“Uno nessuno centomila” di Luigi Pirandello, nell’adattamento di Alessandra Pizzi con Enrico Lo Verso, torna da vincitore nella Lecce del suo debutto

A cinque anni dal debutto al Teatro Romano di Lecce (era il 29 luglio 2016), dopo 300 repliche nei più importanti festival e teatri nazionali ed internazionali e oltre 300.000 spettatori, torna nel capoluogo salentino lo spettacolo in cui Enrico Lo Verso dà corpo e voce ai personaggi di uno dei più celebri romanzi del suo conterraneo Luigi Pirandello, “Uno nessuno centomila“, nell’adattamento proposto e diretto da Alessandra Pizzi (che ne è anche la produttrice, con la sua Ergo Sum).

Così l’attore palermitano e la regista salentina rendono omaggio ad uno dei più grandi drammaturghi di tutti i tempi, portando in scena la sua opera chiave.
Oggi, sabato 28 agosto la pièce farà tappa nel Chiostro dei Teatini di Lecce (ingresso via Regina Isabella), con inizio alle ore 21.00. L’evento si realizza nell’ambito della rassegna estiva “Lecce in Scena”, con il patrocinio del Comune di Lecce e in collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese. Biglietti acquistabili nei punti vendita Ciaotickets oppure on line su  https://www.ciaotickets.com/biglietti/unonessunocentomila-lecce (I PLATEA NUMERATA €22,00 + € 2,00 prevendita, II PLATEA NUMERATA €18,00 + €2,00 prevendita. Informazioni al 3515565450).

Acclamato dalla critica e dal pubblico soprattutto dei più giovani, lo spettacolo nel 2018 ha ricevuto a Busto Arsizio il “Premio Delia Cajelli per il Teatro”, nell’ambito della Seconda Edizione delle Giornate Pirandelliane promosse dall’associazione Educarte in collaborazione con il Centro Nazionale Studi Pirandelliani di Agrigento. Nella 2017, invece, ha vinto il Premio Franco Enriquez per la migliore interpretazione e la migliore regia.
Realizzato in occasione dell’ottantesimo anniversario della morte di Pirandello, è l’adattamento teatrale della storia di un uomo che sceglie di mettere in discussione la propria vita a partire da un dettaglio minimo, insignificante. Il pretesto è un appunto, un’osservazione banale che viene dall’esterno. I dubbi di un’esistenza si dipanano attorno ad un particolare fisico. Le cento maschere della quotidianità lasciano il posto alla ricerca del Sé autentico, vero, profondo. L’ironia della scrittura rende la situazione paradossale, grottesca, accentua gli equivoci. La vita si apre come in un gioco di scatole cinesi e nel fondo è l’essenza: abbandonare i centomila per cercare l’uno, a volte può significare fare i conti con il nessuno. Ma forse è un prezzo che conviene pagare, pur di assaporarla, la vita. 

“Avrei voluto che Pirandello fosse vivo – spiega Alessandra Pizzi – per mostrargli la grandezza della sua parola e l’attualità del suo pensiero che immobilizzano il pubblico ad ogni spettacolo e chiedergli se fosse mai stato consapevole delle conseguenze che avrebbe potuto produrre la tumultuosa portata di quel suo messaggio.  Di qui l’idea di una nuova ed originale messa in scena volta a rendere la perennità del pensiero pirandelliano, l’atemporalità del protagonista uomo di ieri, di oggi, di domani”.

In forma di monologo, il testo è affidato al racconto e alla bravura interpretativa di Enrico Lo Verso che, dopo anni di assenza dal teatro, è tornato sul palcoscenico per dar vita ad un contemporaneo Vitangelo Moscarda, l’uomo “senza tempo” e ai personaggi del romanzo pirandelliano, in un allestimento minimale ma mutevole in ogni contesto. Una sorta di seduta psicoterapeutica da cui si viene irrimediabilmente attratti, per affondare le mani nella propria mente, inconsapevoli degli scenari che potrebbero aprirsi. 
 
Obiettivo è raccontare al pubblico il valore di un testo classico e la sua funzione di insegnamento perenne. In questi anni di tournèe abbiamo raccolto testimonianze di giovani spettatori che dopo aver visto lo spettacolo, hanno scelto di laurearsi con una tesi su Pirandello, o di librerie cittadine che giorni prima della messa in scena hanno venduto tutte le scorte (e i riassortimenti) del romanzo. Perché se il teatro non ha la presunzione di insegnare nulla a nessuno, deve almeno tendere a creare occasioni di riflessione” dice Alessandra Pizzi.

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