Giovani talenti e competenze chiudono la prima edizione della “Biennale dei Racconti di Impresa” all’AncheCinema di Bari

La prima “Biennale dei Racconti di Impresa”, progetto del Club Imprese per la Cultura Confindustria Bari-BAT, presieduto da Mariella Pappalepore, è giunto alla sua conclusione nella serata del 6 novembre, dopo una rassegna multidisciplinare iniziata il 29 ottobre.
Il tema proposto è quello delle Relazioni, all’interno dell’azienda, all’esterno, con l’ambiente, con gli altri operatori e i portatori di interessi, ma anche con la Storia e con la tenuta della propria visione. Iniziativa principale della rassegna è il Contest di arti visive e multimediali, cui potevano partecipare giovani talenti, volti ad avvicinare i concetti di arte impresa, perché fare impresa può essere un’arte, e perché l’arte può essere oggetto di un’impresa.

L’incontro conclusivo, presso l’AncheCinema di Bari, moderato da Antonio Stornaiolo, ha visto la presentazione di tre cortometraggi realizzati durante il clou della pandemia, un periodo che ha minacciato la tenuta di tutto il tessuto economico e sociale, in cui le imprese, piombate di colpo nella paralisi dell’economia mondiale, hanno dovuto reinventare il business e di conseguenza l’organizzazione, affrontando cambiamenti repentini e radicali, per poter sopravvivere e continuare a competere nel mondo sopraggiunto.

Il primo corto ad essere presentato è stato quello di Carmen Vallone, e ha raccontato la storia della riconversione di alcune workstation di meccanica di precisione in macchinari per l’analisi di tamponi Covid e per la produzione di mascherine chirurgiche, da parte di Masmec, grossa realtà imprenditoriale del sud-est barese. In particolare, le storie di Nicola, Sabrina e Vincenzo, in prima linea per la riconversione.
Infatti, nella loro attività, trattandosi di analisi di tamponi, hanno costituito un laboratorio a Verona, contiguo all’obitorio. Dunque, tutto ciò che noi abbiamo visto in TV, autostrade deserte, lunghe file di ambulanze e bare, loro l’hanno vissuto in prima persona, sentendosi parte di una battaglia contro un nemico comune.
Sul palco, con la regista collegata in videoconferenza, Michele Vinci, patron di Masmec, l’azienda, tra l’altro, visitata di recente dal premier Mario Draghi in quanto eccellenza a livello nazionale.

Il secondo corto portava la firma di Marco Pezzella, che ha raccontato un episodio simile in MBL Solutions, piccola azienda di meccatronica di Corato, nella persona del patron Luigi Maldera, che ha dovuto guardare in faccia i suoi dipendenti (via Zoom), in particolare i suoi progettisti senior, presenti nel corto, e ha dovuto ripensare con loro ad una linea produttiva che arrivasse a produrre fino a 100 mascherine al minuto, per poter sfuggire al buio che stava invadendo le loro famiglie, la nazione e il mondo, buio simboleggiato da riprese in controluce, e riportare tutto sotto una nuova luce, attraverso i filtri delle tende e delle mascherine, in cui poter tornare a guardarsi in faccia e in presenza, con un’accresciuta consapevolezza di aver fatto qualcosa per il bene comune, una mascherina “che ha unito l’Italia”.
Dalla sinossi del corto, offerta da Pezzella: “Al centro del mio racconto, dunque, la riconversione come antidoto all’abuso del concetto di resilienza, concetto che, in senso stretto, non comporta novità, cambiamenti, ma al contrario induce staticità, un ritorno a un aspetto, a una zona di comfort”. Sul palco, il regista e l’Ing. Cataldo Bonaventura, cofondatore di MBL Solutions.

Il terzo corto era di Antonello Pellegrino e Nicolò Accettura, dedicato alla compianta regista Martina Di Tommaso, scomparsa lo scorso maggio a 31 anni. La vicenda narrata è quella della Bosch, riorganizzata come tutte le aziende per la pandemia. Da un lato il mondo di Francesco, operaio, e per questo costretto a recarsi al lavoro in presenza, con tutti i rischi di contatto fisico che andare a lavorare ha comportato e comporta, specialmente con una moglie in dolce attesa e poi con una figlia appena nata; dall’altro la vita di Maria, impiegata, che ha dovuto restare in smartworking per evitare tale contatto fisico, con il rischio di alienazione dalla vita sociale che questo ritmo ha implicato. Il corto sviscera l’intimità famigliare, i cui ritmi sono stati stravolti dalle restrizioni, si riconduce alla vita d’azienda, e culmina in una stretta di mano finale, che concilia i pro e i contro dei due mondi. Sul palco, i registi e Alessandro D’Amore, responsabile comunicazione Bosch Bari Plant.

Infine, la premiazione del Contest sui racconti d’impresa per giovani autori, focalizzata sulla visione dell’impresa di domani, in collaborazione con Docety e Quei Due sul Server, che ha visto la vittoria di Andrea Lopardo, giovane videomaker di Trieste, con un corto di animazione dedicato a un fantomatico Museo degli Imprenditori.

Beatrice Zippo

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