La Città nel mio Presepe

Sono una di quelle persone che non ha un buon rapporto con le feste comandate.

Il giorno del mio compleanno vorrei rinchiudermi in una camera iperbarica, il giorno di ferragosto vorrei starmene in una baita in montagna, l’ultimo dell’anno temo gli inviti ai cenoni e ai veglioni. Natale, poi, non ne parliamo proprio.
E, comunque, la mia psicologa del Nord me lo diceva sempre: le feste provocano ansia da prestazione in tantissime persone. Devi divertirti, devi essere felice, devi fare cose memorabili e invece, si sa, la realtà a volte può essere molto prosaica.
Quest’anno me ne sto zitta zitta, non mi lamento, saranno feste low profile per tutti; nel momento in cui sto scrivendo, non si sa ancora bene cosa si potrà fare o non fare, comunque, in ogni caso, in questi giorni “rossi”, non solo da calendario, che si stanno avvicinando, di certo passerò parecchio tempo a casa.
E sebbene il periodo natalizio sia quello che maggiormente stimola la Crudelia Demon che abita in un anfratto neanche troppo nascosto del mio cuore, all’albero di Natale non rinuncio mai, agli addobbi che ho accumulato in questi anni e alle lucine.

Quest’anno, poi, ho anche deciso di fare il presepe.
Guidata dallo spirito di “Lucariell” , me ne sono fatta uno a modo mio.
Sul tavolino al centro ho messo un Gesù Bambino che trovai in una sorpresa dell’Uovo Kinder svariati lustri fa e come personaggi, intorno intorno, ci ho messo dei libri.
Ho messo una graphic novel proprio di “Natale in Casa Cupiello” di quel gran figo di Eduardo De Filippo, un libro stupendo di Maurizio Bettini, intitolato “Il presepio”, che racconta come il presepe sia qualcosa che ha a che fare con gli altari dei Lari delle case degli antichi romani, poi l’autobiografia di Gigi Proietti, un libro su Frida Khalo di Pino Cacucci, le poesie di Patrizia Cavalli, un cd dei Beatles, l’amata Jane Austen e il suo “Orgoglio e pregiudizio”, l’ultima enciclica sulla fratellanza del nostro Papa “rock” Francesco, un libro su Luke Perry, comprato per un euro da una bancarella mezza sfasciata a Pulsano questa estate, i Peanuts e le foto dei miei nipoti.

Insomma, attorno a Gesù Bambino ho messo questi miei pastorelli pop, portatori anch’essi di nutrimento, calore, buone novelle, sentimenti, identità, canzoni, poesie.
Poi ho guardato meglio e ho aggiunto un altro libro, dalla copertina azzurra di cielo e di mare.

Ed è “Bari – Una guida”; una guida sulla mia città scritta per Odos Edizioni da Alessandra Minervini, scrittrice ed editor qui nel capoluogo pugliese. Una guida che, uscita questa estate, avrebbe meritato delle signore presentazioni al mare, nei bar e nei locali, ma quest’anno ormai lo abbiamo vissuto per quello che è stato e sarà (mancano pochi giorni alla sua fine), la totale resa della socialità, dell’incontrarsi nei posti per fare quelle banalissime cose che speriamo siano presto nuovamente possibili, senza mascherina, senza numeri contingentati, senza una sedia sì e una no etc., ma, finalmente, in scioltezza.
La guida su Bari, per me che sono barese, dovrebbe essere inutile, dovrei già sapere tutto. E invece no. In questa guida ho scoperto cose che della mia città non sapevo, soprattutto dal punto di vista storico. Per esempio, ho scoperto che di Bari hanno parlato Orazio e Dante, ma anche Pasolini e Italo Calvino. Ho conosciuto meglio una tale Bona Sforza e la sua cassetta per i “maritaggi” ancora presente presso la Basilica di San Nicola.
Dentro ci sta tutto quello che caratterizza questa città affacciata sul mare e intrisa di salsedine: il nostro cibo, le nostre feste, i nostri santi, i panifici imperdibili.
Ci sono i palazzi storici, i negozi e le botteghe, i luoghi per dormire, quelli per mangiare.

Diversi scrittori baresi hanno scritto i loro contributi sulla città, da Marcello Introna a Francesco Marocco, poi Gabriella Genisi, Eva Clesis e altri: parole d’autore per una città dalla personalità sfaccettata.
Ma, soprattutto, l’autrice ci porta a fare otto “passeggiate lente”, ossia otto percorsi per scoprire cose note e cose ignote, ma bellissime e nascoste.
Avete presente le più note e blasonate guide che riempiono gli scaffali delle librerie? Beh, questa guida qui su Bari, presente nel mio presepe, non ha niente da invidiare, anzi, dentro ci sta il cuore di chi è nato in questa città e, allo stesso tempo, ci sta quella voglia di cercare tesori nascosti tipica di chi questa città l’ha guardata con nostalgia per tanti anni, perché anche Alessandra Minervini ha vissuto per molti anni lontano, nello specifico a Torino dove ha studiato presso la Scuola Holden di Alessandro Baricco. Quando prendo in mano questa guida, mi sembra di avere Bari tra le mani, quasi di possederla, mi fa venire voglia di uscire di casa e capelli al vento andare alla ricerca di tutti i palazzi che non conosco, dei panifici in cui non sono mai entrata o di ammirare con consapevolezza nuova cose che ho visto mille volte e di cui so poco e niente.

Quindi, mentre attendiamo di avere il permesso e la sicurezza di prenotare voli e viaggi, possiamo concederci la possibilità di avventurarci qui a casa nostra, nella nostra città, di guardarla con gli occhi di quei turisti che, da qualche anno, ne restano incantati, di lasciarci affascinare da luoghi sconosciuti e da storie che non ci hanno raccontato.

Nel mio presepe pop ci sta tutto, ci sta Gesù Bambino, ci stanno alcuni dei miei libri del cuore e ci sta questa guida su Bari, la città da cui sono andata via dodici anni fa e a cui sono tornata due anni fa e a cui penso quando ascolto una canzone di Cosmo che fa “sei la mia città, è un complimento, sei la mia città, ti sento dentro; e quando tornerò, qualcosa cambierà”.

Alida Melacarne

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