Ancora “Experimenta”, ancora al femminile! La seconda serata a Bari, sempre nell’Auditorium Vallisa.

Dopo il debutto nella serata del 12 maggio, “Experimenta”, la XXIII edizione del festival musicale multicodice che nasce con i patrocini dei Comuni di Alberobello e di Bari, con l’organizzazione della cooperativa Herostrato e Time Zones e la media partnership di Rai Radio3, decide per un’altra serata tutta al femminile, ancora ospite dell’Auditorium Diocesano della Vallisa.

A salire sul palco, per prima, Simona Zamboli. Laziale, ingegnera del suono prima di tutto, qui è compositrice di musica elettronica. La Zamboli mette in scena i suoi “Loisirs”, una musica elettronica di stile a metà tra il synth e gli albori un po’ più astratti e concettuali del big beat, di gran voga oltre la metà degli Anni Ottanta, ma tornata in gran spolvero con la digitalizzazione dei formati, da un lato, e una nuova analogizzazione delle composizioni.
Oltre a un senso del ritmo bestiale, Simona ha un fisico bestiale, nell’andare avanti per quaranta minuti filati, con partecipazione anche del corpo, da autentica fondista del set. Il risultato è un suono concettualmente corretto, sapientemente sporcato e distorto qui e lì, elegantemente ardito, con pochi campionamenti e molta, moltissima fantasia e senso della composizione. Avvolti dalle trovate di Zamboli, ci ritroviamo oltre la sfera territoriale individuata dall’abside della Vallisa, in un cosmic synth di classe, in cui sia buona parte dei puristi che dei semplici appassionati può orientarsi.

Una volta tornati sul pianeta Terra, è la volta di cedere il palco alle Viadellironia, band milanese che annovera Maria Mirani alla voce e chitarra, Giada Lembo al basso, Marialaura Savoldi alla chitarra e Greta Frera alla batteria.
Giovanissime, eppur sui pezzi, grazie anche a un lavoro fatto con una produzione targata Elio e le Storie Tese (al lavoro anche con Fabio Celenza e Chibo, quest’ultima esibitasi nella prima serata, come da precedente articolo), la formazione propone un rock bello da ascoltare, buono per riflettere.
Non si vergognano a definire il proprio cantautorato “felicemente inattuale”, e fanno bene.
L’impronta di evocazione classicheggiante dei propri testi, infatti, scomoda direttamente i grandi, debuttando, come delle poetesse estinte, con una canzone che recita “mi scusino le muse se non canto di armi ed eroi”, anche perché il Pelide Achille non se l’è vista poi benissimo. Lo stile sembra richiamare i Franz Ferdinand prima maniera e i Baustelle (Milano docet, d’altronde), però con in più una varietà sorprendente per l’apparente poca seniority artistica; nel loro primo album “Radici sul soffitto”, le Viadellironia sparigliano di continuo le carte proponendo di volta in volta un piccolo e diverso diorama di sonorità rock.
Infatti, laddove il climax del concerto consiste in una suite (“Canzone introduttiva”), alla cui parola, già, i fanatici del prog hanno capito dove si va a parare, con “La Febbre”, primo singolo, c’è un garage rock bello grintoso, mentre “Sade Valentino” mette in ghingheri da festa una solennità à la Patty Smith. Molto bella anche “Figli della Storia”, un testo che, come molti altri della band, rivela una nuova consapevolezza circa la mancanza di prospettive, proprio come facevano i punk alla fine degli Anni Settanta e il movimento grunge all’inizio degli Anni Novanta.
Non mancano accenni di college rock e new wave, sostenuti da una batteria post punk che ricorda i Pistols, con la differenza che le Viadellironia sanno suonare.
Il bis è affidato a “Bernhardt”, un testo rappresentativo delle Viadellironia:
Sai dicevo
“Presto o tardi
Cambieran le carte
Ed io avrò una parte
Sarò Cesare o il nemico d’eccellenza

Sarò la vittima immolata
Per eccesso di conoscenza
Il bastardo che, morendo,
Si apparecchia una coscienza
La Bernhardt, nelle veci della Tosca”.
Invece son la mosca
Che con riverenza veglia sulla merda
.”

Beatrice Zippo

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