Il “Jazz Revenge Fest #1” dell’associazione Nel Gioco del Jazz chiude in bellezza con l’Antonio Sánchez Quartet

Ad un orario, quello del tramonto, atto a conciliare le esigenze del caldo con quelle del tifo, a beneficio soprattutto delle seconde, si conclude la prima parte del “Jazz Revenge Fest” organizzato dall’associazione “Nel Gioco del Jazz” con la presidenza di Donato Romito e la direzione artistica del M° Roberto Ottaviano, presso l’Anfiteatro della Pace del Centro Commerciale Mongolfiera di Japigia. Per il concerto conclusivo di questa tranche, torna in Puglia, dopo esservi stato, fresco del Grammy per la colonna sonora del film premio Oscar “Birdman” di Alejandro González Iñarritu, a Capurso nel 2015, ed essere tornato a Bari nel 2017, il batterista messicano Antonio Sánchez, con tutta probabilità il più grande compositore per batteria attualmente in vita. Sánchez sale sul palco con una formazione di pianoless quartet:  Donny McCaslin, al sax tenore, il cui progetto più noto è stato “Blackstar”, l’album testamentario di David Bowie; Miguel Zenón al sax contralto, collaboratore di lungo corso di Sánchez, anche nei progetti con Pat Metheny; Scott Colley al contrabbasso, anch’egli componente di lungo corso del Quartet e dei progetti con Metheny. 

Piccola nota di stile: Sánchez sale sul palco con una t-shirt raffigurante il teschio della Santa Muerte che rappresenta perfettamente le forme del suo Messico e del suo outfit tipico, ma con una coloritura che rappresenta un bellissimo punto di contatto tra la celebrazione del Día de Los Muertos con le nostre luminarie. Sánchez saluta il pubblico con una lingua che egli stesso definisce “Itañol”, un delizioso mix tra spagnolo e italiano, e avvia il set.

L’avvio è mostruoso, più precisamente il confronto tra il “Leviathan” che dà il nome al pezzo, tratto dall’album "Three Times Three”, e un contrabbasso mostruoso, imprendibile, in continua rincorsa e dialogo con la batteria. 

Segue un tema nuovo, da un lavoro in uscita, per poi proseguire con “Gocta” e “Ballade”, quest’ultimo dal disco “Migration”. 

Il set, prima del bis, chiude con “The Real McDaddy”, dedicata proprio a McCaslin, aperto con un duetto dei due sassofoni.
Un tifo da stadio, è il caso di dire, ha salutato, incitato, accompagnato Sánchez e la formazione tutta, a coronamento di un concerto divertente, convincente, con una partecipazione estrema tra musicisti e pubblico, più in particolare è stato un concerto piaciuto sia ai puristi della tecnica, in quanto sul palco c’erano dei musicisti di bravura fuori da ogni tipo di serializzazione, che agli appassionati più profani, a caccia di bella musica, con un collettivo molto carico e empatico. 

Questa è un’opportunità che difficilmente si verifica in città; nel mondo post-pandemia, con grande difficoltà si prova a ricucire il rapporto imprescindibile tra artisti e pubblico, che solo il live può dare. Lo stesso Sánchez ha detto che il sollievo più grande è quello di suonare di nuovo, e finalmente, per esseri umani veri e non per una telecamera.

La seconda parte del “Jazz Revenge Fest” si tiene, sempre all’Arena della Pace, dal 26 al 29 agosto, e ospiterà “Tinissima” di Francesco Bearzat, “Eternal Love” di Roberto Ottaviano, “No eyes” di Emanuele Cisi e “Bumps ars Insidiae”.

Beatrice Zippo 

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