Le affinità elettive di Giovanni Sollima ed Ernst Reijseger nello straordinario concerto in cartellone per “Nel Gioco del Jazz”

Serata (ancora una volta) molto particolare all’Anchecinema di Bari, per la rassegna Adelante! curata dall’associazione Nel Gioco Del Jazz, quella di martedì 18 febbraio 2020, grazie al concerto del duo formato da Giovanni Sollima ed Ernst Reijseger: due grandissimi violoncellisti e, soprattutto, due grandissimi virtuosi, sperimentatori di tecniche e scelte musicali.
E ancora due grandi istrioni del palcoscenico, che sanno unire la bravura tecnica all’ironia e sorprendere lo spettatore sia nella forma esecutiva che nella sostanza della musica.

Non si può dire che il duo in sé e la stessa performance siano un inedito, perché ci sono dei precedenti. Certo è che non si tratta di un progetto che abbia un percorso collaudato e lungo. Ma tutto questo non si direbbe assolutamente, ove lo spettatore si approcciasse alla esibizione dei due artisti senza averli conosciuti in precedenza (sia singolarmente che in duo), e privo di informazioni a riguardo. Infatti si ha da subito (quasi dall’inizio del concerto) la sensazione di una sintonia perfetta, e di affinità di interpretazioni musicali che vanno in crescendo continuo sino all’ultima nota.

Tutto ciò, pur tenendo in considerazione le profonde diversità dei due musicisti, sia nella loro formazione e nelle loro influenze artistiche che nel percorso professionale individuale che ciascuno di loro ha vissuto prima di entrare in contatto l’uno con l’altro. Sollima proveniente da una formazione di musica classica, che si intravede anche nel modo di suonare lo strumento; ma al tempo stesso, incline ad influenze derivanti dalla musica rock, pop e, soprattutto popolare.
Reijseger, invece, ha una impostazione sicuramente jazz, di improvvisazione pura; ed anche lui tradisce queste sue origini nel modo stesso di imbracciare, talvolta, il violoncello come fosse una chitarra Gibson 335.

In ogni caso, il concerto si sviluppa in modo avvolgente e coinvolgente per lo spettatore, pur in assenza totale (sino a quasi la metà dello stesso) di qualsiasi “spiegazione” o “analisi” o “presentazione” dei brani che si sono susseguiti. Ma, come bene ha detto Giovanni Sollima in una pausa, loro erano lì per suonare e non per parlare.

Entrambi, in alcuni momenti e rispetto ad alcune posizioni particolari che il violoncello assumeva nelle loro mani, mi hanno ricordato un’altra esibizione che ho avuto il piacere di apprezzare, sempre all’interno della stessa rassegna e nella stessa location, quella del chitarrista sardo Paolo Angeli. D’altra parte, Angeli suona una chitarra costruita da lui stesso che assomiglia molto ad un violoncello, e che lui suona con un archetto. 
Stessa padronanza assoluta dello strumento e precisione (se non si vuole usare il termine perfezione) nella riproduzione sonora di ogni singola nota.
L’unico particolare in cui le due performance (quella di Angeli e quella del duo di cui mi sto occupando) si sono per così dire differenziate è quello che, nel caso dei due violoncellisti, l’amalgama che si crea tra il cervello (ed il cuore) dell’artista e lo strumento musicale, si ripropone indistintamente tra i due artisti. Ovvero, quelle affinità elettive di cui parlavo prima, che crescono via via durante l’esibizione, fanno sì che, alla fine, lo spettatore abbia la sensazione che si tratti di un’unità inscindibile.

Prova ne sia, per chi ha avuto la fortuna di assistere al concerto dell’AncheCinema, praticamente sold out, il “brano”, o forse meglio l’esercizio in cui i due eseguono la medesima scala cromatica, con velocità sempre crescente, interagendo persino con il pubblico, senza nessuna sbavatura o distonia.
Semplicemente incredibile.
Grandi Sollima & Reijseger.

Franco Muciaccia

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