La spiaggia “Jova” alla musica?

Vi è mai capitato di fare un falò in riva al mare? Qualsiasi sia la vostra risposta in merito, sappiate che il Jova Beach Party si basa proprio sul fascino che solo il connubio spiaggia / musica può creare. A fare da cornice ad una splendida serata è stato il meraviglioso lungomare di Barletta, tappa pugliese della festa itinerante, ideata dall’artista di Cortona, che sta animando le spiagge italiane questa estate.
Sempre presente sul palco ed assoluto matador dello show, nato all’insegna del “plastic free”, vale a dire con la lodevolissima dichiarazione d’intenti di sensibilizzare il pubblico sull’attualissima tematica ecologica della plastica nei mari, il camaleontico Lorenzo si è dilettato presentando i gruppi che si sono susseguiti nell’assolato pomeriggio ed esplodendo in tutta la sua prorompente energia con l’inizio dello show serale.
Non proprio un concerto, quindi, bensì un contenitore pregno di musica per lo più suonata, ma con break da dj-set dello stesso Cherubini che ha infiammato i circa 40.000 spettatori con un sound che si rifaceva soprattutto al periodo d’oro degli anni ’90, con omaggi, apprezzatissimi dal pubblico, a Nirvana, Blur e Daft Punk.
L’evento ha potuto contare anche su partecipazioni rigorosamente locali, come quella dei salentini Sud Sound System e, soprattutto, dell’ottimo Caparezza, che ha letteralmente mandato in visibilio gli spiaggianti regalando un inedito duetto con Lorenzo (per l’occasione in veste Albano Carrisi) sulle note di “Vieni a ballare in Puglia”.

A dirla tutta, le ospitate e i dj-set hanno dato una scarica di adrenalina che “il padrone di casa” non ha saputo arginare. Probabilmente i parecchi papà “accompagnatori” di adolescenti, ed i fidanzati “liberamente costretti” a partecipare al party al solo scopo di assecondare la propria morosa, hanno vissuto quel quarto d’ora di onda d’urto musicale, l’unico che si prestasse ad un vero contesto da festa in spiaggia, come una liberazione; peccato che quell’onda di energia sia stata immediatamente anestetizzata canzoni biascicanti e sdolcinate, pregne di note di sdolcinata melodia cherubina.
Anche i pezzi con base ritmica più energica quali L’ombelico del mondo, in questo tour sembrano essere arrangiate in modalità “bacio sotto le stelle”, quanto di più contrastante potesse esservi in natura con la voglia di saltare degli spiaggianti; aver fatto suonare Saturnino così, limitandone il suo debordante talento, è stato come andare a far la spesa con la Ferrari: uno spreco.

Nonostante tutto, le più di tre ore di canzoni che hanno ripercorso la carriera dell’artista, con la luna come leitmotiv, al punto che Jovanotti, pur di omaggiare il 50esimo anniversario dello storico sbarco, è andato a ripescare anche Luna di Gianni Togni, hit d’annata (e, per certi versi, dannata, visto i danni che ha procurato facendo nascere migliaia di improbabili amori estivi), sono trascorse piacevolmente; al termine della maratona musicale in riva al mare, gli spettatori di questa inedita esperienza si sono goduti anche una mielosa dedica di A te alla presente signora Cherubini e, come ultimo pezzo, hanno apprezzato un Al chiaro di luna per il quale lo sfondo naturale della spiaggia illuminata dal satellite sembrava la degna scenografia, costruita ad arte dalla natura, per esaltare la canzone.
Unica pecca di una serata gradevolissima è stato l’audio non all’altezza di un evento mediatico così importante, oltre al servizio transfert navette sicuramente da migliorare. In molti hanno preferito rinunciare al bus e andare a piedi nonostante il servizio fosse stato pagato e la distanza dai parcheggi non del tutto minima; per quanto concerne l’audio, a volte sembrava che provenisse da una di quelle auto tamarre che girano in quartieri popolari: distorto e con equalizzazione imbarazzante.
Tutto sommato, comunque, ci è parsa un’esperienza positiva come concept di evento, ma migliorabile dal punto di vista della cura dei dettagli musicali. In un tour definito musicale, il fulcro deve restare sempre la musica, unico mezzo di contagio emotivo, mentre la cura dei dettagli con il quale è stato allestito il villaggio sulla spiaggia è apparsa di gran lunga più ricercata al cospetto di quella dedicata all’aspetto audio-musicale.
In pratica si è prediletto l’aspetto “addobbo” per creare angoli papabili per selfie, cose da “io c’ero”, piuttosto che “inquinare” di musica una spiaggia che, ahinoi, rischia di rimanere solo inquinata della plastica.

Fabrizio De Palo

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