Tweet e violenza maschile

Il tweet di Milena Gabanelli del 21 febbraio 2021, “Ne ammazzano una al giorno. Ma io vedo solo donne manifestare, protestare, gridare aiuto…”, chiama in causa gli uomini, la loro assenza, il loro silenzio, la loro invisibilità, a fronte del terribile e sistematico ripetersi di femminicidi, soprattutto da parte di uomini con i quali si era stati in relazione intima.

Quando era ancora possibile incontrarsi in presenza, in momenti, ad esempio, di sensibilizzazione e formazione, proponevo in qualche circostanza due brevi frammenti video, il primo con l’allora Presidente della Camera Laura Boldrini, il secondo con l’allora Presidente del Senato Piero Grasso. Laura Boldrini parlava a proposito di un femminicidio appena perpetrato, Piero Grasso, in un’auletta parlamentare, delle questioni legate alla parità di genere; io chiedevo ai partecipanti di notare cosa caratterizzasse, secondo loro, ciascun intervento. Molti sottolineavano il tono vibrante e la visceralità nelle parole di Laura Boldrini, a fronte del tono protocollare di Piero Grasso. Ma questo era abbastanza spiegabile in ragione dei due diversi momenti e contesti nei quali le due figure istituzionali intervenivano.

Ma c’era dell’altro, e passava quasi sempre inosservato, (invece credo sia un elemento di decisiva importanza, che riporta al tweet di Milena Gabanelli). Nel suo discorso, tra le righe, il Presidente Grasso fa riferimento al fatto di essere lì grazie all’invito di Valeria Fedeli, al tempo vice Presidente del Senato.

Ecco la questione: gli uomini solitamente, dalle più alte cariche istituzionali ai comuni cittadini, non si coinvolgono per un loro moto spontaneo, quando si tratta di tematiche legate al genere, se non per estemporanei interventi , quando, per efferatezze horror o concentrazione di femminicidi nelle 24-48 ore, si supera la soglia (sempre più alta e spessa) che intercetta l’attenzione mediatica.
Nel recente passato abbiamo assistito a facili tentativi di esorcismo come quello al quale mi capitò di assistere qualche anno fa, in una trasmissione televisiva mainstream, durante la quale la conduttrice officiante invitava gli uomini presenti in studio, a ripetere, avendo come riferimento gli uomini agenti violenza: “Se questo è un uomo, io non sono un uomo”.

Esiste anche una rete di uomini in Italia, Maschile/Plurale, che prova a fare qualcosa di diverso; io sono entrato a farne parte solo un anno fa, ma è una rete attiva da più di un decennio (nel 2006 lanciò un primo appello pubblico contro la violenza maschile nei confronti delle donne).


Nei nodi di questa rete, nei gruppi diffusi nei diversi territori, I partecipanti si interrogano sulle radici culturali della violenza di genere, affermano con convinzione che la violenza maschile nei confronti delle donne riguarda ogni uomo, almeno a partire da quando, qualche millennio fa, la dimensione patriarcale è diventata la forma pervasiva, il modello dominante e diffuso di organizzazione dell’esistente. Sul sito è possibile trovare contributi e testimonianze di uomini che partecipano a gruppi, impegnandosi in un processo di cambiamento che riguarda in prima istanza se stessi.
Maschile/Plurale è ancora, numericamente, un piccolo fenomeno di cambiamento del maschile, la funzione che vuole svolgere è invece una funzione importante: coinvolgere ogni uomo in una riflessione, a partire da sé, sulle radici del maschile e sui condizionamenti culturali millenari che l’uomo si porta appresso.
Non è perciò, al suo fondo, tanto una questione di “proteggere la donna”, come dice Gabanelli nel suo tweet, ma di trasformare sé stessi, tanto da rendere anacronistico il concetto stesso di protezione dalla violenza maschile. Le manifestazioni al maschile di questi giorni (Biella, Milano, Torino, Genova, Roma Potenza, Bari) se non altro testimoniano una volontà di presenza maschile, che è sperabile diventi pratica non effimera e non superficiale.
Si tratta per gli uomini, al di là delle facili semplificazioni e narrazioni stereotipate, di cercare “nuove prospettive, oltre il disagio, il rancore, il risentimento”, come ad esempio propone Stefano Ciccone in un suo recente testo.

Pietro Buscicchio

La locandina della manifestazione del 7 marzo 2021 a Bari
   

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