Il diritto negato

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

 

Il diritto negato

di Emerlinda Osma

 

Il diritto di voto non è solo un diritto costituzionale, ma un dovere civico.

Al giorno d’oggi, però, c’è nella società un enorme paradosso: chi può votare decide (il più delle volte) di astenersi, per una scusa o per l’altra. Questi sono i disinteressati.

Poi, al contrario, ci sono coloro che non possono votare, coloro a cui questo diritto-dovere non è concesso, per una causa o per l’altra.

Oggi provo a raccontavi la mia realtà (in tutto simile a quella di molti altri).

Sono una ragazza di quasi diciannove anni e vivo in Italia da quando avevo pochi mesi. Pur vivendo qui da sempre, pur parlando quasi ed esclusivamente italiano, pur avendo frequentato qui tutte le scuole, per questo Stato io non sono una cittadina italiana perché sono nata in un’altra nazione.

Qualche anno fa i miei genitori hanno fatto richiesta di cittadinanza, ma i tempi si sono presentati più lunghi del previsto. L’anno scorso, diventando maggiorenne (dunque “adulta”), la mia domanda è stata bloccata e ho dovuto iniziare nuovamente l’intero processo burocratico. Nel contempo, però, il Ministro degli Interni ha modificato e integrato la legge di cittadinanza (n.91 del 1992); tra i vari punti c’è l’allungamento del tempo di rilascio (passato da due a quattro anni) e il rifiuto immediato della pratica in presenza di un reddito basso (la soglia minima è tra 8 e 11 mila euro).

Tutto questo non fa che rendere il rilascio della cittadinanza più difficile, impedendo a migliaia di ragazzi e di giovani di poter usufruire di quelli che sono i “vantaggi” dei cittadini europei. Non si può viaggiare liberamente, se non con passaporto e Visa, non si possono ricoprire cariche nella Pubblica Amministrazione e, come detto, non si può votare.

Migliaia di ragazzi, che hanno fatto dell’Italia la loro patria, non possono scegliere i loro rappresentanti a causa di una legge fin troppo stretta e aggravata. Sono migliaia e migliaia di voci che rimangono mute e che rimarranno in silenzio ancora per molto tempo.

Forse, se qualcuno desse loro la possibilità di parlare, qualcosa cambierebbe.

E, forse, i risultati dello scorso 26 maggio sarebbero stati ben diversi.

E non è detto che non sia proprio questo a spaventare qualcuno.

 

 

La nostra interlocutrice, che volentieri ospitiamo, nelle poche ultime parole del suo messaggio racchiude il senso di tutto quello che ha raccontato. LA PAURA.

La paura è ormai l’elemento fondante della politica perseguita dal governo, ed in particolare dal suo premier “ombra”. La paura deve impedire alla gente di ragionare, di solidarizzare, di compatire, di aiutare il proprio prossimo, di compiere qualsivoglia azione mossa dal senso di appartenenza a questa umanità e da quei valori universalmente riconosciuti che, invece, il nostro Paese sembra aver definitivamente archiviato.

Con lo stesso sistema, la paura deve impedire che persone che hanno vissuto tutta la loro vita in Italia (assorbendone la cultura, le tradizioni, i sentimenti, i comportamenti) acquisiscano i loro diritti primari, e ne possano godere come la stragrande maggioranza degli altri cittadini. La paura deve creare e mantenere il consenso. La paura deve catalizzare i voti, perpetuando la sistematica privazione ed occultamento di qualsiasi informazione storica, politica e socio-culturale. La paura deve governare questo paese, distraendo le coscienze dai reali problemi di un’umanità in affanno, e consentendo alla classe dirigente le brutture e le nefandezze cui stiamo assistendo.

Ma le sue parole sfidano questa logica, squarciando il velo dell’ipocrisia, e noi la ringraziamo per aver deciso di condividerle con noi

La redazione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.