Revisionismo storico ed ipocrisie “democratiche”

Nella seduta di qualche giorno fa (credo il 19 settembre), il parlamento europeo ha accolto la richiesta di alcuni governi europei (Ungheria su tutti) di deliberare la eliminazione fisica di tutti i monumenti, le effigi, le targhe e le lapidi che in qualche modo possano ricondurre il visitatore alla cultura comunista, in tal modo equiparando la simbologia comunista a quella fascista.
La delibera, manco a dirlo, é stata votata da tutti i deputati italiani del PD e di LEU, ed é stata approvata con una maggioranza (paradossalmente) bulgara.

L’operazione é qualcosa di aberrante e di mostruoso, ma di essa non risultano ben chiare le finalità.
Per meglio dire, mentre sono comprensibili le motivazioni  di propaganda dei paesi richiedenti (Ungheria, Ucraina, Polonia, etc.), tutti paesi con regimi autoritari, di destra, xenofobi e razzisti, in uno neofascisti, non é ben chiaro quale sia il vantaggio che possa derivare, ad esempio, alla Francia, o alla Spagna, o all’Italia, o alla Grecia, da questo provvedimento.
Se si eccettua naturalmente il fatto di compiacere gli stessi paesi richiedenti ed una certa tendenza mondiale alla revisione storica di quanto avvenuto nel secolo scorso, ed alla mistificazione e falsificazione totale degli accadimenti passati e contemporanei, in modo da indirizzare tutta l’opinione pubblica a sostenere e preferire il blocco atlantico, come unica possibilità di mantenimento della pace e di sviluppo socio-economico.

Dunque, viene da pensare che tutte le sparate della commissione europea sulla costruzione di muri (fisici e non) a difesa dei confini, e su tutte le determinazioni che limitino la libertà individuale (che sono poste in essere proprio da quei paesi che hanno richiesto la delibera di cui stiamo parlando) siano solo di facciata, quasi a salvare la coscienza del pensiero liberale e liberista.

Non ci può essere altra spiegazione di fronte all’accoglimento di una richiesta talmente aberrante.
Non ci si può spiegare in altro modo perché i paesi che si ergono a difensori delle libertà individuali e collettive, approvando questo provvedimento, di fatto si mettono sullo stesso piano di governi neofascisti che solo per una questione di tempo non hanno ancora avuto modo di mostrare il loro volto violento, ma che nella loro propaganda e nei loro comportamenti (si pensi all’Ucraina ed ai centri di reclutamento ed addestramento paramilitare per militanti nazi-fascisti) non perdono occasione per dimostrare le loro attitudini ed intenzioni.

Dunque, ancora una volta, come in tema di immigrazione o di fiscalità o di sostegno alla povertà, l’Unione Europea dimostra la profonda ipocrisia che sta alla base delle sue politiche.

La strada per questo goffo e criminale processo di falsificazione della storia era stata aperta da un film italiano, che si concludeva con l’ingresso dei carri armati americani nel lager nazista per liberare tutti i prigionieri (falso clamoroso e conclamato, dal momento che ad entrare fu l’armata rossa). Ma, almeno nel caso citato, il falso di certo contribuì all’assegnazione del Premio Oscar.
Nel caso odierno, invece, non é chiaro quale sia lo scopo perseguito, al netto di quanto già detto sulla ipocrisia.

A me piace, comunque, ricordare 21 milioni di morti, tra soldati e civili dell’Unione Sovietica e chiedere per loro il rispetto più assoluto.
Per sempre.

Franco Muciaccia

1 commento su “Revisionismo storico ed ipocrisie “democratiche”

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