Vecchi leoni da tastiera in cerca di vetrina pubblica

Maggio 2018. Tra i vari post scomposti, in linea con quelli che leggiamo da quando si sono aperte le fogne e le gabbie, fece un certo rumore quello che recitava: “Ti hanno ammazzato il fratello, cazzo… non ti basta?”.
Era rivolto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, reo, agli occhi di chi scrisse quelle parole, di aver auspicato che, nell’insediando nuovo governo, non ci fossero persone condannate.

Uno si immagina come autore del post il solito ragazzino coglione accecato dalla retorica sul “governo del cambiamento” (che andava di moda in quei giorni) e dall’odio verso gli sconfitti, uno di quei balordi impasticcati o tossici del giro degli spacciatori legati alla destra romana; oppure un vastaso stile “cheyenne” che sfascia tutto quel che trova davanti in occasione di una partita di calcio. Oppure, ancora, uno di quei tipi cupi e paranoici, con problemi di convivenza, scansati da tutti e diventati rifiuto della società, ben descritto nel personaggio di Crozza.

Novembre ’19. E invece, dopo un anno e mezzo, veniamo a scoprire che l’autrice era una normale signora ultrasettantenne che, naturalmente, fu pizzicata e indagata per “attentato alla libertà, offesa all’onore e al prestigio del presidente della Repubblica e per istigazione a delinquere”. Emergono oggi alcuni dettagli delle dichiarazioni rese da Eleonora Zanrosso alla polizia; “Sapete, mi ero fatta prendere dal clima euforico della vittoria elettorale, sono una sostenitrice dei 5 Stelle, ascoltavo Di Battista, ci eravamo gasati, stavamo cominciando a fare amicizia con la Lega e forse ho esagerato; una, tante volte, non legge neanche i commenti sopra, vede il post pubblicato e si lancia con un commento un po’ sopra le righe. Poi son finita io nel mirino, mi hanno rinfacciato quel che avevo scritto, ho subito una gogna mediatica e ho capito che avevo sbagliato. Sono una mamma e una nonna e amo gli animali; ora non scriverei più una sciocchezza simile, chiedo scusa al Presidente, non volevo offenderlo, men che meno volevo che venisse ucciso dalla mafia. Anzi, vorrei andare a chiedergli scusa di persona“.

La signora subirà un processo e, probabilmente, una condanna.
Eviterà, credo, il carcere -data l’età e le scuse- ma mi immagino che i suoi parenti non vadano particolarmente fieri di lei.

Ritenevo, sbagliando, che queste imprese da leoni da tastiera fossero esclusiva di giovinastri scapestrati e invece vengo a scoprire che c’è una platea non piccola di rincoglioniti d’età veneranda che, probabilmente, andati in pensione, non hanno niente da fare e, invece di godersi i nipotini, fare qualche camminata sul mare, giocare a tressette ai giardini o andare a controllare il nuovo cantiere vicino casa, hanno trovato “u’aggigghie” nel calunniare e insultare o nello scrivere, con la bava alla bocca, macchiettistici inviti sulle bacheche del Sindaco o del Ministro di turno, veicolando le peggiori bufale.
L’occasione per dare una svolta alla loro triste esistenza è troppo ghiotta: un insulto là, una battuta colorita qua, magari inserendo una proprio foto d’epoca di quando era giovane, figo e virile, chessò in divisa militare o mentre andava alla ricerca di qualche signorina di strada; oppure una foto ammiccante di quando veniva chiamata “bonazza” e faceva girare la testa ai suoi coetanei; foto magari accompagnate da banalità sconcertanti, spacciate per “vita vissuta”.
Tutti ingredienti, insomma, per riscattare il grigio anonimato e concedersi un momento di esaltazione e notorietà.
E di guai.

Eleonora Zanrosso ha confessato e chiesto scusa: la giustizia sarà clemente con lei.
I tempi, ora, sono cambiati: dalle parti politiche di cui era sostenitrice, ora si è divenuti un po’ più maturi o almeno ci si prova. Qualche vaffanculo in meno e qualche responsabilità di governo in più; e queste attività delittuose da tastiera son state lasciate a quegli altri, quelli col braccio teso e con gli elmetti con le corna verdi.
Anche attempati nonni un po’ isterici in cerca di vetrina pubblica.
Poveri nipotini.
E poveri cantieri senza più controllo.

Tonio Longo

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