Un mondo senza confini attende chi visita al Palazzo delle Arti “Beltrani” di Trani “Il sentiero del viandante innamorato”, la mostra itinerante di Tarshito

OM Purnamadah Purnamidam
Purnat Purnamudachyate
Purnasya Purnamadaya
Purnamevavashishyate

(“OM quello è infinito, questo è infinito
Ciò che è finito, deriva dall’infinito
Ciò che è finito, all’infinito si riconduce
”)

Il mantra dell’”Om Purnam”, che ha affascinato anche George Harrison, unisce finito e infinito, ci spiega che le divisioni sono un limite convenzionale che l’uomo si dà per proteggere il nulla, per giustificare l’odio che stupidamente prova per sorelle e fratelli.

La mostra “Il sentiero del viandante innamorato” è la sintesi di un’arte universale, che traccia le rotte degli infiniti viaggi che Tarshito, dalla Puglia natìa, ha intrapreso in tutto il mondo, acquisendo le collaborazioni e le tecniche di eccellenze artistiche di ogni linguaggio.
La mostra, curata da Enrica Simonetti, è viandante anch’essa, articolandosi in spazi museali meravigliosi di tutta la Puglia, secondo il seguente calendario:
– dal 26 febbraio al 24 aprile, Palazzo delle Arti Beltrani, Trani
– dal 6 maggio al 30 giugno, Biblioteca Civica Pietro Acclavio, Taranto
– dal 7 luglio al 7 agosto, Museo Archeologico Francesco Ribezzo, Brindisi
– dal 12 agosto al 2 ottobre, Convitto Palmieri, Lecce
– dal 7 ottobre al 27 novembre, Museo del territorio di Foggia.

Tarshito, nome devozionale attribuito a Nicola Strippoli da Osho, nasce il 13 agosto 1952, per laurearsi in Architettura a Firenze nel 1979 e partire subito per l’India. Proprio l’India rappresenta la cifra principale delle sue influenze artistiche, seppur non l’unica. Chiunque abbia potuto già ammirare la sua arte, sa che la compenetrazione delle sue tecniche con quelle dell’arte planetaria non ha direzione unica, né unitaria, ma si ramifica in una complessità contenutistica in cui infine non è possibile ravvisare una nazionalità. Proprio su questo concetto insiste la mostra, le cartografie del mondo si rimescolano, le città messicane confinano con quelle pugliesi, le strade siciliane finiscono per essere bengalesi, i golfi, le penisole, i continenti, assumono nuove forme e disposizioni in un mondo che non conosce divisioni, in conurbazioni che gli umani provano a fatica a fare da sé, coabitando pacificamente.

Innamorandosi del Bangladesh, l’artista ha acquisito la tecnica del ricamo tradizionale Khanta, in collaborazione con l’organizzazione Chhonya Hosto Shilpo, intessendo fili, mappe, pannelli, che diventano segnali di comunicazione tra le persone.
In Messico, con la tecnica Chaquira di pittura con le perline, Tarshito dà vita a serpenti e maschere, dai toni vividi fino a far brillare gli occhi.

Pannelli intrecciati di vasi, fino a somigliare a paraventi di Coromandel, sono il frutto dell’amore di Tarshito per la Corea, nelle iscrizioni, nei cloisonnisme attorno a fiori e pesci, nella tradizione Mihnwa. L’incontro tra due nobiltà, quella toscana e quella sudcoreana, è nella mappa SeoulPisa.
La gioia dell’incontro con i monaci buddhisti Lobsang Kunkhyap, Lobsang Kunphen e Lobsang Yangdak, a Kathmandu, permette a Tarshito, oltre a connettersi con la buddhità, impara e insegna sacralità e tradizioni, interpretando con profondità i colori dei monasteri, acquisendone ogni sinestesia.

La lingua si impadronisce dell’artista, nell’incontro d’amore col Marocco e con l’artista Sadik Haddari.
I grafemi calligrafati dell’arabo diventano pause, minime e semiminime, tutti insieme su una barca che è la stessa barca di tutti, una barca grande quanto un pianeta.
Creaturine sovrannaturali affollano, benevolenti e dispettose, le mappe di Tarshito, allorquando le sue mappe lo portano in Perù. Ricami che diventano veri e propri richiami tribali si raccontano all’artista, che, nella sua funzione maieutica, li proietta verso il resto del mondo per creare un’ulteriore connessione.

È questa la bellezza dell’arte.
Questo il sentiero che unisce i viandanti del mondo.
Non deve esistere al mondo un viandante che si incammini per paura, ma solo viandanti d’amore.
E questa è una lezione che Tarshito, che invita a cantare ed essere felici, nel nome di una parola che chi canta i mantra conosce bene: Shanti, “pace”.

Beatrice Zippo

1 commento su “Un mondo senza confini attende chi visita al Palazzo delle Arti “Beltrani” di Trani “Il sentiero del viandante innamorato”, la mostra itinerante di Tarshito

  1. Pasquale Cannillo Rispondi

    L’ho visitata. Emoziona, affascina e arricchisce
    Assolutamente da non perdere

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