La danza al servizio della musica: rigore, poesia e visione in “Mozartiana” della Compagnia AltraDanza di Domenico Iannone andata in scena nell’ambito della Stagione di danza del Comune di Bari

Al Teatro Piccinni di Bari è andata in scena Mozartiana, una produzione della Compagnia AltraDanza firmata per regia e coreografie da Domenico Iannone, nell’ambito della Stagione di danza promossa dal Comune di Bari in collaborazione con Puglia Culture.

Negli ultimi decenni la coreografia contemporanea si è spesso confrontata con l’universo mozartiano, tuttavia di fronte a un patrimonio così imponente, l’ultimo lavoro di Domenico Iannone si distingue per una scelta precisa e quasi controtendenza.

Se la consuetudine coreografica ha spesso concepito la musica di Mozart come un accompagnamento o persino un sostegno costante del gesto, Iannone ribalta questa prospettiva e modella l’intera coreografia al servizio della partitura, lasciando che siano i corpi a farla vivere e risuonare nello spazio. La partitura mozartiana diventa il disegno originale su cui la danza si sviluppa con naturalezza, facendo fluire il movimento con una misura rara che restituisce la stessa levità della musica.

Questa impostazione si nota subito anche nella scena. Sul fondo, grandi drappi bianchi accolgono due tipi di luci molto diverse, firmate da Roberto De Bellis: da una parte fari circolari fissi che cambiano colore, evocando il bagliore e il calore intimo delle vecchie stufe elettriche, dall’altra fasci luminosi verticali e definiti che scendono dall’alto per fendere lo spazio. Raggi rigorosi che non restano chiusi sul palco, ma si allungano verso la platea fino a toccare il pubblico. E così la modernità di questi tagli di luce si intreccia con i corsetti d’ispirazione settecentesca indossati dalle ballerine, in un abbraccio continuo che attraversa e unisce secoli.

Sul piano del movimento, l’equilibrio è evidente perché la tecnica accademica non resta mai una struttura rigida o fine a se stessa, ma diventa la base pulita su cui si innesta la flessibilità del contemporaneo. I danzatori partono da una forte impostazione classica per aprirsi a un linguaggio fluido e vivo, dove la tensione muscolare dei corpi scultorei e la precisione delle geometrie d’insieme si alternano a dettagli figurativi molto particolari, sorretti da una straordinaria carica espressiva e interpretativa. In questo si coglie un’autentica osmosi stilistica nella quale la danza contemporanea che spesso cerca il contrasto e lo scontro, trova una delicatezza e un’eleganza sorprendenti, dando vita a un flusso continuo in cui il linguaggio di oggi abbraccia la purezza classica e ne assorbe la grazia senza alcuna frattura.

In questo contesto viene meno anche la rigidità del passo a due tradizionale. La coreografia supera i ruoli fissi e le gerarchie di scena per far scorrere la danza con naturalezza tra momenti d’insieme e brevi duetti, in cui ogni interprete trova lo stesso spazio espressivo. In certi passaggi, le figure si stringono in una formazione che richiama da vicino la carica vitale de La Danza di Matisse.

Da un simile affiatamento d’insieme colpisce la prova di Vito Pansini, sorprendente per rigore tecnico, incisività e presenza scenica, accanto a un’étoile d’eccezione come Giuseppe Picone, che porta sul palco tutto il suo straordinario carisma ed eleganza. Insieme a loro, la danzatrice e assistente alle coreografie Silvia Di Pierro e le interpreti Simona Cutrignelli, Noemi Cassanelli, Marina Roselli e Karol Caiati danno vita a un intreccio continuo e armonioso.

In chiusura, il senso di questo percorso è affidato a un gesto ricorrente e disarmante come l’abbraccio, un contatto umano in cui è immediato rispecchiarsi, vissuto come un profondo atto di conforto anche sul piano espressivo. In questa visione si misura la riuscita di un lavoro capace di prendere tutti i tratti che definiscono solitamente la danza contemporanea – il peso del corpo, la rottura delle forme, la frammentazione e l’attrito con la musica – e smussarli con grazia per farli accogliere dalla trasparenza della scrittura mozartiana.

Il risultato poggia interamente sulla solida matrice accademica degli interpreti, la cui tecnica si apre alla flessibilità del linguaggio moderno, lasciando che il rigore classico assorba tutta la libertà espressiva del contemporaneo.

Cecilia Ranieri

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