Radio Bari 1943: le note della Libertà – Parte seconda: il ruolo della musica nell’affermazione dei principi della democrazia

L’8 settembre 1943, dopo la firma dell’armistizio fra l’Italia e le potenze alleate e la fuga del re e del generale Badoglio da Roma a Brindisi, l’Italia si trovava in una situazione di caos e di smarrimento.
Alle forze armate italiane senza ordini, quelli che erano i prodi alleati germanici risultarono essere i nemici contro cui combattere.
Inqualificabile l’atteggiamento della monarchia e dei suoi accoliti che traspare da queste due dichiarazioni fatte la mattina e il pomeriggio dello stesso giorno:
8 SETTEMBRE (ore 9) – Il Re riceve l’ambasciatore tedesco Rudolf Rahan. Vittorio Emanuele III gli ribadisce la fedeltà e la lealtà nei confronti dell’alleato Dica al Führer che l’Italia non capitolerà mai, è legata alla Germania per la vita e per la morte“.
8 SETTEMBRE (ore 17,30) – Radio Algeri:Qui è il gen. Eisenhower. Il governo italiano si è arreso incondizionatamente a queste forze armate. Le ostilità tra le forze armate delle Nazioni Unite e quelle dell’Italia cessano all’istante. Tutti gli italiani che ci aiuteranno a cacciare il tedesco aggressore dal suolo italiano avranno l’assistenza e l’appoggio delle nazioni alleate“.

Il 9 settembre a Bari, alle ore 14.00, una colonna di sette o otto autocarri tedeschi attaccò a colpi di mitragliatrice il Palazzo delle Poste e Telegrafi.
Dalla terrazza di Via Nicolai, i soldati, insieme ad alcuni dipendenti postelegrafonici, fecero fuoco sugli autocarri tedeschi ed impedirono, in questo modo, la distruzione delle strutture radiofoniche: questo agevolò l’iniziativa, presa poche ore dopo da alcuni antifascisti baresi, di rimettere in piedi Radio Bari, una delle prime voci dell’Italia libera; infatti, all’annunzio dell’armistizio, quel gruppo di giovani occupa la sede dell’EIAR di Bari in Via Putignani 247 e, con il sostegno di alcuni tecnici, mette in onda i primi notiziari liberi, con un orientamento di denuncia e di opposizione al re e al neonato governo Badoglio.


La sede di Radio Bari in Via Putignani

Nel frattempo, le truppe inglesi avevano inviato a Bari il Maggiore Jan Greenlees, del P.W.B, Psychological Warfare Branch, incaricato di esercitare il controllo sui mezzi di comunicazione di massa italiani: stampa, radio, cinema. Il Maggiore, che era un ammiratore di Croce con simpatie nei confronti degli intellettuali antifascisti, favorì l’iniziativa dei giovani baresi.


Maggiore Ian Gordon Greenleess 1913-1988
responsabile del PWB  (Psycological Warfare Branch)

Fu la prima voce democratica trasmessa dal continente italiano da più di vent’anni. Si iniziò la divulgazione della dottrina democratica sul suolo italiano.” (Maggiore Jan Greenlees)


Iniziò quindi quella breve ma entusiasmante esperienza che fu definita “la Guerra delle Onde”. Le trasmissioni di Radio Bari contrastavano la propaganda di Radio Monaco e Radio Berlino e le emittenti fasciste che come scriveva Giacomo Perticone nel 1944 in “Settembre 43”, edizioni Roma: “La radio è soprattutto impegnata in una campagna violenta contro gli antifascisti assenti e presenti, ai quali minaccia piombo tedesco. La scelta dei dicitori è fatta evidentemente con una cura particolare per i toni vocali più aspramente provocatori e per i polmoni più facili a scaldarsi nella frequente invocazione, che è, nello spirito, nel linguaggio, nel timbro una continua imprecazione. Secondo i ben noti dettami della psicologia mussoliniana, non sono le cose che importano, ma soprattutto le parole; e non tanto le parole quanto l’accento di minaccia, di ricatto, di odio, che fanno il triste privilegio della eloquenza mussoliniana. Non c’è obiettivo della politica del fascismo che non sia stato raggiunto con questi mezzi, prima minacciati e poi attuati.”
La “guerra per onde” vide fra i suoi protagonisti, intellettuali, operatori della comunicazione e dello spettacolo con diverse funzioni, tutti rocambolescamente riusciti a superare le linee della divisione dell’Italia del centro nord dal Regno del Sud; val la pena ricordare alcuni di loro, anche attraverso i loro ritratti fotografici:

Alba de Cespedes “Clorinda”
Giorgio Spini “Valdo Gigli”
Vittorio Piccone Stella “Francalancia”
Pio Ambrogetti “Angelos”
Anton Giulio Majano “Zollo”
Arnoldo Foà
Ubaldo Lai
Silvio Noto
Cesare Polacco

Al primo piano, la sala di trasmissione era un stanza qualunque foderata di sdruciti tendaggi neri. Eppure là dentro noi ritrovavamo il nostro clima naturale, respiravamo in libertà, si chiudeva gelosamente la porta al modo di un bastone di frontiera e subito ci sentivamo pronti all’attacco. E, difatti, quella era la nostra trincea, da li combattevamo, seppure una battaglia di parole. Poi, quando, di colpo, udivamo le note dell’Inno di Garibaldi, a tutti il cuore prendeva a battere nel petto senza più ritegno.

Il palinsesto di Radio Bari, oltre ad una serie di notiziari e trasmissioni di carattere politico e addirittura militare (i programmi “Italia combatte” e “Spie al muro” mandavano ai partigiani combattenti al Nord messaggi in codice fondamentali nella lotta al nazifascismo), comprendeva programmi rivolti ai lavoratori, alle donne, ai giovani.

Forse l’evento più importante documentato da Radio Bari fu il Congresso dei CLN il 28 gennaio 1944 , con la relazione di Benedetto Croce. Ma importantissima era la trasmissione di programmi musicali, perché insieme all’espressione libera delle opinioni, con Radio Bari si inaugurò l’espressione libera della musica, tutta la musica americana, e in particolare il jazz, ritrovarono la possibilità di essere ascoltate.
“Ogni parola, ogni canzone, ogni concerto è un nostro saluto che vi giunge, un pensiero caro che dedichiamo a voi e che affidiamo ad una voce o ad uno strumento che ha l’obbligo di trasmettervelo nella sua integrità” da “Noi italiani a voi italiani” in Parla radio Bari periodico settimanale”.


Significativo è il fatto che fra le prime musiche trasmesse dalla radio vi fu non soltanto l’Inno delle Nazioni composto e diretto da Arturo Toscanini, ma anche l’Inno della Libertà con parole di Tommaso Fiore e musica del maestro Carlo Vitale.

Nella programmazione era presente la musica suonata dal quintetto di Bruno Giannini (fisarmonica poi pianoforte) che annoverava fra i suoi componenti Gorni Kramer (fisarmonica), Franco Cerri (chitarra), Enrico Cuomo (batteria), Antonio De Serio (contrabasso), i fratelli Principe (clarinetto), spesso in collaborazione con il quartetto Radar (successivamente Quartetto Cetra) di Tata Giacobetti e Virgilio Savona.

Gorni Kramer
Il quintetto di Bruno Giannini

Bruno Giannini, forte dell’esperienza  e della conoscenza jazzistica ascoltata sui dischi portati dalle truppe angloamericane con i V disc (la V-Disc – “V” per Victory – era un’etichetta discografica fondata nel 1943 per fornire dischi al personale militare statunitense. Il capitano Robert Vincent era il supervisiore dell’etichetta della divisione Servizi speciali), “esportò” la musica Jazz a Milano dove era poco conosciuta oltre la linea Gotica.

Bruno Giannini

I ritmi jazz saranno suonati anche da altri ensemble oltre all’Orchestra Vitale, fra i quali l’Orchestra Esperia, composta da 12 elementi diretti dal maestro Paolo Grimaldi fino al 1945.

Carlo Vitale

Per molti artisti, Radio Bari diventerà un vero trampolino di lancio come nel caso del batterista e cantante jazz Enrico Nosek, che in seguito si esibirà negli Stati Uniti con Chat Baker.

Nel frattempo, nell’Italia liberata, si stava diffondendo una nuova mentalità, l’american way of life, che portava con sé anche una nuova cultura cinematografica, tra cui molti film musicali con protagonisti jazzisti di allora; ecco, nei manifesti del tempo, qualche esempio:

Il jazz, fra gli anni 30 e gli anni 40, attraversava, con tutta probabilità, il suo periodo magico di transizione fra lo swing e il bebop; soprattutto quest’ultimo emergeva con forza sotto la guida di Charlie Parker, Dizzy Gillespie, Thelonious Monk ed altri, contribuendo a spostare il jazz dalla musica popolare ballabile a una più stimolante “musica da musicista”. Diversamente dallo swing, il primo bebop si separò dalla musica dance, affermandosi in modo sempre più forte come forma d’arte, ma diminuendo il suo potenziale valore popolare e commerciale. 
Poiché il bebop doveva essere ascoltato, non ballato, utilizzava tempi più veloci. Ai ritmi ballabili di Benny Goodman si sostituiscono nuove forme di cromatismo e dissonanza. 
I musicisti Bebop usavano spesso gli standard degli anni ’30, specialmente quelli dei musical di Broadway, come parte del loro repertorio. 
Tra gli standard scritti dai musicisti bebop, non possiamo non ricordare “Salt peanuts” (1941) e “A night in Tunisia” (1942) di Gillespie, “‘Round midnight” di Monk (1944), mentre i musicisti bebop più influenti, oltre ai già citati, includevano il pianista Bud Powell, il trombettista Clifford Brown, il batterista Max Roach ed il sassofonista tenore Lester Young, che segnò il passaggio dalle big band all’influenza bebop degli anni ’40.

L’era dello swing, al contrario, non andò oltre la metà degli anni Quaranta, pur potendo contare su di una sterminata produzione di brani famosi, tra cui “Cotton tail” di Duke Ellington (1940) e “Take the ‘A’ train” (1941) di Billy Strayhorn.


Alcuni musicisti dell’era swing, come Louis Jordan, in seguito trovarono popolarità in un nuovo tipo di musica, chiamato “rhythm and blues”, che si sarebbe evoluto nel “rock and roll” negli anni ’50. 
Alla fine degli anni ’40 ci fu un revival della musica “Dixieland”, che richiamava l’originale stile contrappuntistico di New Orleans. Ciò è stato guidato in gran parte dalle ristampe delle case discografiche dei primi classici del jazz degli anni ’30 delle band Oliver, Morton e Armstrong. Verso la fine degli anni Quaranta, la All Stars Band di Louis Armstrong divenne un ensemble di primo piano.

In conclusione, possiamo senza dubbio affermare che con Radio Bari e con le sue trasmissioni anche musicali si avvierà quel percorso di affermazione dei principi di democrazia e di libertà in ogni campo, anche nell’arte musicale, e la diffusione della musica Jazz, forse, ha dato il suo contributo a tale processo: “Il Jazz è probabilmente l’unica forma artistica oggi esistente in cui si sia conservata la libertà dell’individuo senza che sia andato perduto il senso della comunità” (Dave Brubeck – da “Il libro del Jazz da New Orleans al free jazz” di Joachim E. Berendted. Garzanti pag.147). Ma soprattutto la libertà di espressione, troverà compimento attraverso la lotta partigiana e la resistenza, unendo il popolo italiano nei principi della nostra Costituzione repubblicana.

Nota: diverse informazioni sono state tratte dal volume “Radio Bari nella Resistenza italiana” di Vito Antonio Leuzzi e Lucia Schinzano  Edizioni dal Sud 2005

Aldo Muciaccia

2 commenti su “Radio Bari 1943: le note della Libertà – Parte seconda: il ruolo della musica nell’affermazione dei principi della democrazia

  1. NICOLA RAIMONDO Rispondi

    Bravo,bravissimo Aldo Muciaccia. Il Tuo indimenticabile fratello e amico mio Niki sarebbe stato orgoglioso nel leggere il Tuo pezzo, storicamente documentato. Il nostro professore di itaiano e latino al Flacco, Michele D’Erasmo, fu uno dei occupatori di Bari Radio di natura fascista trasformanndola nella prima Radio Libera d’Italia. Insieme a lui ricorso, il giudice Michele Cifarelli.

  2. aldo muciaccia Rispondi

    grazie Nicola, voglio ricordare fra i protagonisti di quella bella pagina Vittore Fiore.

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