Mika in concerto al PalaFlorio di Bari ovvero come diventare un adulto senza perdere umanità, calore e talento

Proprio la sera seguente alla sua partecipazione come super ospite alla 70 edizione del Festival di Sanremo, abbiamo avuto il piacere di assistere al concerto che Mika ha tenuto al Palaflorio di Bari.
L’artista libanese, naturalizzato britannico, ha fatto tappa nel capoluogo pugliese con il suo “Revelation Tour”, il tour mondiale incentrato sul suo ultimo album “My name is Michael Holbrook”, caratterizzato, come gran parte dei cd autointitolati, da una componente personale molto accentuata.
Sostenuto da una band di altissimo livello, che annoverava Mitchell Yoshida (pianoforte), Max Taylor (basso), Wouter Van Tornnhout (batteria) e Timothy Van Der Kuil (chitarra), Mika ha incantato il pubblico presente con un vero e proprio show che non ha deluso i numerosi fan che speravano di sentirlo intonare anche i suoi più grandi successi.
Il concerto è parso sin da subito incentrato su giochi di luce che avevano come protagonista un colore sempre diverso, associato, a seconda del brano interpretato, ad un breve racconto dello stesso artista che, nel suo perfetto italiano, ha coinvolto lo spettatore e lo ha catapultato in un vortice di musica, emozioni e puro talento.

Tutto ha avuto inizio con le recentissime “Ice cream” e “Dear jealousy”, tratte appunto dal suo citato ultimo lavoro, caratterizzato da brani a tinte forti con un messaggio più intimo e personale rispetto al passato; a seguire “Relax”, “Origin of love” e “Big girl”, interpretate con l’intensità che contraddistingue questo carismatico cantante che, pur ponendo sempre la musica al centro di tutto il suo universo artistico, ha dimostrato ancora una volta di essere anche un impressionante showman.
Mika ha commosso il numerosissimo pubblico presente raccontando una serie di ricordi riguardanti la sua famiglia, in particolare introducendo dei brani “Paloma”, dedicato alla sorella sopravvissuta ad un gravissimo incidente, e “Elle me dit”, dedicato alla madre malata, per poi emozionare i presenti con le sue “Stardust”, “Lollipop” e “Tiny love”, cantata coinvolgendo il talentuoso pianista Yoshida.
L’eclettico artista ha incentrato tutto lo spettacolo sull’interazione con il pubblico, giungendo fino a scendere dal palco per stabilire un vero e proprio contatto “fisico”. Assolutamente indimenticabili le bellissime “Tomorrow”, cantata in gran parte nella sua versione in italiano, e l’inedita ed emozionante versione voce e chitarra di “Happy ending”, accompagnato da Timothy Van Der Kuil.
Immancabile il suo primo grande successo, “Grace Kelly”, il brano caratterizzato dal falsetto irriverente che ben un decennio fa lo ha fatto conoscere a livello internazionale, impreziosito con il lancio di enormi palloncini colorati che hanno inondato il Palaflorio.

Per salutare il pubblico barese, Mika ha poi realizzato un’ultima magia: sulle note di “Stay high”, dal suo pianoforte rosa è fuoriuscito un gigantesco cuore rosso, quasi fosse la ciliegina sulla torta di questo sorprendente concerto.
Probabilmente in molti si aspettavano che l’artista riproponesse la sua versione dello struggente capolavoro di Fabrizio De Andrè “Amore che vieni, amore che vai” eseguita, proprio la sera prima, sul palco sanremese, ma questo non è accaduto.
In ogni caso, Mika non ha deluso le aspettative di coloro che speravano di assistere ad uno spettacolo magico e divertente, capace di portare lo spettatore nel mondo interiore di questo straordinario artista, che, anche con il suo ultimo lavoro, ha dimostrato di essere riuscito a concentrarsi “sull’idea di diventare un adulto senza perdere umanità, calore, il senso dei colori e dell’eccentricità”.
Missione compiuta!

Sabrina Prisciandaro

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