Il Time Zones 2019 sulle tracce del Percorso Interstellare di “The Comet Is Coming”

All’Anchecinema di Bari, per la XXXIV edizione della rassegna Time Zones, è andata in scena ieri, domenica 3 novembre, un’autentica esplosione nucleare in musica: “The Comet Is Coming“.
Mi si permetta in primo luogo di rilevare come Time Zones si distingua sempre per le scelte. A questa grande nostra risorsa culturale si devono ormai trentaquattro anni di massicce iniezioni di musica, di grandissime performance artistiche e di suggerimenti ed insegnamenti culturali, che hanno contribuito non poco ad elevare gli standard nostrani.

Il genere musicale dei tre performer inglesi non é certo quello che posso ritenere di riferimento per me, avendo avuto sempre un approccio difficile con la musica elettronica. E, di conseguenza, devo ammettere una certa “insicurezza” da parte mia quando mi sono recato all’Anchecinema per lo spettacolo di Time Zones.
Ma altrettanto sinceramente devo riconoscere che la sensazione suddetta é svanita immediatamente, addirittura prima dell’inizio vero e proprio del concerto, con l’ascolto delle prime note, rauche ed acide, dell’intro del primo brano.

Un’ora e mezza di coinvolgimento assoluto del sottoscritto (e di tutti gli altri spettatori, credo), sia per il sound trascinante e fortemente comunicativo che per l’amalgama perfetto dei tre musicisti, degno dei più grandi interpreti.
The Comet Is Coming compie una ricerca accurata ed infinita di sonorità e temi musicali, andando a scavare nel jazz, nel rock prog, nel funky e nell’elettronica.
I fraseggi del sax di “King Shabaka” Hutchings ricordano un periodo della vita artistica di David Bowie, così come nei ritmi del vulcanico batterista Max “Betamax” Hallet echeggiano sonorità antiche di John Bonham (Led Zeppelin), per non dire dei mille possibili richiami generati dalle diaboliche tastiere di Dan “Danalogue” Leavers.
Ma sono tanti i riferimenti che potrebbero cogliersi.
Come ho detto, ci sono 50 anni di musica nel loro linguaggio sonoro, e questa massa enorme, enciclopedica, di informazioni ed esperienze viene fusa, come in un crogiuolo, e proiettata all’esterno, verso lo spettatore/ascoltatore, attraverso ritmi “ossessivi” (nel senso positivo del termine) e trascinanti nella migliore tradizione del R&B.

Insomma, un concerto che si manifesta sin dall’inizio come una forma di comunicazione totale, quasi simbiotica, tra l’artista e lo spettatore, come nella tradizione del grande rock del passato.
Eppure si tratta di una musica fortemente futurista.
Che c’entri qualcosa lo spirito immortale del grande rock?

Franco Muciaccia.

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