Un intrigante mélange stilistico di jazz, blues, gospel e rock: ecco “Acquapazza”, il nuovo disco del Joe Debono Quintet

Acquapazza è il nuovo disco firmato Joe Debono Quintet, poliedrica e interessante formazione costituita da cinque musicisti di notevole caratura come Dino Rubino alla tromba e al flicorno, Rino Cirinnà al sax tenore, Joe Debono al pianoforte, Nello Toscano al contrabbasso e Paolo Vicari alla batteria.

Pianista di estrazione classica, dal tocco raffinato, melodicamente e armonicamente assai sensibile, Joe Debono ha scoperto il jazz grazie a suo zio: Charles Sciberras. Fondamentale la figura di questo batterista nel percorso artistico del pianista maltese, poichè gli ha permesso di entrare in svariati e importanti circuiti jazzistici. Dopo una serie di prestigiosi studi accademici, che hanno alzato in modo esponenziale il suo livello di preparazione musicale, Debono ha avviato numerose e significative collaborazioni con uno stuolo di jazzisti parecchio affermati nel panorama internazionale, fra i quali: Charles Gatt, Laurie Simson, Walter Vella, Andrew Micallef, Gianluca Renzi, Fabrizio Bosso, Aldo Bassi, Carlo Muscat, Alex Bezzina, Joe Camilleri, Stjepko Gut, Rino Cirinnà, Roberto Occhipinti, Marcello Pellitteri, Yoni Zelnik, Fred Pasqua, Bertil Strandberg, Hetty Kate, Olivier Zanot, Olivier Degabriele, Paolo Vicari, Nadine Axisa, Sandro Zerafa, Mark Kelso, Jim Doxas, Remi-Jean LeBlanc, Carmelo Venuto, Alessandro Presti, Dino Rubino, Nello Toscano. Attualmente tiene lezioni di improvvisazione jazz presso la Malta School of Music. Joe Debono è anche il direttore artistico di Offbeat Music Bar, che ha la missione di coltivare un hub per gli amanti della musica attraverso esibizioni dei migliori talenti locali e stranieri.

Prodotto dall’etichetta discografica Anaglyphos Records e supportato da Malta Arts Fund – Arts Council Malta, Acquapazza è un album formato da nove composizioni del pianista, eccezion fatta per Innu Lil San Guzepp, scritto da Carlo Diacono, tutte improntate su una fascinosa commistione di generi musicali comprendente jazz, blues, gospel e rock, ma senza mai legarsi strettamente e indissolubilmente a nessuno di essi. Questo intrigante mélange stilistico è ulteriormente impreziosito da un’accentuata componente mediterranea, volta a donare una maggiore autenticità e integrità a tutte le composizioni e all’interpretazione dei cinque musicisti, reale punto nodale e stella polare del progetto. Una mediterraneità che testimonia la forte e vicendevole influenza sul jazz del passato e del presente.

Il pianista e compositore maltese si esprime così sulla sua nuova realizzazione discografica: “Questo progetto nasce con l’intento di documentare una collaborazione che dura da cinque anni. Grazie al Malta Jazz Festival, che mi ha permesso di suonare con diversi musicisti affermati, fra cui Rino Cirinnà, Stjepko Gut, Roberto Occhipinti e Marcello Pellitteri, nell’edizione del 2016, si è creata una bella e solida amicizia con Rino, che è sfociata nella formazione di questo quintetto. Nel 2018 sono stato invitato al Ragusa Ibla Jazz Festival, e quando nel 2019 mi è stato chiesto di fare un tour a Palermo, Siracusa e Catania, ho discusso con Rino sulla possibilità di formare un quintetto con musicisti siciliani con cui avremmo suonato le mie composizioni, e lui ha subito detto di sì. In una settimana i membri della band sono diventati stabili. Rino ha subito pensato di coinvolgere Dino Rubino, che non ha bisogno di presentazioni, perché è uno dei più grandi musicisti italiani ed europei, Nello Toscano, memoria storica del jazz siciliano con un background immenso e conoscenza di questa disciplina musicale, e Paolo Vicari, un giovanissimo talento, ma già con molta esperienza alle spalle e collaborazioni di alto livello maturate nel corso della sua carriera. Le intense esperienze che ho vissuto con questi ragazzi hanno consolidato la mia identità di musicista e compositore jazz. Ci si potrebbe chiedere, come mai la Sicilia? Nei miei anni formativi mettevo in discussione la validità della presenza del jazz a Malta. Pensavo che vivere così lontano geograficamente e culturalmente dalle rinomate capitali jazzistiche mi negasse il diritto di continuare a praticare questo linguaggio, tanto da farlo diventare mio. Indipendentemente da questo, il fatto che dubbi del genere non sono rari nel mondo dell’arte, e forte del pensiero secondo cui il jazz, sebbene sia musica americana, sia diventato legittimamente appannaggio del mondo intero, mi ha spinto ad andare avanti. Ma c’è di più: lunghe conversazioni con Rino Cirinnà su questo genere musicale hanno dato luce sul segno ineffabile che, i musicisti di discendenza italiana, hanno lasciato nella storia del Jazz“.

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