“LibertArt”: il sottile tratto tra legalità e fragilità. Intervista a Tita Tummillo De Palo

Ogni città possiede un incubatore che, a seconda del periodo storico e delle congiunture quasi astrali, può rivelarsi una pentola a pressione dove cova la guerriglia o dove la voglia di voltare pagina fertilizza le culture.
Tra questi due antipodi, infinite combinazioni hanno partorito la New York dello Studio 54, la Vienna della Secessione, la Berlino degli Anni Novanta, la Roma caravaggesca.
Si parva licet, il Quartiere Libertà di Bari è un terreno ideale per il nuovo, poiché essendo presenti praticamente tutte le gamme dell’umanità cittadina, offre una tavolozza eccezionale affinché un capolavoro chiamato “Futuro” possa prendere forma.
È qui che nasce LibertArt, un progetto multidisciplinare ideato dalla cooperativa sociale Al.i.c.e. Onlus AreArtiEspressive, e dall’associazione Etnie Onlus, finanziato dalla Regione Puglia nell’ambito dell’avviso pubblico «Bellezza e Legalità per una Puglia libera dalle mafie» (POR Puglia FESR-FSE 2014-2020), in collaborazione con Archimake, Spazio 13, Veloservice, Armata Brancaleone, Associazione Commercianti Via Manzoni, il centro diurno “Il Sogno di Don Bosco”, TouPlay e LoStabile, con il patrocinio degli assessorati alla Cultura, all’Istruzione e al Welfare del Comune di Bari.

Tita Tummillo è curatrice artistica di LibertArt, forte della sua dedica vocazionale a molti altri progetti di avanguardia in città, primi tra tutti BiG (sia inteso come Bari International Gender Festival che come BiG Factory, che è causa e conseguenza del festival), altro progetto della cooperativa sociale Al.i.c.e. Onlus, co-diretto con Miki Gorizia.
Noi del Cirano Post la intervistiamo per captarne l’entusiasmo e l’investimento emotivo per la comunità.

Libertà: un nome suggestivo, quanto impegnativo, per un quartiere …
Decisamente un destino! Risalendo alle origini, il quartiere, costruito agli inizi del ‘900 per far fronte alla crescita demografica che stava interessando la città, prende il nome dallo stile Liberty dei primi palazzi costruiti. In tutto il Novecento è stato un quartiere di forte impatto comunitario: dalla costruzione della casa degli alluvionati dopo le inondazioni del 1926, alla nascita della Manifattura Tabacchi. Da diversi anni Libertà rappresenta, nella città di Bari, da un lato, uno spazio di contaminazione grazie alla presenza di comunità provenienti dal Senegal, dal Gambia, dal Ghana, dalla Nigeria, dall’Eritrea, dal Bangladesh e dal Pakistan e dall’altro un rischio ad alta conflittualità dettato anche dalla presenza di organizzazioni mafiose che arruolano e intercettano fragilità. A intensificare la vivacità del quartiere, la presenza di realtà artistiche e culturali (Spazio 13, BIG Factory, Voga Art Project, Officina degli Esordi …) che aprono e innescano nuovi scenari.

Quali sono le idee portanti di LibertArt?
Il progetto LibertArt nasce dal desiderio di proporre, nel quartiere Libertà, una riflessione agita e mediata dalle arti sul tema/confine legalità-illegalità affrontato in un’ottica intersezionale: comunità fragili, patriarcato, questione di genere, convivenza etnica. Nasce dalla domanda: “Sei liberə, al Libertà?” Le pratiche artistiche proposte diventano lo spazio della narrazione individuale e collettiva per trenta ragazzə under 18 e la produzione sconfina e avvolge il territorio portando l’arte in spazi non convenzionali. Nell’idea di “galleria a cielo aperto” vi è la precisa volontà di riconfigurare il rapporto tra quartiere e corpi, scompigliare la funzionalità dei luoghi e aprire nuove possibili visioni di socialità, smistare le traiettorie, mappando i teatri/strade del quartiere. Interessante l’adesione a LibertArt da parte di realtà socio-culturali attive nel quartiere a sostenere il senso del cambiamento culturale come fenomeno di sistema, ad esempio di Etnie, che lavora da anni con l’immigrazione.
LibertArt dimostra che se non hai il coraggio di attraversare le visioni, nulla accade, e questo per noi accade secondo un’ottica multidisciplinare: arti visive, fotografia, che pongono il corpo in una dimensione nuova, ad esempio con l’attraversamento delle strade del quartiere per vedere la mostra a cielo aperto, come se la camminata fosse parte dell’opera, nell’ambito delle più genuine tra le performing arts.
LibertArt è un’importante fucina di decolonizzazione, di attivazione delle cose con approfondimento, posizionamento, conoscenza rispetto a chi siamo, in tutto il nostro background, pur non essendo compresa all’inizio.
La grafica, minimale e d’impatto, incarna lo spirito di LibertArt, ed è affidata al giovanissimo Matteo De Finis di StudioRotto.

Quali attività sono state realizzate, e quali ancora sono da realizzare?
Dopo la fase di fondazione dei vari gruppi target attraverso pratiche come la walking experience o il drum circle, si sono realizzati due dei quattro laboratori di produzione artistica previsti dal progetto. Valerio Pastore, illustratore, ha realizzato con il suo gruppo delle opere che sono state poi installate sui cancelli dell’ex sede del Tribunale di Bari; Alessandro Cirillo, fotografo, con il suo gruppo ha prodotto una serie di fotografie installate in seguito in una mostra itinerante tra Corso Mazzini e Via Manzoni. Attualmente è in atto il laboratorio di Miki Gorizia, artista visivo, che come ci informa lui stesso “sto proponendo la sperimentazione di diverse tecniche, dal disegno a mano libera alla pittura, allo stencil, all’affissione, nonché tematiche, dalla storia della street art, alle maggiori presenze del panorama nazionale e internazionale, all’attualità, al futuro. In linea con l’indirizzo del progetto LibertArt su Legalità e Bellezza, è stato individuato nella recente modifica dell’art. 9 della Costituzione Italiana (sull’inclusione della tutela degli animali nel patrimonio ambientale) un tema molto sentito dai bambini e dalle bambine che si cimenteranno nel disegno di animali, domestici, del proprio vissuto o del proprio immaginario, per fare in modo che essi appaiano ai passanti, dipinti o incollati, sui muri o in spazi predisposti del quartiere Libertà”.
Chiude tra Aprile e Maggio, Marco Malasomma, sound designer che proporrà al suo gruppo la creazione di ambienti sonori che saranno presentati al pubblico all’interno de LoStabile, hub culturale di recente apparizione nel quartiere Libertà.

Per me, la chiusura del percorso sarà essa stessa un percorso, volto a valutare ciò che è scaturito dall’architettura determinata dalla somma delle parti.

Dopo LibertArt, che progetti hai in cantiere?
La direzione artistica del BiG, condivisa con Miki Gorizia, assorbe moltissima energia e da qualche anno ho messo in stand by la mia pratica principale: il teatro, anche in scrittura, ibridato ad altre discipline come la fotografia. Il 2022 pare sia il tempo ideale per rimettere in circolo altre me. In programma a breve termine: una produzione performativa BIG, condivisa con Miki, all’interno del programma della BIG Factory; una residenza a Monaco con Tanja Hamester, artista visiva e performer, presso il Fahrender Raum. La permanenza a Monaco sarà anche lo spazio fisico e temporale per lavorare ad una performance di cui curerò la drammaturgia e la regia per il corpo di Tanja.

Tita ci ha raccontato come il viaggio nell’umanità che ci circonda equivale al viaggio in tutte le umanità del mondo, e in ultima analisi, al viaggio dell’umanità stessa.
Amare la propria città è il primo passo per rispettare tutti coloro che la abitano e per trattare tutto il pianeta come la propria casa. Cerchiamo di non dimenticarlo.

Beatrice Zippo

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