Anthony Joseph fa ballare il pubblico di “Bari Hi-End” e “Nel Gioco Del Jazz”

Nel quadro della 28ma edizione di Bari Hi-End, l’associazione culturale Nel Gioco Del Jazz ha presentato la sera del 30 novembre nell’auditorium del Nicolaus Hotel lo spettacolo dell’Anthony Joseph Quintet.

La formazione anglo-caraibica-americana (Anthony Joseph, voce – Andrew John, basso – Denis Baptiste, sax – David Olubitan, drums – Thibaut Remy, chitarra) viene presentata come gruppo blues.
A me, però, sembra quasi riduttiva questa classificazione: invero, alla base della formazione dell’artista che dà il nome al progetto c’è sicuramente il blues, ma sono evidenti e assolutamente decisive le contaminazioni dei ritmi afro, del R&B e del Rap, specie di quello originario (suoni dal ghetto, come si diceva).

Devo confessare che era un po’ che non mi trovavo ad assistere ad una parte del pubblico (in maggioranza femminile) che abbandona la sedia per seguire la musica ballando.
Ma vi assicuro che la forza trascinante del sound espresso dalla band era davvero difficile da ignorare.

D’altra parte, da una band composta da quattro musicisti neri ed un solo bianco è facile aspettarsi un’evoluzione di questo tipo della serata. Anche se, è bene dirlo, da un punto di vista strumentale, è stato proprio il chitarrista Thibaut Remy, unico bianco, ad apparire il più dotato, insieme probabilmente al sassofonista Denis Baptiste. Ma si tratta davvero di questioni di lana caprina.

La voce di Joseph, potente e stentorea, assume un ruolo assolutamente predominante nell’ensemble musicale. Per questo, più sopra, ho citato anche l’R&B tra le contaminazioni che si avvertono.

E’ evidente, però, che l’influenza predominante è quella caraibica di Trinidad, terra natìa dell’artista, che viene da lui considerata come un unicum dal quale trae ispirazione la sua musica, rifiutando – è il suo sentimento profondo – di considerare le grandi differenze che dividono i vari paesi ed i vari popoli che compongono quella galassia.

Joseph, oltre che ottimo musicista, è poeta, romanziere (sono sette le sue pubblicazioni letterarie, come pure sette sono i suoi dischi non in collaborazione) e saggista.
Dunque, un artista a 360 gradi che unisce alla grande statura culturale generale, un senso innato del coinvolgimento emotivo e comunicativo, ed un linguaggio musicale raffinato che va a pescare addirittura nel rock prog (ad esempio alcune intro molto lunghe, che rimandano ai Pink Floyd).

Per concludere, una proposta atipica da parte dell’associazione ospitante, ma la qualità delle scelte della direzione artistica del Maestro Roberto Ottaviano non finisce di sorprendere il suo affezionatissimo pubblico.

Franco Muciaccia

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