 338.645.05.76.

Quella tra Pasolini e Bach è una liaison antica, che nasce dalla sua infanzia a Casarsa, in Friuli. A iniziare il grande intellettuale, poeta e scrittore italiano, all’epoca appena ventenne, alla musica del genio di Eisenach, fu la violinista slovena Pina Kalc, conosciuta a Casarsa nel febbraio del 1943. «Bach rappresentò per me – scrisse Pasolini – in quei mesi la più forte e completa distrazione: rivedo ogni rigo, ogni nota di quella musica; risento la leggera emicrania che mi prendeva subito dopo le prime note, per lo sforzo che mi costava quell’ostinata attenzione del cuore e della mente». Qualche tempo dopo aggiunse, nelle «Pagine corsare», scrivendo idealmente a Kalc: «Mi sento ancora fortemente commuovere dalla sua immagine che suona Bach; lei ha costruito un edificio saldissimo nella mia vita». Ed è vero: la musica e Bach, per Pasolini, furono un edificio saldissimo, come testimoniato anche dal largo uso che ne fece al cinema nei suoi stessi film, a cominciare da «Accattone» (1961), il suo esordio dietro la macchina da presa.

In «Studi sullo stile di Bach», un lavoro musicologico incompiuto – pochissimo noto, scritto tra il 1944 e il 1945 – ispirato alle sei Sonate per violino BWV 1001-1006 del Kantor, Pasolini scrive: «Il punto d’inizio d’ogni composizione bachiana è già altissimo. E tutto il resto non dovrà che mantenersi alla medesima altezza. Quindi, se vorremo scegliere un’immagine per la direzione della sua musica, non credo ci sia nulla di più adatto che una retta orizzontale, se, a quell’altezza, Bach non ha da far sforzar alcuno per mantenercisi. Questa è arte, anzi, sarei tentato a dire, natura». 

Quanto alla musica di Bach che eseguirà Scarpati, al soggiorno di Köthen (1717-1723) risalgono le tre Sonate e tre Partite per violino solo (BWV 1001-1006). L’autografo reca la data 1720, ma si tratta dell’anno in cui la raccolta fu preparata, verosimilmente per essere data alle stampe; sono assai più incerte invece le date di composizione delle singole Sonate e Partite. Sotto il profilo formale le tre Sonate per violino sono costruite sui quattro movimenti della Sonata da chiesa (lento, veloce, lento, veloce), con una fuga come secondo numero e il movimento lento interno come solo pezzo in una tonalità diversa. Le Partite, invece, seguono nella struttura il classico schema della Suite: allemanda, corrente, sarabanda, giga (con occasionali inserzioni di altri pezzi dopo la sarabanda). 

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