Un viaggio a New York, andata e ritorno: l’associazione “Nel gioco del Jazz” presenta il concerto di Joanna Teters e Giuseppe Bassi

Può capitare che la musica si vesta di un luogo, se esso è particolarmente appropriato.

Nel caso del concerto di cui stiamo per parlarvi, il Club 12ZERO3 di Bari, le sue luci di colori saturi e acidi, la sua reminiscenza di posto dove si balla da decenni, l’american bar in cui si stappano bottiglie al bancone, sono la cornice perfetta per una musica che ha fatto un viaggio transoceanico per arrivare a noi.
Nell’ambito della rassegna più nomade che mai, che l’associazione Nel Gioco del Jazz propone, con la presidenza di Donato Romito e la direzione artistica del M° Roberto Ottaviano e del M° Pietro Laera, il concerto di Joanna Teters (alla voce) e Giuseppe Bassi (al contrabbasso), si colloca magnificamente nella sua cornice, completando la formazione con Paolo Sessa alle tastiere (autore anche degli arrangiamenti) e col giovanissimo Gianluca Porro alla batteria.
Non è un caso, il richiamo agli Stati Uniti, in particolare a New York City, dove tanto Joanna quanto Giuseppe hanno vissuto per ampi periodi della propria vita. Non è neanche un caso che la Teters abbia scelto con gioia Bari nella sua tournée: pur riconoscendo ogni altissimo valore all’intenso lavoro dell’associazione, c’è da dire che la cantante, per parte di nonna, è barese, e i richiami del sangue di rado tradiscono.

Parlando finalmente di musica, è da subito chiara l’impronta americana sia del groove imposto dalla formazione, che della voce della Teters, riconducibile alle grandi interpreti del soul e dell’r’n’b, da Lisa Stansfield a Chaka Khan, fino a Macy Gray. Tale impronta è riconoscibile sia nei pezzi con le figure ritmiche più squisitamente funky, che nella ballade più dolce, con sonorità soulful, le cui sfumature difficilmente si possono ascoltare dal vivo dalle nostre parti.
Teters svela anche la sua vena autoriale, giocosa, ma anche sensibile nei testi e nell’interpretazione, alle tematiche ambientali e della solitudine (come nella “Ninna nanna per Godzilla“, scritta da lei).
Singolari sono le dediche ai mezzi di trasporto, sia al “November Train”, dedicata al treno per Fukushima e alla tradizione giapponese, che Bassi ha letteralmente sposato, brano in cui la batteria attacca con un vero rumorismo di treno, che alla subway di New York, il cui incedere ricorda i film più romantici ambientati nella Grande Mela.

Verso la fine, al concerto viene impressa l’atmosfera di una jam session: l’incursione di Roberto Ottaviano al sax soprano, è la stura per l’improvvisazione anche al sax alto e alla tromba, e al tributo a vari artisti della musica anche da ballare: Pino Daniele con “Quanno chiove” (perché pure a New York, come a Pino Daniele e a noi, piace ‘o blues) e “Peg” degli Steely Dan su cui qualcuno (qualcuna, a dirla tutta) si è alzato a ballare sul posto e con la mascherina.
Il bis accarezza il pubblico con la celeberrima “What the world needs now is love”, perché quanto più il mondo sembra dimenticarlo, tanto più ha bisogno di amore.

Beatrice Zippo

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