Genio e sregolatezza: Paolo Angeli in concerto all’Anchecinema di Bari per la rassegna “Adelante!” de “Nel gioco del Jazz”

Venerdì 31 gennaio, per la rassegna “Adelante!” proposta dall’associazione Nel Gioco del Jazz, è andato in scena sul palco del Teatro Anchecinema di Bari, lo spettacolo di Paolo Angeli, sardo, cinquantenne, chitarrista, musicologo, compositore, etc. …

Uno spettacolo, nel vero senso della parola, già soltanto vedere lo strumento che Paolo Angeli suona, sentirlo spiegare la struttura dello stesso e raccontare come la musica si crei attraverso la sua “chitarra preparata”, in cosa consista la componente “elettronica” dello strumento, quali siano i riferimenti musicali ai quali l’autore ed esecutore si ispira, e molto altro.
Angeli è bravo anche come narratore e lo ha dimostrato nella descrizione di quanto detto sopra, e, soprattutto, nel racconto di un aneddoto riguardante il suo rapporto con Pat Metheny: il grande chitarrista, avendolo sentito suonare la chitarra “preparata” in un festival (spero di non aver capito male), lo ha contattato per chiedergli come poteva acquistare anche lui una chitarra come quella, ed avendo saputo che lo strumento se l’era costruito lui stesso, gli ha chiesto se poteva costruirne un altro uguale per lui, cosa che Angeli ha effettivamente fatto.

Il progetto musicale di questo concerto (e del disco ad esso collegato) si ispira alla produzione musicale di Radiohead, gruppo che Angeli ha conosciuto solo recentemente, ma che lo ha fortemente impressionato dal punto di vista artistico.

E, tuttavia, se l’ascoltatore non sapesse già di questo riferimento culturale, mai potrebbe arrivarci con una propria riflessione autonoma. In pratica (come ha ben spiegato anche Angeli nella sua narrazione) per lui non si tratta di eseguire delle cover; il riferimento alle esperienze di altri artisti (alcuni classificabili nel prog-rock, come Pink Floyd e Radiohead,  altri nel post-punk e nel grunge come Joy Division e Nirvana) diventa una componente della sua creazione assolutamente originale.

Sonorità e linee melodiche altrui, ascoltate  e metabolizzate, divengono parte di un tutto diverso, di una grande armonia che si espande, anche grazie ad uno strumento che possiede dodici corde, una cassa armonica di notevoli proporzioni, effetti di percussione ed effetti elettronici distorsivi tipici nel rock del periodo analogico, e non in quello attuale.

Insomma, quello che Paolo Angeli propone è una versione stilisticamente raffinata, ed artisticamente sublimata del “one man band”.

Ecco spiegato il titolo che ho voluto dare a queste osservazioni, brevi ma piene di ammirazione: genio, perché non si potrebbe trovare un altro epiteto che si adatti meglio a questo artista; sregolatezza, perché la sua musica si distanzia profondamente da qualsiasi classificazione schematica, non seguendo alcuna regolamentazione precisa; non è musica popolare, non è musica classica, non è musica rock, ma, al tempo stesso, contiene elementi di tutti questi generi, creando un’armonia avvolgente ed ipnotizzante.

       Franco Muciaccia

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